La fede sbandierata

“Basta un morto per dire: No. Ma anche le proporzioni contano”, così scrive Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento Europeo, in “Gaza,lettera aperta ai politici italiani”. Scrive che dal 2002 a oggi, per i razzi degli estremisti palestinesi sono state uccise 20 persone. E sono certamente troppe. Ma a Gaza, nello stesso periodo, sono state distrutte migliaia di case e uccise più di 3000 persone. Centinaia erano bambini. Facile: sono la maggioranza della popolazione a Gaza. E non tirano razzi. Al di là di qualsiasi ragione o torto di entrambi i contendenti, la sproporzione è evidente. Una delle tante asimmetrie?E fino a quando dovremo sopportarle, le guerre asimmetriche? A Gaza capita che una donna partorisca in un campo, che il marito le debba tagliare il cordone ombelicale con un sasso, perché le impediscono di raggiungere l’ospedale. Capita che gli scolari debbano camminare un’ora per arrivare a scuola, la via più breve non la possono percorrere.Vita quotidiana di un popolo braccato. A Gerusalemme, una scrittrice incontrata al convegno organizzato dal locale Istituto Italiano di Cultura, mi ha detto: “ mandi i tuoi figli a scuola al mattino e non sai se torneranno a casa”. Si soffre al di qua e al di là del confine. Ma i carrarmati sono la soluzione? Molti israeliani pensano che servono soltanto a perpetuare l’odio e non lo sopportano più. C’è, nello stato democratico di Israele, chi condanna l’aggressività bellica del governo, nonostante la paura con cui convive da decenni . Ci sono soldati che rifiutano di andare a sparare sui vicini di casa, e si lasciano incarcerare per questa nobilissima disobbedienza. C’è, anonimo, timido, eppure in continua espansione, un incorporeo partito transnazionale della pietà. E’ forse l’unico a cui varrebbe, qualora prendesse corpo, la pena di iscriversi. L’unico partito da votare, in questi anni di confusione e di dolore.

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