HOME | BIOGRAFIA | IMMAGINI | SEZIONI | SCRIVIMI



La politica in mutande

Lidia Ravera | Lavori in corso | 23 Marzo 2008 | 2,097 letture

“Nel numero del settimanale CHI in edicola oggi, le risposte a tanti curiosi che vogliono sapere che cosa c’è sotto le deputate”, leggo da “Il giornale” e scopro che : Anna Finocchiaro porta gli slip, Alessia Mosca, Dorina Bianchi e Chiara Moroni preferiscono il perizoma ( masochiste, tutto il giorno fuori di casa con un nastrino di pizzo in mezzo alle chiappe) e Laura Ravetto, invece, indossa preferibilmente “culotte”. L’unica che ha un soprassalto di dignità e non risponde è Stefania Prestigiacomo, che però si unisce alle altre nel confessare dove si mette il profumo e come le gustano le calze. Bene, la domanda è: era proprio necessario? Mi spiego: da quando sto al mondo , ed è un lasso di tempo sciaguratamente lungo, non sono mai stata informata sugli intimi di Fanfani, Forlani, Berlinguer o D’Alema. Ho potuto vivere serenamente senza chiedermi se Veltroni ha i boxer e Bertinotti i pedalini rossi, perché devo essere informata sulla biancheria delle deputate? E soprattutto: perché le deputate si sottopongono umilmente a questa inchiesta priva di interesse per il Paese e spia di una sconcertante mancanza di rispetto per loro? Un bel “No, grazie” non si dice davvero mai ai giornalisti? Che cos’è? Disponibilità da campagna elettorale? Si tratta del fatto che “Chi”, occupandosi di fesserie, vende centinaia di migliaia di copie e quindi è un formidabile veicolo per raggiungere gli irraggiungibili? Oppure è assuefazione ad essere considerate , innanzitutto, persone da spogliare ( metaforicamente, astrattamente, ma pur sempre da mettere in posizione orizzontale)… o addirittura, e sarebbe ancora peggio, è la consapevolezza che valiamo così poco da dover aggiungere, quando c’è, l’indubbio beneficio del fattore bellezza o la facile popolarità del pettegolezzo un tantino osè? Naturalmente sono domande senza risposta. E naturalmente non è grave. Ma una lagnanza lasciatemela fare: che spettacolo triste la campagna elettorale! Il personale politico, quando deve convincerci a rinnovargli la fiducia o ad assumerlo mandando a casa quelli che avevano lavorato per noi finora, dà il peggio di sé. Tutti vogliono sembrare buoni. Enormi sorrisi senza senso ci perseguitano dai muri, dalle fiancate dei mezzi pubblici, dalle piazze e dai giardini.Ogni pensiero è ridotto a slogan. Ogni slogan è una “excusatio non petita” ( accusatio manifesta). Leggo su “La Repubblica”, un articolo che valuta il gradimento dei 4 principali: “Rialzati Italia” ,“Si può fare”( a cui va, finora, il massimo dei voti. E meritatamente.) , “Fai una scelta di parte”, “I veri valori non sono in vendita”. Ogni slogan sembra rispondere a una delle critiche più frequenti fra i cittadini affetti da leggera distrofia qualunquista: che L’Italia è in stato comatoso( rialzati), che in politica si parla tanto e si “fa” poco, che non si capisce più da che parte stanno questi e quelli, che i valori sono, per l’appunto, negoziabili, e si scambiano facilmente al mercatino
dell’usa e getta fra partiti.
Sarebbe un bel colpo di teatro se qualcuno, una volta tanto, mettesse mano, con severità, all’autocritica, poi consentisse, con levità, un po’ di autoironia, quindi si sforzasse, con coraggio, di non sorridere sempre. Visto che le cose vanno male, ci sentiremmo , noi italiani, meno soli. Si può fare , Walter?
Sei l’unico che può permetterselo. E , già che ho preso la via della supplica personale, ti prego: in vista di una completa democrazia di genere, potresti, per cortesia, suggerire alle candidate di astenersi dall’informare l’elettorato sulle dimensioni delle loro mutande? Ci sono argomenti più urgenti di cui le donne hanno voglia di parlare.

7 commenti

Lascia un commento

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI