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La sera, dopo una giornata fredda

Ravera | Lavori in corso | 27 Gennaio 2012 | 300 letture

Un centinaio di donne. Un freddo bestiale. La fiaccole sporcavano i guanti di cera. Una cassetta di legno come palco. Un megafono al posto del microfono. Niente musica. La piazza sembrava così grande, così vuota. Sei poliziotti che scherzavano fra loro. Poche parole, nel megafono. Poche ragazze a parlare.
Tutte un po’ preparate, tutto un po’ congelate.
E la lettura del testo della ragazza morta assassinata. Che scriveva come se sapesse, e, nello stesso tempo, non avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe accaduto davvero, e a lei, e per mano del suo ragazzo. Chi sa immaginare la propria morte? E’ impossibile anche da vecchi, anche da malati terminali…La vita, sembra sempre che non debba finire mai. Eppure, mantenerla, farla crescere, farla pulsare, darle un senso, un valore…è sempre più difficile. Sei lì, in una piazza sguarnita, in una notte fredda,poi sei casa, e cucini un risotto coi funghi secchi che erano lì perchè mica ci hai pensato a fare la spesa, e poi mangi con lui e poi crolli e per una sera non ti va di uscire e guardi un magnifico filmone di Otto Preminger su sky…mentre lui russa mansueto sul divano color ruggine del tuo studio…e poi sei a letto, dopo aver rispedito lui a casa sua al di là del pianerottolo, e non vuoi mollare la giornata anche se è quasi l’una e allora leggi il bellissimo romanzo di uno scrittore russo nato nel 1980 , Nicolai Lilin, e pensi…che forse il senso è nascosto lì, nell’incontro casuale con l’intelligenza degli altri…nelle manifestazioni senza seguito, senza rilievo, senza riflettori accesi…nel risotto dell’ultimo minuto…nella voglia che ti prende, nonostante tutto, di non dormire ancora, di non passare ancora all’indomani…

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