L’ideologia dell’etÃ
Fa una bella trasmissione culturale su Radio tre, Nicola La Gioia. Legge le terze pagine dei giornali. In onda dalle nove alle nove e mezza del mattino, mi sta giusta. Fra la doccia e il caffè. Così la ascolto sempre. Sta mattina leggeva e commentava un articolo di Tiziano Scarpa, in cui , detto scrittore, lamentava la scarsa presenza dei “giovani” autori nel dibattito culturale e politico, intendendo per “giovani” coloro i quali hanno meno di 50 anni. Li per lì ho sorriso pensando a come si ritocca, negli anni, il concetto di giovinezza cercando sempre di includere sè stessi ( sia La gioia che Scarpa sono dei quarantenni, Scarpa credo anche “avanzato”)-Ogni 10 anni se ne aggiungono dieci. Peccato, ho pensato, che io mi trovi sempre al di là del limite. Quando avevo 40 anni, infatti, già mi sentivo decrepita, si era giovani fino a 39.Quando ho esordito ne avevo 25, per un po’ sono stata l’unico scrittore pubblicato nato dopo il 1950…non c’erano dubbi, allora…Ho continuato ad ascoltare: Scarpa citava i pochi under 50 ospitati sui giornali. Parrella, Ammaniti,Scurati e così via. ..”ragazzi” dotati, sono d’accordo ( li ho premiati tutti e tre, in tre anni diversi, quando mi occupavo del premio Chianciano under 35), ma dei quali non si può proprio dire che non siano riconosciuti, coccolati, premiati, recensiti, chiosati e commentati.Ho incominciato a provare un leggero disagio. E’ un problema personale? mi sono subito chiesta con la consueta ruvida onestà . E’ il naturale fastidio che prova un professionista di cui viene proposto il pensionamento per sorpassati limiti d’età ? Anche, certo. Non sono ancora rincoglionita al punto da sentirmi in dovere di dimettermi dalle pagine dei giornali… Problema personale…Anche, certo. Ma non solo. C’è un fastidio più oggettivo, meno autoreferenziale: è il connotato ideologico del discorso di Scarpa, così come l’ho inteso. Fuori dalle palle i cinquantenni . Largo ai giovani. Largo ai giovani anche se non hanno niente da dire( non è il caso dei nomi più sopra citati, chiarisco)? Fuori i vecchi anche se, avendo vissuto intensamente 3/4 decenni di storia patria, possono fornire utili elementi alla comprensione di questo Paese? Finchè la malattia non l’ha ammutolito Beniamino Placido ha scritto alcune fra le riflessioni più sorprendenti e interessanti che ho letto sui giornali nel corso della mia vita. Gli è stato riconosciuto post mortem. Forse, passati i 50 anni, per essere “riconosciuti” bisogna morire. Allora sì che ti santificano.Quanto ai “giovani”: parlino, scrivano. Saranno giudicati sulla qualità di quello che dicono. In fondo Scarpa ha ragione: che venga loro dato spazio.
Ma non ricadiamo nello stesso piccolo razzismo del sessantotto: la “gioventù”, anche se ritoccata fino a includere i quarantonovenni, non è “ontologicamente” pura.



e’ vero la gioventù non è ontologicamnet pura e se ogni tanto si prendesse, anzi ci prendessimo, qualche responsabilità forse sarebbe meglio.
ma è vero non ci vengono date opportunità e le pochissime che ci sono spesso non abbiamo il coraggio della fatica del prendercele ,perchè in questo paese è idventato una fatica tutto, mettersi in proprio , costruirsi una famiglia, comprarsi una casa
e’ il coraggio che ci manca e quell’incoscienza sana che forse avevano i nostri genitori.
che i cinquantenni restino,anche più vecchi :lasciateci i maestri come Montanelli o BIagi che non ci sono fisicamente più ma rimangono. Ma che i cinquantenni però capiscano che lo spazio va diviso anche con altri , che ne abbiamo il desiderio vero: praticamente parlando se pago un sacco l’articolo di un vip della penna poi è ovvion che non ci sono più i soldi per i collaboratori.
un passo avanti noi, un passo indietro loro.
a mezza strada c’è la scommessa di un paese che ha bisogno di cambiare e allo stesso tempo della memoria
Libera
Concordo in pieno con entrambe. Però, aggiungo una critica anche verso me stesso, se posso, scrivendo che comunque dovremmo prenderci delle responsabilità provando a scalzare chi, nel corso del tempo, s’è dimostrato inadeguato nella società cosiddetta civile e non solo.
E, se posso aggiungerlo, non credo che l’età biologica o anagrafica sia importante. Probabilmente, Tiziano Scarpa intendeva esprimere la propria voglia di vedere allargato il panorama delle opinioni, con presenze fresche che possano apportare qualità , e non solo quantità , al dibattito culturale, sociale e, di conseguenza, politico; però, è altresì vero, secondo me, che non è l’età delle persone, bensì la freschezza delle loro idee a foraggiare il coraggio civile. E scrivendo questo, penso non solo a Gandhi, a Madre Teresa, a Che Guevara, ma anche a Montanelli, Biagi (come giustamente riportato da Libera) e a Rita Levi Montalcini, a Margherita Hack e, sì, anche a Lidia Ravera, voci critiche che scuotono le menti, dà nno loro la sveglia nella speranza di progredire anziché arroccarsi in vecchie demagogiche paure. Del resto, una massima cinese riporta che “il saggio è colui che conosce e rispetta il passato e la sua memoria, ma sa anche liberarsene per potersi dare un nuovo futuro”.
Raffaele
Si parla di giovani e mi sento chiamata in causa. D’altronde sono certamente tale, al di là dell’accezione “moderna” e diirei senz’altro discutibile di Scarpa. Sarà che forse alla mia età - ventun anni- si vive ancora di sogni e piccole certezze- già piccole, rispetto ai tempi del liceo quando sembravano assolute ed indiscutibili-, eppure credo che chi valga e abbia talento in qualche modo possa affermarsi. (Spero, cara lidia, di non averle ricordato la meritocrazia della Gelmini. Anche perchè essere paragonata alla -e ci risiamo- giovane ministra non mi aggrada particolarmente.) Non mi sembra un discorso di età . Si può essere,citando un suo libro, “Opera Prima” anche a cent’anni. Scrivere o comunque emergere culturalmente-come in ogni campo-da giovani o da adulti. Prima o dopo che importa?
E sul suo- presunto-”problema personale” sulla questione, le consiglio, se posso, di non porselo affatto. Non dimentichi che è un eterno ragazzo per i più Gianni Morandi. Chi meglio di lei può vantare questo epiteto-al femminile ovviamente! Sbaglio o un suo libro-il mio preferito guardi caso- si intitola proprio eterna ragazza?
Un abbraccio
Ilaria
Sarebbe facile fare un po’ di ironia sul giovanilismo forzato: l’opera che ha segnato indelebilmente tre secoli di pensiero, fu scritta da Kant a 57 anni ed era in pratica un’opera prima. Certo parliamo di filosofia e non di letteratura, ma anche qui , salvo rare eccezioni, i libri migliori sono quelli della maturità , quelli dove si addensa il miele e la disperazione del tempo.
Non ha alcun senso fare spazio ai giovani, restringendo quello dei vecchi, non è un concetto che riguarda la letteratura, ma al massimo gli autobus: i giovani scrittori possono avere un senso, solo se ci sono i vecchi. E quando si invocano, in ogni campo, i ricambi generazionali, cioè un fatto che in sé sarebbe scontato, significa solo che si è nella penombra delle idee.
Io rientro sempre nella categoria “giovani” per quanto invecchi. Temo sia una maledizione, sono ad un passo per riuscire a sfuggirla, ed ecco che mi riprende; spostano sempre il limite.
Non penso che il problema sia solo di far parlare persone più giovani di quelle che intervengono di solito nel dibattito politico culturale. Credo che le voci “nuove” , qualsiasi età abbiamo debbano essere benvenute. Ma ci sia una certa impermeabilità a questi arrivi. E’ più facile , sempre, chiedere a chi è già conosciuto, più rassicurante, più catalogabile. Per quanto urticante un parere di Lidia Ravera si sa dove incasellarlo, laggiù verso sinistra. Quanto è più difficile chiamare un nuovo personaggio, bravissimo e preparatissimo, a scrivere o parlare, se non si sa come definirlo. Quindi il richiamo è ai direttori di giornale ,o a quelle persone che hanno il potere di dare uno spazio ; non certo di farsi da parte a coloro che quello spazio se lo sono conquistati.
non stona ricordare come il povero scrittore, qualsiasi età anagrafica possieda, è preso da problematiche ben differenti da quelle della sua età reale
Cara Lidia Ravera,
ho visto solo ora questo tuo intervento.
Magari potevi procurarti il mio articolo e leggerlo, prima di commentarlo.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201001articoli/51449girata.asp
Avresti evitato gran parte di questa tirata, fondata sul nulla (o su tue proiezioni?, fantasmi?, timori?), visto che mi attribuisci cose che non ho mai scritto.
Non ho mai definito “giovani”, gli under 50enni, non sono scemo.
Ho scritto: “bene, mi sono detto, vediamo quanto spazio dà , non dico ai giovani, ma almeno alle persone sotto i cinquant’anni, il quotidiano che ecc.”
Poi, il mio discorso non si riferiva solo agli scrittori e alle scrittrici, ma anche a “studiosi, artisti, registi, scienziati” sotto i 50 che sui maggiori quotidiani italiani (Repubblica, Corriere e Stampa) non hanno spazio.
Non ho mai scritto che volevo escludere i vecchi, ma fare scrivere anche (lo ripeto), “non dico i giovani, ma almeno le persone sotto i cinquant’anni”. Anche; non: invece di.
Ma chissà se ti interessa stare a sentire i discorsi degli altri, visto che ti butti a giudicarli senza avervi dedicato un minimo di attenzione.
Un saluto
Tiziano Scarpa