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l’oro delle donne

Lidia Ravera | Lavori in corso | 23 Agosto 2008 | 1,578 letture

L’Italia, paese martoriato da una campionario di crisi (da quella economica a quella politica passando per quella della voglia di lavorare e dei valori condivisi), si sta, tutto sommato, facendo onore sul palcoscenico mondiale dello sport. Dal televisore, sempre acceso ma muto, vedo giubilare o, brevemente, disperarsi, le belle facce pulite e i corpi magnificamente espressivi degli atleti e delle atlete. E’ uno spettacolo consolante. E’ consolante vedere la Pellegrini (oro nei 200 stile libero) che si bacia la medaglia. La Vezzali (oro nel fioretto) che guarda il suo bambino mentre le manda baci immortalati dalle telecamere. La Quintavalle che nessuno se l’aspettava (oro nel judo), nemmeno lei. La Cainero (oro nel tiro a volo) che vuole dividere il premio coi compagni della squadra. E’ consolante che le ragazze d’Italia abbiano conquistato 4 medaglie d’oro e i maschietti 3. Corrado Sannucci su “La Repubblica” parlava di “un ribaltamento epocale”. Ora le percentuali si sono riequilibrate: su 25 medaglie, 10 le hanno conquistate le donne e 15 gli uomini. Ma le donne hanno un oro in più. Come dire: l’eccellenza è femmina, e l’equilibrio di genere è rispettato. Metà donne e metà uomini,circa, sul podio. Come dovrebbe essere ovunque: in Parlamento, al Governo, ai vertici delle aziende, degli enti pubblici, delle televisioni e dei giornali. Come potrebbe essere se il merito valesse anche quando in gioco sono la competenza professionale, la qualità intellettuale, il talento artistico, la creatività, l’intuizione scientifica, la preparazione culturale. Purtroppo non è così. Nella vita vera, fuori dalla simulazione di realtà che contraddistingue i giochi tutti, anche quelli olimpici, le ragazze non godono il privilegio di una gara pulita, dove ciascuno parte senza vantaggi pregressi e può contare solo su sé stesso e le regole sono uguali per tutti e se bari sei squalificato e se sei più forte, se hai lavorato più duro, se sei più dotata, vinci. Ma se non vinci, va bene lo stesso, perché ha vinto una più brava di te. E allora non c’è umiliazione, c’è ammirazione. Non ha vinto una che è andata a letto con l’onorevole Porcello, col Potente Arrapato di turno e ne ha tratto gli ovvii vantaggi. Ha vinto una che è più veloce di te e tu devi soltanto ricominciare ad allenarti, e la prossima volta andrà meglio. E’ questo il bello del sport. Ed è per questo che milioni di italiani restano inchiodati allo schermo televisivo per ore a godersi mondiali, europei, campionati nazionali, olimpiadi, incontri di boxe, di biliardo, gare di golf, maratone… e tutto lo sport che passa il palinsesto e che è parecchio, ogni anno di più. Davanti allo spettacolo dello sport si ridiventa bambini perché si può di nuovo credere alla più bella delle fandonie: “vince il migliore”. Nella ruvida realtà non è così. Vince il più furbo, quello che ha capito come si gioca: allineati e coperti, obbedienti, al servizio di chi conta, senza recare disturbo, meglio se un tantino mediocri, abili nell’uniformarsi, come camaleonti, al colore dominante. Se si ha un corpo di donna, poi, l’affare si complica: finchè si è giovani è d’obbligo offrirlo, innanzitutto, al desiderio maschile. Meglio se qualificato a imprimere una svolta decisiva alla carriera di Bella Ragazza (consultare l’elenco delle intercettazioni telefoniche per credere). Quando non si è più giovani, poiché è sul corpo-oggetto-di-desiderio che si viene discriminate, si può anche scomparire, dato che abbastanza raramente, le “nate in un corpo di donna”, riescono a raggiungere, usando altri attributi, posizioni di rilievo nel nostro paese (in altri paesi europei la situazione è meno avvilente, per esempio la Spagna, o la Scandinavia).
Alle Olimpiadi, femmine e maschi non gareggiano insieme, perché i maschi hanno gambe più lunghe, muscoli diversi, un’altra conformazione. Ma le medaglie hanno lo stesso peso. E’ una sorta di rispetto della differenza sessuale. Ciascun genere ha i suoi record. Alle Olimpiadi essere una donna non è un handicap, essere un uomo non è un vantaggio. Per eccellere ci vuole talento, volontà, sacrificio. E l’umiltà di sottoporsi, ogni volta, per ogni prestazione, ad un esame. Quest’anno, per la prima volta, le ragazze stanno andando meglio dei ragazzi. A Londra, nel 2012, questa tendenza sarà confermata. Non ho dubbi. Sono più abituate a soffrire, le femmine della specie, a impegnarsi, a investire 100 per avere 10, a sgobbare. E, quando i giochi sono puliti, è come avere in mano una carta in più.

www.lidiaravera.it

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