l’oro delle donne
L’Italia, paese martoriato da una campionario di crisi (da quella economica a quella politica passando per quella della voglia di lavorare e dei valori condivisi), si sta, tutto sommato, facendo onore sul palcoscenico mondiale dello sport. Dal televisore, sempre acceso ma muto, vedo giubilare o, brevemente, disperarsi, le belle facce pulite e i corpi magnificamente espressivi degli atleti e delle atlete. E’ uno spettacolo consolante. E’ consolante vedere la Pellegrini (oro nei 200 stile libero) che si bacia la medaglia. La Vezzali (oro nel fioretto) che guarda il suo bambino mentre le manda baci immortalati dalle telecamere. La Quintavalle che nessuno se l’aspettava (oro nel judo), nemmeno lei. La Cainero (oro nel tiro a volo) che vuole dividere il premio coi compagni della squadra. E’ consolante che le ragazze d’Italia abbiano conquistato 4 medaglie d’oro e i maschietti 3. Corrado Sannucci su “La Repubblica” parlava di “un ribaltamento epocale”. Ora le percentuali si sono riequilibrate: su 25 medaglie, 10 le hanno conquistate le donne e 15 gli uomini. Ma le donne hanno un oro in più. Come dire: l’eccellenza è femmina, e l’equilibrio di genere è rispettato. Metà donne e metà uomini,circa, sul podio. Come dovrebbe essere ovunque: in Parlamento, al Governo, ai vertici delle aziende, degli enti pubblici, delle televisioni e dei giornali. Come potrebbe essere se il merito valesse anche quando in gioco sono la competenza professionale, la qualità intellettuale, il talento artistico, la creatività, l’intuizione scientifica, la preparazione culturale. Purtroppo non è così. Nella vita vera, fuori dalla simulazione di realtà che contraddistingue i giochi tutti, anche quelli olimpici, le ragazze non godono il privilegio di una gara pulita, dove ciascuno parte senza vantaggi pregressi e può contare solo su sé stesso e le regole sono uguali per tutti e se bari sei squalificato e se sei più forte, se hai lavorato più duro, se sei più dotata, vinci. Ma se non vinci, va bene lo stesso, perché ha vinto una più brava di te. E allora non c’è umiliazione, c’è ammirazione. Non ha vinto una che è andata a letto con l’onorevole Porcello, col Potente Arrapato di turno e ne ha tratto gli ovvii vantaggi. Ha vinto una che è più veloce di te e tu devi soltanto ricominciare ad allenarti, e la prossima volta andrà meglio. E’ questo il bello del sport. Ed è per questo che milioni di italiani restano inchiodati allo schermo televisivo per ore a godersi mondiali, europei, campionati nazionali, olimpiadi, incontri di boxe, di biliardo, gare di golf, maratone… e tutto lo sport che passa il palinsesto e che è parecchio, ogni anno di più. Davanti allo spettacolo dello sport si ridiventa bambini perché si può di nuovo credere alla più bella delle fandonie: “vince il migliore”. Nella ruvida realtà non è così. Vince il più furbo, quello che ha capito come si gioca: allineati e coperti, obbedienti, al servizio di chi conta, senza recare disturbo, meglio se un tantino mediocri, abili nell’uniformarsi, come camaleonti, al colore dominante. Se si ha un corpo di donna, poi, l’affare si complica: finchè si è giovani è d’obbligo offrirlo, innanzitutto, al desiderio maschile. Meglio se qualificato a imprimere una svolta decisiva alla carriera di Bella Ragazza (consultare l’elenco delle intercettazioni telefoniche per credere). Quando non si è più giovani, poiché è sul corpo-oggetto-di-desiderio che si viene discriminate, si può anche scomparire, dato che abbastanza raramente, le “nate in un corpo di donna”, riescono a raggiungere, usando altri attributi, posizioni di rilievo nel nostro paese (in altri paesi europei la situazione è meno avvilente, per esempio la Spagna, o la Scandinavia).
Alle Olimpiadi, femmine e maschi non gareggiano insieme, perché i maschi hanno gambe più lunghe, muscoli diversi, un’altra conformazione. Ma le medaglie hanno lo stesso peso. E’ una sorta di rispetto della differenza sessuale. Ciascun genere ha i suoi record. Alle Olimpiadi essere una donna non è un handicap, essere un uomo non è un vantaggio. Per eccellere ci vuole talento, volontà, sacrificio. E l’umiltà di sottoporsi, ogni volta, per ogni prestazione, ad un esame. Quest’anno, per la prima volta, le ragazze stanno andando meglio dei ragazzi. A Londra, nel 2012, questa tendenza sarà confermata. Non ho dubbi. Sono più abituate a soffrire, le femmine della specie, a impegnarsi, a investire 100 per avere 10, a sgobbare. E, quando i giochi sono puliti, è come avere in mano una carta in più.
www.lidiaravera.it




Il pisello è il re ..
e quand’anche il re
fosse scemo ..
W il re.
La patata è la regina ..
e quand’anche la regina
fosse scema ..
W la regina.
E’ vero, credo, quello che dici. Mi pare pero’ di vedere un neo. Le donne sono certamente abituate a soffrire e sacrificarsi, a fare di più per avere di meno, eccetera, ma non per questo, nel 2012, vinceranno ancora più medaglie olimpiche. Perché, come hai sottolineato, gareggeranno tra loro, individui simili, aventi tutte quelle suddette caratteristiche mentali, che non costituiranno quindi più un vantaggio. Lo dico, da maschietto, con un po’ di tristezza: se volete vincere una carrettata di oro, gareggiate ad armi pari con gli uomini. Quindi non nello sport, dove i muscoli conteranno anche tra quattro anni, ma dove contano la forza morale e/o il cervello. Se dai un’occhiata alle statistiche sui laureati delle nostre università, e soprattutto sui non-laureati universitari, vedrai che i ragazzi stanno da un pezzo a Caporetto. O a Waterloo, per parafrasare un beota con laurea, dirigente di Telecom, simbolo vivente della nostra sconfitta, gli venisse un colpo.
Riguardo allo sport femminile riporto le opinioni di due uomini che conosco solo virtualmente (opinioni che condivido in toto).
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Lo sport professionistico femminile, così come il doping, può essere definito a tutti gli effetti, antisportivo.
La ragione risiede nel fatto che basa tutto il suo successo sulla prassi dopante, oppure a seconda dei punti di vista, è il doping che deve tutto il suo successo a questo “capriccio femminile”.
E non si riesce ad eradicarlo dallo sport perché, senza questa pratica , i naturalmente deboli non possono più colmare il divario con i forti, ossia, le femmine con i maschi.
Le donne virili e dominatrici di competizioni, con caratteri sessuali secondari più maschili che femminili, e basti ricordare, una per tutte, Florence Griffith detentrice di un record sui 100 m piani stratosferico e deceduta all’improvviso a 38 anni, non potendo più colmare il divario naturale con l’artificiale, non perderebbero forse del terreno rispetto al “maschio dominante”?
E non ritornerebbero le prestazioni femminili ad essere comparabili con quelle amatoriali maschili, così come il gender gap, il divario di prestazione che tra i professionisti è “stranamente” risicato, a quello che normalmente esiste tra uomini e donne comuni, cioè non dopati?
Lo sport femminile, non ritornerebbe insomma al suo presupposto naturale, ovvero, quello del patetico?
E se lo sport maschile non è altro che una grandiosa messa in scena , o della competizione spermatica, uno che “vince” su tutti, o della guerra, anch’essa a sua volta riproposizione della competizione sessuale maschile, che cosa sottende lo sport femminile, e quale sarebbe il suo fine?
Perché le categorie ad es. non sono unificate?
Certo, in un eventuale unificazione delle categorie, le donne non vincerebbero mai, e dunque, è solo per gentile concessione maschile che si tengono separate, onde evitare l’umiliazione femminile.
Gentile concessione maschile?
Si sogna insomma, si crede davvero che laddove, magari in uno sport appositamente ideato, la discrepanza dovesse risultare favorevole al femminile, si manterrebbe tale separazione, e non piuttosto, si procederebbe subito alla sua abolizione, la categoria unica!
A parte questa piccola impossibilità di confrontarsi direttamente, dunque, tête-à-tête, la verità è che le donne non competono tra di loro, certo, la singola atleta compete con le altre, a livello individuale è così, ma a livello di genere, sovra-individuale, il vero avversario è il maschio, ossia il suo primato.
Se non fosse così, perché si confrontano i record maschili con quelli femminili, facendo osservare, su quanto si stanno ormai avvicinando, e ancor di più, come si spiegherebbe quel paradosso che si esplicita attraverso i media, che pur vedendoli gareggiare in categoria diverse, sempre più di frequente, ovvero tutte le volte che le donne fanno meglio degli uomini, e mai succede a parti invertite, afferma: “Potere rosa, le donne battono gli uomini!”
Ma non erano… due categorie diverse?
Qualche esempio riguardo alla naturale superiorità del sesso maschile rispetto a quello femminile.
Il peso leggero Lucia Rijker, che nella sua categoria ha dominato il mondo della kickboxing femminile conquistando tre titoli differenti dal 1984 al 1994, con un record di 34 vittorie di cui 25 per K.O., un pareggio e nessuna sconfitta* (con le femmine*…), sentendosi invincibile decise di affrontare un uomo, il thailandese Somchai Jaidee, combattente di thai boxe, atleta di secondo livello; all’epoca campione della Nuova Zelanda (categoria pesi leggeri).
L’incontro si fece nella terra natale della suddetta, ad Amsterdam, il 24 ottobre 1993, e fu un tutto esaurito.
Di fronte al pubblico olandese Lucia subì la sua prima sconfitta: un K.O. all’inizio del secondo round, dopo averle buscate nel primo. (*)
Riporto le sue parole, successive al match:
“E’ stata la cosa migliore che mi è successa. Ero molto arrogante ed ero convinta di poterlo battere. Non avevo paura. Mi ha svegliata. Ho capito che la paura è parte del gioco. La paura fa bene. Se non ho paura allora mi preoccupo. Quando si è spaventati l’adrenalina va in circolo e ti rende più veloce, attenta, pericolosa ed esplosiva. Farsi sopraffare dalla paura però non è un bene, occorre mantenere la fiducia in se stessi. Io non provo quel genere di paura”.
Le avessero messo contro il campione del mondo, non avrebbe potuto pronunciare nemmeno queste parole, perché sarebbe morta.
Piaccia o meno, esistono delle differenze sostanziali che devono per forza essere considerate, e che rendono la femmina fisicamente più debole e più vulnerabile dell’uomo.
Le differenze ormonali tra i due sessi fanno sì che l’uomo medio sia superiore alla donna media in caratteristiche fisiche come forza, potenza, velocità, resistenza, peso, altezza, aggressività.
Queste qualità rendono chiaramente l’uomo eterno vincitore nella lotta.
Per compensare in parte tali differenze, la femmina deve fare un allenamento fisico specifico e degli esercizi tecnici precisi, oppure munirsi di un’arma.
La Natura ha voluto così.
Tuttavia, tra le qualità importanti per le arti marziali, la donna supera (in genere) l’uomo in una: la flessibilità (solo quella…).
E il merito è degli estrogeni.
Ma per il resto lasciamo proprio perdere…
Bisogna tenere conto di questi dati per non lasciarsi abbagliare anche da certe esasperazioni cinematografiche, da certi ridicoli film, nei quali, femminucce di 50/55 kg, che non hanno mai messo piede su un ring o un tatami, atterrano con un pugno presunti esperti di boxe, di kung fu o di karate, che tra l’altro sono grossi come armadi (una barzelletta…).
Non faccio riferimento a vere campionesse come Cinthia Rothrock.
Basta vederla in azione per accorgersi che è ben allenata e che i suoi colpi possono veramente far male.
Ma anche in questo caso Cinthia non potrebbe battere con facilità un vero esperto della sua stessa disciplina (e non); piuttosto sarebbe lei a finire K.O.
Il motivo non sta solo nelle differenze fisiche; bisogna aggiungere l’uso di tecniche poco realistiche e non adatte al corpo femminile.
I pugni potenti non sono alla portata della stragrande maggioranza delle femmine, ed inoltre occorre molto tempo per perfezionarli.
Di fatto, salvo nel caso di chi pratica boxe e kickboxing, i pugni sferrati dalle donne di solito non sono devastanti.
E’ più utile allora colpire le zone più sensibili; attaccare agli occhi o alla gola con delle posizioni a mano aperta o semi chiusa; dimenticare i colpi al tronco, preferendo dei punti più morbidi come i genitali o il collo, etc., etc.
(Bruce Lee consigliava alle femmine di scappare, qualora si fossero trovate di fronte un uomo minaccioso, ma tant’è…)
Facciamo qualche altro esempio.
Quanto lancerebbero le donne con i pesi usati dagli uomini?
Per conoscere meglio il fenomeno prendiamo in esame, per ambo i sessi, i primatisti assoluti delle due prove di lancio che più si prestano al confronto, peso e disco, escludendo il giavellotto per le molte modifiche che l’attrezzo ha subìto negli anni, e il martello perché d’istituzione troppo recente.
Com’è noto a chiunque si intenda un po’ di queste cose, per le gare femminili vigono attrezzi più leggeri rispetto a quelli degli uomini: 4 chili anziché 7,26 nel peso, e 1 chilo anziché 2 nel disco.
Nel sistema di punteggio del portoghese Fernando Amado esiste al riguardo una tabella comparativa.
Il primato mondiale della russa Lisovskaya, 22,63 nel 1987, è equiparabile a 16,55 con l’attrezzo maschile, e quello della tedesca Reinsch nel disco, 76,80 nel 1988, vale 51,93. (**)
La diversità dello sviluppo fisico risulta assai bene dalla media altezza/peso fra i 10 migliori di sempre nei due sessi: 1,92 metri per 127 chili gli uomini del peso contro 1,78 per 90 chili delle donne, e 1,95 metri per 118 chili gli uomini del disco contro gli 1,80 metri per 90 chili delle donne.
Il che spiega molto ma non tutto, perché, in ogni caso, anche a parità di peso e di altezza le femmine le buscherebbero di brutto lo stesso.
Fatevene una ragione, care signore e signorine in ascolto, come io mi sono fatto una ragione, tanti anni fa, del fatto che il potere sessuale è femmina anziché maschio.
E se proprio volete prendervela con qualcuno, prendetevela con la Natura, oppure con il Caso, magari con Dio (per chi ci crede).
E, comunque, non è detta l’ultima parola.
Chissà, magari un giorno, qualche mago (maschio…) dell’ingegneria genetica vi renderà forti come i maschi, trasformandovi in… uomini. :alienff:
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(*) Ho la videoccassetta, intitolata:”THE MOST DANGEROUS WOMAN ON EARTH” (1996).
(**) PESO UOMINI (kg 7,26): 23,12, R. Barnes (Usa) 1990;
DISCO UOMINI (kg 2): 74,08, J. Schult (Ger. E.) 1986.
Riguardo alla maggior flessibilità femminile, faccio notare che al tempo stesso, le donne sono molto più soggette a infortuni, fratture ecc rispetto agli uomini. Per esempio, nel basket lo sono SEI volte di più. Insomma, quello che voglio evidenziare è che nessuna femminista, nessuna donna, nessun ometto sempre pronto a leccare i piedi alle donne, ha il coraggio di dire: e cioè che nello sport, le femmine vengono separate dai maschi, perché quest’ultimi sono FISICAMENTE SUPERIORI ALLE PRIME e pertanto le gare miste significherebbero la fine dello sport femminile. Non ci sarebbero più né campionesse né record al femminile.
Un esempio: sui 200 stile libero, la primatista mondiale Federica Pellegrini, beccherebbe tredici metri e quaranta centimetri dal primatista italiano della medesima distanza, ossia Emiliano Brembilla. E ne beccherebbe venti (di metri) da Michael Phelps (primatista americano ed ex primatista mindiale) e 22 da Paul Biedermann (attuale primatista mondiale).
Anche uno juniores batterebbe Pellegrini…
Ne riporto un’ altra di opinione maschile trovata sul web…
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Quando le donne italiane correranno i 100 m piani più veloci dei 10”01 di Pietro Mennea, allora e solo allora potranno dire di valere, nello sport più del loro collega maschio!
Quando le donne italiane correranno i 200 m piani più veloci dei 19”72 di Pietro Mennea, allora e solo allora potranno dire di valere, nello sport più del loro collega maschio!
Quando le donne italiane correranno i 400 m piani più veloci dei 45”19 di Andrea Barbieri, allora e solo allora potranno dire di valere, nello sport più del loro collega maschio!
Quando le donne italiane correranno gli 800 m più veloci dei 1′43”70 di Marcello Fiasconaro, allora e solo allora potranno dire di valere, nello sport più del loro collega maschio!
Quando le donne italiane correranno i 1.500 m piani più veloci dei 3′32”78 di Gennaro Di Napoli, allora e solo allora potranno dire di valere, nello sport più del loro collega maschio!
Quando le donne italiane salteranno più dei dei 5,90 m con l’asta di Giuseppe Gibilisco, allora e solo allora potranno dire di valere, nello sport più del loro collega maschio!
Quando le donne italiane lanceranno un peso da 7 kg più lontano dei 22.91 m di Alessandro Andrei, allora e solo allora potranno dire di valere, nello sport più del loro collega maschio!
Quando le donne italiane salteranno più in alto dei 2.33m di Marcello Benvenuti, allora e solo allora potranno dire di valere, nello sport più del loro collega maschio!
Continuo?? Per le lettrici femministe: meglio di no per voi! (e ho avuto il buon cuore di mettere i record, ma potevo tranquillamente inserire il nome dell’atleta maschio più scarso in ogni disciplina, ma sono infinitamente buono d’animo!)
Veniamo ai giorni nostri?
Quando la Pellegrini batterà Phelps in tutte le discipline in cui ha primeggiato (campa cavallo…) allora e solo allora potrà dire di valere, nello sport più del suo collega maschio!
Quando Valentina Vezzali batterà Benjamin Kleibrink nella finale di fioretto allora e solo allora potrà dire di valere, nello sport più del suo collega maschio!
Quando Chiara Cainero batterà Vincent Hancock in finale di tiro skeet allora e solo allora potrà dire di valere, nello sport più del suo collega maschio!
X Lidia Ravera.
Totale medaglie vinte dagli atleti azzurri a Pechino: 28.
Di queste: 8 d’oro, 10 d’argento , 10 di bronzo
Dettaglio medaglie vinte da uomini e da donne:
Uomini
Oro: 4
Argento: 7
Bronzo: 6
Donne:
Oro: 4
Argento: 3
Bronzo: 4
Da questo si evince FACILMENTE di quale colore siano effettivamente state le Olimpiadi di Pechino.
Un’ altra cosa insopportabile è questa leggenda metropolitana, di stampo femminil/femminista, secondo cui le donne sarebbero più abituate a soffrire degli uomini.
Quali uomini? Di quale generazione? Di quale epoca? Di quale luogo del pianeta Terra. Tanto per fare un esempio: le donne vengono forse spedite in guerra? Forse lo erano in passato? A me non risulta proprio!
Ravera, dica un po’, ma di che parla?
Per esempio, io ho trent’anni, pertanto posso testimoniare che le mie coetanee non si ammazzano certamente di fatica e di sicuro non soffrono più dei loro coetanei. Anzi, molto ma molto spesso, se la passano meglio, molto meglio di quest’ultimi, solo che in questa femminilizzata società pro donna, fa molto politicamente corretto sostenere che le donne sono “tutte vittime” di quell’orco cattivo dell’uomo.
Altra opinione, stavolta di una donna.
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A proposito di ‘Olimpiadi Rosa’: riordinando casa, ho trovato un inserto su quelle invernali di Torino 2006.
E indovinate un po’?
L’Italia vinse 5 ori e 6 bronzi. Gli ori furono tutti conquistati da uomini:
1.Zoeggeler: slittino,
2.pattinaggio velocità: inseguimento a squadre,
3.sci di fondo: staffetta 4 per 10 km,
4.Fabris: pattinaggio velocità 1500 km
5.Giorgio di Centa: sci di fondo 50 km
Dei 6 bronzi, solo 3 furono vinti da squadre femminili.
Senza contare la mascroscopica delusione di Carolina Kostner, scelta come portabandiera, che poi cadde durante la sua prova…
Ebbene: io non ricordo che nessuno abbia mai parlato, due anni fa, di ‘Olimpiadi al maschile’, né tantomeno di ‘uomini che hanno surclassato le femminucce’, eppure le seguii un poco, soprattutto perché mi piaceva moltissimo quel pattinatore russo, Plushenko: un uomo che, con la sua energia e dinamicità assolutamente straordinarie e TIPICAMENTE MASCHILI mi aveva appassionato ad una disciplina che non mi aveva mai detto nulla.
Ecco l’ennesima prova di quello che ormai conosciamo bene come il meccanismo di ogni propaganda: quando c’è un minimo di sostanza, la si enfatizza a dismisura, se fa comodo; quando proprio non si sa che dire, si tace.
Così, ogni vittoria femminile diventa un trionfo, ogni vittoria maschile passa presto nel dimenticatoio o, chissà perché, viene fatta passare come scontata.
Cose che abbiamo già detto, però vedere il medagliere di Torino 2006 mi ha davvero colpito.
Ho pensato: be’, abbiamo proprio ragione! Questa è al novanta per cento propaganda e lavaggio del cervello. A volte, penso di essere un po’ paranoica, ma di fronte a cose del genere capisco che no, non lo sono affatto.
Medagliere Olimpico Italia ATENE 2004
Medaglie d’Oro (10):
Archery - Men’s Individual GALIAZZO Marco
Athletics - Men’s Marathon BALDINI Stefano
Athletics - Men’s 20km Walk BRUGNETTI Ivano
Cycling Road - Men’s Road Race BETTINI Paolo
Fencing - Women’s Individual Foil VEZZALI Valentina
Fencing - Men’s Individual Sabre MONTANO Aldo
Fencing - Men’s Team Foil ITA
Gymnastics Artistic - Men’s Horizontal Bar CASSINA Igor
Shooting - Men’s Skeet BENELLI Andrea
Water Polo - Women
Su 10 medaglie 8 son state vinte da Uomini.
Con buona pace per le scimmiette…
Medaglie d’Argento (11):
Basketball - Men ITA
Canoe/Kayak Flatwater - Men’s K2 1000m ITA
Canoe/Kayak Flatwater - Women’s K1 500m IDEM Josefa
Fencing - Men’s Individual Foil SANZO Salvatore
Fencing - Women’s Individual Foil TRILLINI Giovanna
Fencing - Men’s Team Sabre ITA
Gymnastics Rythmic - Group All-Around ITA
Shooting - Men’s Trap PELLIELO Giovanni
Shooting - Women’s 50m Rifle 3 Positions TURISINI Valentina
Swimming - Women’s 200m Freestyle PELLEGRINI Federica
Volleyball - Men ITA
6 vinte da Uomini, 4 vinte da femmine,
1 vinta da una squadra mista…
Medaglie di Bronzo (11):
Athletics - Men’s Pole Vault GIBILISCO Giuseppe
Boxing - Men’s Super Heavy (+91kg) CAMMARELLE Roberto
Football - Men ITA
Fencing - Men’s Individual Foil CASSARA Andrea
Gymnastics Artistic - Men’s Rings CHECHI Yuri
Judo - Women’s -78 kg MORICO Lucia
Rowing - Men’s Double Sculls ITA
Rowing - Men’s Four ITA
Rowing - Men’s Lightweight Four ITA
Sailing - Women’s Mistral ITA
Swimming - Men’s 4 x 200m Freestyle Relay ITA
9 medaglie per gli Uomini, 2 per le femmine.
In un totale di 32 medaglie vinte dall’Italia in queste
olimpiadi, ben 23 son state vinte da uomini, 1 è andata
ad una squadra mista, e solo 8 (con solamente 2 ori…)
sono andate a femmine.
P.S. Trattasi di un’ altra opinione trovata sul web…
Magra consolazione aver vinto un oro in più, io non riesco a rallegrarmi più di tanto, mi dispiace, non mi importa niente della superiorità femminile nello sport (o in qualunque altra attività umana), non è questo che ho cercato e cerco come donna.
Quello che mi interessa è il rispetto per la persona che la società, nel suo modo di orgaanizzarsi, deve esprimere offrendo a ciascuno le occasioni per realizzare il proprio progetti di vita.
E’ su questo fronte che noi donne abbiamo perso una battaglia iniziata con tante buone intenzioni ma che non ha saputo andare al di là di una gara in cui dimostrare che siamo “di più”, più forti, più brave. più intelligenti o scaltre ecc.
Che abbiamo perso ce lo dimostra la domanda che circola da qualche tempo nei commenti femminili delle opinioniste più famose del nostro paese: “Dove sono le donne?” “Come mai non si indignano?”, “Perchè non si ribellano?”, “Com’è che non reagiscono?”.
Domande che tendono a colpevolizzare ancora una volta e senza scampo, a sgravare il grosso fardello della crisi di valori sulle spalle del genere femminile, è come dire abbiamo finalmente trovato le colpevoli di tutto. E sono proprio le donne che lo dicono alle donne stesse.
Le donne di cui parlate sono al loro posto, nei posti dove le scelte, il caso o la necessità le hanno distribuite, sono là che cercano di fare del loro meglio per i loro capi, per i loro mariti, per i loro figli. Si sono caricate, da donne libere(?), della gestione della quodidianità, in tutti i campi ,e sono stanche, sono sole, sono frustrate, sono degradate agli occhi di capi, mariti, figli perchè non sono all’altezza dell’immagine che i mezzi di comunicazione danno della donna. Alcune cercano di fare il possibile per corrispondere adeguando corpi e menti, altre si mettono davanti alla televisione, dove trovano la conferma che la massima aspirazione per loro è quella di fare la scimmia ammaestrata, altre ancora resistono cercando di contrastare, come possono, l’attuazione di una società che nega diritti, che copre gli abusi, che discrimina, che non protegge i deboli, che promuove il cosidetto “merito” e chi non ne ha lo buttiamo.
Noi donne CI SIAMO ma non ci troverete mai se dai vostri studi telivisivi, dalle vostre scrivanie e dai vostri giornali punterete i vostri cannochiali solo per vedervi riflesse la vostra immagine, la vostra bravura, le vostre idee, i vostri meriti, il vostro successo, il vostro conto in banca.
Mi rincresce dirlo ma la classe intellettuale, quella che avrebbe dovuto condurre in porto la battaglia per una società migliore, si è persa per strada, si è persa nelle comparsate televisive, si è persa al soldo di qualche potente nei meandri di posti ben pagati, si è persa nell’irresponsabilità di propagande distruttive, si è persa e ci ha lasciate da sole nelle nostre trincee quotidiane a sperare comunque che qualcuno ci trovi.
1- Come ripeto, alle Olimpiadi di Pechino le donne NON hanno vinto una medaglia in più e NON sono affatto superiori nello sport. Anzi, è esattamente il contrario, visto che gli viene evitata l’umiliazione di dover gareggiare contro gli uomini, contro i quali le suddette non vincerebbero neppure una medaglia di legno. Il motivo l’ho già evidenziato: GLI UOMINI SONO FISICAMENTE SUPERIORI ALLE DONNE.
2- Riguardo ai soliti lamenti femminili faccio notare che gli uomini comuni, come me, contano poco più di niente in questa società. Mica siamo tutti figli di qualche potente! Tra l’ altro ci fosse mai una donna, dico una!, che abbia l’ onestà di evidenziare quanto segue: il 93% circa dei morti sul posto di lavoro appartiene al sesso maschile e NON a quello femminile. Non credo sia una novità il fatto che gli uomini sono coloro che, nella nostra società, svolgono i lavori più pesanti, nocivi e pericolsi, tipo il m uratore, il carpentiere, l’asfaltista, il marmista, il minatore, ecc.
Domanda: perché voi donne, intellettuali e non, vi “dimenticate” SEMPRE di evidenziare ciò…?
C’è un altro particolare che voglio evidenziare: nella nostra società si è soliti affermare che “dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna” (frase discutibilissima e in gran parte falsa), ma mai che “dietro ogni grande donna c’è sempre un grande uomo”.
Domanda: dietro ad atlete come Yelena Isinbayeva , Federica Pellegrini ed Alessia Filippi, nonché alla quasi totalità delle atlete di sesso femminile, chi c’è?
Degli uomini oppure delle donne? Risposta: ci sono degli uomini.
Immaginate un po’ se fosse il contrario, immaginate un po’ se dietro a campioni come Bolt o Phelps, o in passato a Mennea o Tomba, ci fossero state delle donne… In ogni dove non si farebbe che evidenziare la “superiorità femminile”…
p.s.: dietro ogni piccolo uomo c’è sempre una piccola donna…?