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luna piena sul mare

Lidia Ravera | Lavori in corso | 17 Giugno 2008 | 2,082 letture

… e vento bollente. Sulla terrazza, Janacek, pianoforte. Domani ritorno a Roma e il distacco prossimo esalta l’attenzione. E’ umano: guardo come si guarda quando la bellezza che sta per esserti tolta. Sono sull’isola, naturalmente, sottoposta a overdosi di armonia delle forme e dei colori. La massa della montagna diventa scura contro il cielo della sera di giugno che mantiene una luminosità lunga,contro il mare che diventa vetro prima di diventare notte. Il mare è mansueto ma rumoroso, scosso sotto pelle da uno scirocco disordinato di raffiche brevi e violente. C’è una sensualità nell’aria che è difficile metabolizzare in solitudine Certe volte la sublimazione letteraria mostra la sua povertà. Domani parto, l’aliscafo delle nove. Sarò a Roma alle quattro di pomeriggio e il vortice degli impegni, come un cane fedele ma feroce, mi afferrerà, facendomi di nuovo correre, di nuovo sorridere, di nuovo rispondere alle interviste…Non me ne lamento, nè sono insensibile alla soddisfazione narcisisica minima dell’apparire…ma questa settimana sull’isola, sola con il romanzo che cresce, con l’acqua ancora fresca e limpida in cui nuotare senza mai alzare la testa dall’onda…questa settimana ho sentito la perfezione così vicina…
Torno perchè sono finalista al Premio Strega. Torno per sottopormi a giudizio: entrerò in cinquina con “Le seduzioni dell’inverno”? Sarò esclusa? E, se sarò esclusa, ne soffrirò? E con quale parte di me stessa soffrirò? La stessa che spasima per questa notte di luna piena sul mare o un’altra? ma di quante parti siamo fatti? Lunedì, in ogni caso, che sia andata bene o male, tornerò qui. Sull’isola. Vicino al sostanzioso silenzio della contemplazione. E al romanzo che , anch’esso, essendo nella fase della creazione e non della gestione, è vicino al silenzio.

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