mancano sei giorni alla nascita del mio ventitreesimo libro
Eccolo, cioè: ecco la copertina. Ma anche il libro. Ho le mie copie. Svolta 300 pagine. Ha un aspetto abbastanza sontuoso. La foto è bella, un po’ Degas, un po’ “beati anni del castigo”. Quando sarà materialmente in libreria, il 9 aprile, io sarò a Stromboli. Ma ci sarà anche lui. Lo presenterò lì, alla libreria sull’isola. A Roma lo presenterò il 21 aprile, da Enoarcano (libreria/vineria) in via delle Paste. A Bologna il 16 aprile, all’Ambasciatori (era un cinema, credo, adesso è un luogo meraviglioso, di cultura, di agio). Presentare. Che verbo assurdo. Ti presento “La guerra dei figli”. Come se fosse una persona. Segue stretta di mano. Invece si tratta di una cerimonia degli affetti: incontri la gente che ha voglia/curiosità di incontrarti e c’è il tuo libro e qualcuno lo giudica positivamente, ad alta voce, con il microfono, con una mezza bottiglia di acqua panna davanti, seduto vicino a te, dietro un tavolo. Ascolti e intanto fissi i bicchieri di carta. E poi parli tu e provi a offrire la ricostruzione di un percorso… ma nemmeno tu lo sai bene, come si è composta la storia che riempie quelle trecento pagine. Magari lo scopri lì, parlandone. E alla fine provi una specie di gratitudine. Perchè non è stata una cosa un po’ mondana e un po’ mercantile. E’ stato un parlare. Un parlare di libri.



Per favore fai girare l’appello da firmare on line per aitare l’Abruzzo con l’election day?
http://www.PetitionOnline.com/italelec/
Grazie. Donatella Proietti
Ho appena portato con me, qui a Bratislava, e sto per cominciare a leggere “La guerra dei figli”. La lettura di tanti suoi romanzi precedenti mi rende curiosissimo di quest’ultimo nato. Non tutti i suoi libri mi hanno entusiasmato, sono sincero, anche se alcuni (per es. Il freddo dentro, Maledetta gioventù o La festa è finita e altri) per ragioni diverse mi sono piaciuti moltissimo. Ma quello che davvero in lei non delude mai è il suo modo di scrivere, il suo stile di scrittura (come dicono i critici veri) e so già , per averlo sfogliato rapidamente in aereo, che da questo punto di vista il suo Guerra dei figli mi garberà molto. Spero se ne possa poi parlare a lungo, insieme anche ai lettori presenti, quando ci incontreremo in quel di Casazza, il prossimo 23 maggio. A presto.
Cara Ravera,
sono davvero contento di aver letto il suo La guerra dei figli e la ringrazio per averlo scritto. Hanno ragione i recensori che lei cita qui sopra: anche a mio parere, è un libro di piena e definitiva maturità letteraria. In esso si compiono e si risolvono storie e personaggi che la sua scrittura aveva cominciato a inseguire e a restituire in tante sue narrazioni precedenti. Le lettere finali con cui le due sorelle si danno reciproca e piena “giustificazione”, sono un piccolo capolavoro di verità storica e psicologica. La paificazione, diversa, ma parallela, con la figura della Madre rappresenta la vera conclusione della loro storia e della Storia che le ha investite. E, forse, il suo Il dio zitto, poteva stare in un finale fuori-testo di questo romanzo. Insomma, non voglio sembrarle saccente o enfatico (a Casazza, de visu, mi spiegherò meglio), ma credo che lei abbia regalato qualcosa di molto importante a tutta la nostra generazione. Almeno a quella parte che ancora si sforza di pensare perché, in Italia, si sia arrivati qui. Ne sia felice. Spero di incontrarla presto. Saluti.
Gabrio V.