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Natale nero

Ravera | Lavori in corso | 24 Dicembre 2009 | 1,275 letture

Natale incombe su di noi. Come certi riti sopravvive alla sua funzione. Non è più celebrazione religiosa, ma conserva, ostinatamente, un’ illusione di presepe, una nostalgia di altruismo, l’abitudine coatta di scambiarsi doni. Lo strato di zucchero, negli ultimi anni, si è drasticamente assotigliato. Hanno occhi duri perfino i bambini che recitano l’infanzia nella pubblicità dei panettoni. Alla sommità della piramide sociale, volano regali ringhiosi, metaforine offensive, che inteneriscono per banalità. A te il Valium, vecchio isterico. E tu beccati il prosecco, brutto sbronzone. Più sotto, dalle parti delle classi medie, si agita un paese diviso. Da una parte i sostenitori di Berlusconi, decisi a credere ad ogni sua sceneggiata, dal martirio dell’innocente ingiustamente odiato al conclamato diritto di sottrarsi al giudizio degli uomini ( con Dio sono colleghi). Dall’altra parte i sostenitori della Carta Costituzionale, delle regole che, sole, garantiscono la qualità della vita di tutti. Sono due drappelli quasi ugualmente nutriti. Idealmente si fronteggiano , preda di sentimenti faticosi e poco produttivi come il disprezzo reciproco. Praticamente si evitano, cercano di non frequentarsi. Da una parte si regalano l’un l’altro i libri di Bruno Vespa, dall’altra quelli di Marco Travaglio. Più sotto ancora, verso la base della piramide, fra quelli che passeranno le feste non in vacanza ma in cassa integrazione, fra i precari che non avranno un nuovo contratto nell’anno nuovo, né il vecchio rinnovato, e da precari diventeranno disoccupati, senza ammortizzatori sociali a parare il colpo, come sarà il Santo Natale? Una vigilia d’ansia. Il consumismo, un ricordo lontano. Che cosa si scambieranno sotto l’albero: rassegnazione o proponimenti di battaglia? Della loro sorte, alla sommità della piramide, se ne fregano Eppure si dice sia loro, il regno dei Cieli.

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