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Non volevo crederci…

Lidia Ravera | Lavori in corso | 15 Febbraio 2008 | 1,802 letture

021307_113.gif“Uscita dalla sala parto dopo un aborto ha trovato la polizia ad aspettarla…il feto, che è stato sequestrato dagli agenti, era arrivato alla ventunesima settimana di gravidanza e pesava 480 grammi”. L’ho letto su “La Stampa”, l’ho letto anche su molti altri giornali. L’ho visto, rapidamente, in televisione, nei notiziari. Non volevo crederci. Un feto sequestrato, una donna inquisita al risveglio dall’anestesia, appena uscita dalla sala operatoria. Una donna addolorata, ferita, una donna che sta esercitando un suo diritto sancito dalla legge, il diritto di non portare a termine una gravidanza non voluta, una donna che non se la sente di mettere al mondo un infelice, viene trattata come una criminale. Non volevo crederci.
Pensavo: è una follia da campagna elettorale. In un paese in cui un giornalista e conduttore televisivo si improvvisa leader politico e fonda un partito intitolato alla vita e basato sull’invito a disobbedire una legge, in un paese in cui un fantasista della comunicazione, ex comunista ed ex ateo, si diverte con la crisi politica, gioca con le elezioni come un grande bambino, un monello iperattivo che una ne fa e cento ne pensa,in un paese così bizzarro, c’è forse da stupirsi se la polizia entra in sala parto? No, non c’è da stupirsi. La dignità delle donne , negli ultimi anni, qui da noi, viene continuamente calpestata. E’ una reiterata mancanza di rispetto. I diritti delle donne sono più che mai materia di scambio , inciucio politico, mezzi per raccattare i tanto agognati voti della mai troppo corteggiata maggioranza cattolica. Le donne vengono sacrificate agli umori del Vaticano quando serve. E serve sempre più spesso. Che cosa avrà pensato, quella povera signora di Napoli, trovandosi i carabinieri ai piedi del letto? Come si sarà sentita? Qualcuno se lo chiede? A qualcuno interessa? No, naturalmente, importa soltanto inventarsi un altro gioco al massacro, “un acchiappa-voti-e-pubblicità” nuovo di zecca, che faccia fare qualche balzo in avanti al circo Barnum dei teo-brigatisti. Intanto l’altra metà del cielo, quella che contiene, nel suo corpo, il dispositivo atto a procreare, registra l’ennesima aggressione. Gli uomini non hanno idea di che cosa è davvero la maternità, che cosa vuol dire conservare per nove mesi nel proprio corpo un essere umano, vederlo sgusciare fuori dal proprio ventre, per essere neonato, poi bambino o bambina, poi uomo o donna. Non conoscono l’intensità meravigliosa e terribile che accompagna questa duplicazione, non sanno che l’amore materno è per sempre e che decidere di far nascere o non far nascere è una responsabilità immensa, di cui le donne si fanno carico da sole. Se sapessero, se capissero, almeno un po’ di empatia la sprecherebbero anche per le femmine della specie, non soltanto per i feti.
In conclusione: che tristezza. Per tirarci un po’ su il morale, una notizia lieta: “Il Cavaliere rispolvera il doppiopetto Caraceni, chiusa la stagione del pullover”. L’ho letto su “Il giornale” e mi ha fatto piacere. Non che io abbia niente contro i pullover, ma , nel mutato scenario politico, mi pare doveroso il ritorno ad un look, per così dire, più tradizionale: “ camicia chiara e classica”, esulta “il Giornale”, non “scura e sbottonata”.Ve lo ricordate quel vecchio gioco, no? La vasca è di destra e la doccia è di sinistra. La cintura è di sinistra e le bretelle sono di destra…Bene:se la camicia è di governo e il pullover è di opposizione , vediamo di regalargli, tutti insieme, un delizioso girocollo di cachemire.

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