Non volevo crederci…
“Uscita dalla sala parto dopo un aborto ha trovato la polizia ad aspettarla…il feto, che è stato sequestrato dagli agenti, era arrivato alla ventunesima settimana di gravidanza e pesava 480 grammi”. L’ho letto su “La Stampa”, l’ho letto anche su molti altri giornali. L’ho visto, rapidamente, in televisione, nei notiziari. Non volevo crederci. Un feto sequestrato, una donna inquisita al risveglio dall’anestesia, appena uscita dalla sala operatoria. Una donna addolorata, ferita, una donna che sta esercitando un suo diritto sancito dalla legge, il diritto di non portare a termine una gravidanza non voluta, una donna che non se la sente di mettere al mondo un infelice, viene trattata come una criminale. Non volevo crederci.
Pensavo: è una follia da campagna elettorale. In un paese in cui un giornalista e conduttore televisivo si improvvisa leader politico e fonda un partito intitolato alla vita e basato sull’invito a disobbedire una legge, in un paese in cui un fantasista della comunicazione, ex comunista ed ex ateo, si diverte con la crisi politica, gioca con le elezioni come un grande bambino, un monello iperattivo che una ne fa e cento ne pensa,in un paese così bizzarro, c’è forse da stupirsi se la polizia entra in sala parto? No, non c’è da stupirsi. La dignità delle donne , negli ultimi anni, qui da noi, viene continuamente calpestata. E’ una reiterata mancanza di rispetto. I diritti delle donne sono più che mai materia di scambio , inciucio politico, mezzi per raccattare i tanto agognati voti della mai troppo corteggiata maggioranza cattolica. Le donne vengono sacrificate agli umori del Vaticano quando serve. E serve sempre più spesso. Che cosa avrà pensato, quella povera signora di Napoli, trovandosi i carabinieri ai piedi del letto? Come si sarà sentita? Qualcuno se lo chiede? A qualcuno interessa? No, naturalmente, importa soltanto inventarsi un altro gioco al massacro, “un acchiappa-voti-e-pubblicità” nuovo di zecca, che faccia fare qualche balzo in avanti al circo Barnum dei teo-brigatisti. Intanto l’altra metà del cielo, quella che contiene, nel suo corpo, il dispositivo atto a procreare, registra l’ennesima aggressione. Gli uomini non hanno idea di che cosa è davvero la maternità, che cosa vuol dire conservare per nove mesi nel proprio corpo un essere umano, vederlo sgusciare fuori dal proprio ventre, per essere neonato, poi bambino o bambina, poi uomo o donna. Non conoscono l’intensità meravigliosa e terribile che accompagna questa duplicazione, non sanno che l’amore materno è per sempre e che decidere di far nascere o non far nascere è una responsabilità immensa, di cui le donne si fanno carico da sole. Se sapessero, se capissero, almeno un po’ di empatia la sprecherebbero anche per le femmine della specie, non soltanto per i feti.
In conclusione: che tristezza. Per tirarci un po’ su il morale, una notizia lieta: “Il Cavaliere rispolvera il doppiopetto Caraceni, chiusa la stagione del pullover”. L’ho letto su “Il giornale” e mi ha fatto piacere. Non che io abbia niente contro i pullover, ma , nel mutato scenario politico, mi pare doveroso il ritorno ad un look, per così dire, più tradizionale: “ camicia chiara e classica”, esulta “il Giornale”, non “scura e sbottonata”.Ve lo ricordate quel vecchio gioco, no? La vasca è di destra e la doccia è di sinistra. La cintura è di sinistra e le bretelle sono di destra…Bene:se la camicia è di governo e il pullover è di opposizione , vediamo di regalargli, tutti insieme, un delizioso girocollo di cachemire.



Purtroppo credo sia solo l’inizio. Ha tutta l’aria di essere un ritorno alla santa inquisizione o alla caccia alle streghe del 21° secolo. E’ orribile, che di fronte alla tragedia di dover affrontare un’aborto, credo che per una donna sia sempre traumatico. Questo è un clima di vero e proprio regime. Solo gli invasati possono credere che questa legge 194 sia ingiusta. E’ una cosa tipo cilicio e frustate dell’opus, è una cosa da 1984 di Orwell, è una cosa da regime. La radicalizzazione della religione cattolica/cristiana degli ultimi anni, sta portando alla distruzione della società, alla sua divisione tra laici e cattolici. Bisogna assolutamente far qualcosa, ma cosa? La situazione odierna sfiora l’assurdo. Non è solo un problema per le donne, è un problema di tutta la società civile.
Dimenticavo, come sul lavoro, si sta tentando di intaccare i diritti conquistati anni fa con dure lotte. Questo episodio fa parte di una strategia per demonizzare le coscienze che si sono riaperte, quella parte di società civile che ha capito come va il mondo e non ci sta più. Come la letteratura che demonizza il ‘68, (il libro di Veneziani) un periodo di grandi conquiste per la società, si sta tentando di demonizzare quella parte di popolazione non ancora “amica di Maria” , De Filippi si intende, cioè quella parte di popolazione che ha smesso di utilizzare la corteccia celebrale. Come buona parte della storia dopo la seconda guerra mondiale, che rimane avvolta nel mistero, che tanto mistero inizia a non essere più, si sta tentando di cancellare un momento di emancipazione della società civile, che sarebbe bene per i giovani ricordare, un metodo alla Mao ai tempi della rivoluzione culturale, quando la grande storia cinese è stata cancellata e riscritta su misura del regime maoista.
E’ difficile non essere d’accordo con quello che è successo, quello riportato dai giornali, tutto questo è assurdo.Sono d’accordo. Voglio dirle anche che sono cresciuto per molti anni, la mia adolescenza, in parrocchia con tutto quello che comporta, compreso il quasi totale riggetto, alla fine di questo “periodo”, di tutto quello che mi e stato detto, insegnato, visto e tanto altro.
C’è un “qualcosa dentro di me” però che mi chede sempre di ascoltare quello che ho in me che mi comprime il cuore quando si parla di questo.Come posso io decidere per un’altro se lui sarà felice o no? Quale è la garanzia sul fatto che io possa decidere quindi scegliere della vita di un altro? La legge c’è e và rispettata, si può e si devi migliorare, questo lo dico cercando di immaginare anche se solo lontanamente cosa significa… la maternità, che cosa vuol dire conservare per nove mesi nel proprio corpo un essere umano, vederlo sgusciare fuori dal proprio ventre, per essere neonato, poi bambino o bambina, poi uomo o donna. Sò che a questo punto ci sarebbero molte cose per le quali sarebbe necessario parlare guardandosi negli occhi ma purtroppo non è possibile..ma mi piacerebbe tanto.. e allora le chiedo se può spiegarmi ,darmi altre indicazioni, opinioni chiarificatrici, spunti per ulteriori dubbi, qualcosa dal suo punto di vista, di donna, di possibile madre. Non voglio tenere conto della cattiva politica, degli stupidi che sfruttano tutto questo è veramente penoso per non dire altro.
grazie
Cara Lidia, dopo aver visto ieri sera Tetris, sono piuttosto sconcertata: nel confronto con Giuliano Ferrara l’argomento a difesa della 194 è stato soprattutto il diritto dlle donne a decidere del proprio corpo e del proprio futuro. E’ mancato, secondo me, l’argomento fondante della legge: il diritto delle donne di non morire per aborto clandestino. Forse perché sono un medico, ritengo questo, che nessuna di voi ha ricordato, il motivo principale: prima della legge gli aborti clandestini, eseguiti dalle mammane, o dai ginecologi a caro prezzo, o con metodi casalinghi (ferro da calza o prezzemolo), si calcolavano in 200.000/anno.
Non ricordo il numero delle donne che morivano per emorragia, per peritonite o altre complicazioni, e non credo esistano statistiche sulle infertilità conseguenti.
Ricordo però che poco prima dell’entrata in vigore della legge morì una donna, già madre di 5 figli, in seguito ad un tentativo di aborto, avvelenata da un decotto di prezzemolo.
Avete parlato solo di adolescenti, creando un’aura di leggerezza, non avete evocato scenari più tristi e più realistici: mia nonna, classe 1892, ebbe 3 figli e 17 aborti, all’epoca il più diffuso metodo di controllo delle nascite. Mia madre ha abortito, le mie zie lo stesso.
Abortivano clandestinamente le adolescenti imprudenti, ma soprattutto le madri di famiglie numerose, con il diabete e le varici.
Non avete toccato l’argomento stupro, neanche gli stupri di massa seguiti ai conflitti recenti in Bosnia ecc. E gli incesti ?
L’argomento che secondo me andrebbe usato è che la legge 194 è un farmaco. “Farmakon” in greco vuol dire veleno: le medicine sono veleni che possiedono però, a dosi più basse di quelle che esplicano effetti nocivi, capacità di guarire. Il farmaco è un rimedio, un minor male per un effetto curativo. Un elenco delle donne morte per aborto clandestino nei 5 anni precedenti all’entrata in vigore della legge dovrebbe essere il manifesto per difenderla.