oggi, 21 aprile
Nei Congressi tutti sembrano avere le idee chiare. In quelli di scioglimento e rifondazione (non comunista) di più. Non c’è intervento che non abbia un tono assertivo, gagliardo, aggressivo e trascinante. Il Congresso sta alla politica, come il comizio sta alla rappresentazione teatrale, ci somiglia ma in chiave di semplificazione. Nei congressi l’impressione è che tutto sia stato già deciso prima. Anche quello di scioglimento dei Ds e di rifondazione del non-comunismo è andato come ci si aspettava: Fassino ha fatto il suo dovere, Veltroni ha fatto sentire tutti migliori, Mussi ha difeso quel rapporto col passato senza il quale lo slancio verso il futuro mette a rischio di dilapidare definitivamente un patrimonio già in via di svalutazione.
I delegati hanno applaudito, gioito, ascoltato, mentre i loro dirigenti si chiamavano l’un l’altro per nome, evocando battaglie e merende. E’ stato un bel congresso, si è parlato moltissimo, grazie alle due mozioni dissidenti, di che cosa vuol dire essere di sinistra. Era ora. Noi, cittadini comuni, popolo delle primarie più volte evocato, è da un pezzo che ce lo chiediamo. E non è una domanda frivola, da rotocalco radical. E’ proprio un’ urgenza. Le cose che non capiamo sono tante. Alcune serie: siamo sicuri che è meglio stare nello stesso partito con i cattolici di centro, non sarebbe il caso di mettersi, con loro, in posizione dialettica, lavorando su confluenze e differenze? Altre più contingenti: perché Angius e Mussi non escono insieme? Lo so, posta così suona buffa: ma a noi, ingenuo popolo delle primarie, è sembrato che avanzassero le stesse perplessità, che difendessero le stesse idee, che dichiarassero le stesse priorità politiche. Mussi va, Angius pure, però non sa dove andrà. Peccato. Non ci piace l’idea di una persona così lucida che si aggira tutta sola per il Palazzo. Il “Corriere della Sera” dà spazio a una questione famigliare: i fratelli Berlinguer si separano. Luigi va con Mussi e Giovanni con il Pd. Siamo sicuri che non ci sia un equivoco? Era Giovanni quello di sinistra, quello che si riconosceva nel Correntone e poi presiedeva Aprile. Errore di stampa o “errare” umano?
Dei Berlinguer quello che resta fermo è Enrico. Insediato finalmente nel Pantheon. E senza contiguità imbarazzanti. E Bianca che, in 10 anni di video, non ha mai cambiato pettinatura.



La seguo spesso sull’Unità e ho letto anche “Fra le righe” di ieri, 24 Aprile. Io sono convinto del progetto del PD eppure condivido alcuni dei suoi dubbi. Penso sia normale di fronte ad un grande cambiamento farsi prendere da mille incertezze. Eppure non ritengo giusto valutare un progetto che guarda al futuro con schemi del passato. Non sono solo le consonanti ad essere perdute, ma tutta una serie di divisioni tradizionali dell’Italia politica. Ieri parlavo con una mia amica, da sempre impegnata nel volontariato. Mi è corsa incontro sorridente, dicendo che mai avrebbe pensato di occuparsi di politica, eppure col partito democratico voleva impegnarsi. Chi è convinto delle proprie tradizioni non ha paura di aprirle al confronto con le altre, così lei cattolica praticante si confronta tutti i giorni con il marito “di sinistra” senza paura di perdere la propria identità.
Un’altra cosa, perchè scrive che il Pd è una “fusione non di due partiti (con i due popoli in cui sono radicati) ma di due apparati”. Lo trovo profondamente non aderente alla realtà e mi spiego: si può benissimo pensare che gli apparati vogliano fondersi per interessi loro (e non lo credo), ma perchè non riconoscere che anche molte persone vogliono e sostengono questo nuovo progetto? Perchè non riconoscere anche questa voce?
Grazie e buon lavoro,
Luigi