ossessionati dall’aborto
Dispiace dirlo, pare esagerato o indelicato, ma l’avversione verso la legge che sancisce per le donne il diritto di decidere se il proprio corpo e la propria psiche (anima?) sono pronti per il difficile compito di dare la vita e poi crescere ed educare un essere umano, è diventata una forma ossessiva, un tormentone di centro destra che da trent’anni, come una malattia nervosa, minaccia l’equilibrio della nostra società. Ad ogni cambio di stagione politica qualcuno la estrae, la legge 194, dal panierino delle nostre, non poi così numerose, conquiste di civiltà e prova a buttarla nella grande discarica dei nostri fallimenti, là dove giacciono buone regole per accedere alla procreazione assistita, ovvie estensioni dei diritti civili ad omosessuali e coppie di fatto, licenza di non essere sottoposti ad accanimento terapeutico, permesso di porre fine alla propria vita qualora condizioni disperate rendano questa decisione necessaria. Come mai? Che cos’ha di così terribile il principio tanto semplice che sta alla base della legge per l’interruzione di gravidanza? Proviamo a ripeterlo per la milionesima volta: le donne e soltanto le donne, in quanto tocca a loro prestare carne e sangue alla procreazione, possono valutare se portare a termine o no una gravidanza. Lo faranno con coscienza, cercheranno in tutti i modi di non doversi avvalere del diritto d’aborto, ma devono sapere che possono farlo. Non sono macchine, sono persone. Non sono proprietà né della Chiesa né dello Stato, sono libere cittadine, le donne. Sanno bene che saranno loro e i loro figli a pagare per tutta la vita un errore di valutazione. Il mondo è pieno di infelici, ne volete degli altri? Volete altri neonati avvolti nel cellophan e abbandonati a morire di freddo nei cassonetti dell’immondizia? No, naturalmente. Voi volete delle belle famiglie, coese e responsabili, dove circolino affetto e cura. Le volete voi, cari avversari della nostra buona legge 194, ma le vogliamo anche noi. Noi: femministe, progressisti laici e cattolici, democratici illuminati dalla ragione e non da preconcetti e/o supersitizioni. Che cos’è, allora, che ci divide? La diversa valutazione dell’età del feto, il fatto che per noi sia materia grezza e per voi “bambino non nato”? Oppure la diversa valutazione della madre: il fatto che per noi sia una persona e per voi un divino strumento in cui Domineddio soffia quando gli pare i suoi ordini? Forse tutte due le cose. O forse nessuna delle due e l’anima dei bambini, come l’autodeterminazione della mamme, viene tirata in ballo soltanto quando serve, per il cinico gioco della politica. Quando Giuliano Ferrara, materialista pentito, assimila la pena di morte, barbarico residuo di culture precivili, all’interruzione di gravidanza, il sospetto dell’uso strumentale di un dilemma etico si rafforza. Quando Papa Ratzinger definisce l’aborto “un delitto abominevole” si sente risuonare sinistra l’antica crudeltà della Chiesa, quella che metteva certe donne al rogo con l’accusa di stregoneria, che torturava e ammazzava in nome dell’amore di Cristo chiunque le si opponesse, chiunque credesse ad altro o avesse l’umiltà di non credere a niente di non dimostrabile, o osasse coltivare l’intelligenza del dubbio.
Delitto abominevole: che insulto per le donne che non ce l’hanno fatta a prendersi la responsabilità d’essere madri! Le troppo giovani, le troppo fragili, le malate, le instabili, le abbandonate, le troppo povere. Ma non si prova vergogna a chiamarle assassine? E’ veramente difficile, con tutta la buona volontà, mantenere aperto un dialogo con i cattolici, quando il loro Pastore Massimo si esprime con frasi così dure. E’ difficile e forse c’è chi non lo vuole veramente. Non lo vuole Ratzinger che continua a rifilare le sue scomuniche “urbi et orbi” come se tutta la società italiana facesse parte della sua Ecclesia. Non lo vuole Ruini, non lo vuole Giuliano Ferrara, il neofita entusiasta. Non lo vogliono quelli che non rispettano la libertà di coscienza e pretendono di imporre la loro fede come se fosse l’unica visione del mondo accettabile. Non lo vuole chi ritorna, ciclicamente, instancabilmente, a mettere in discussione tutte le battaglie vinte trent’anni fa (quando ancora avevamo la forza di vincere qualche battaglia) nel tentativo di adeguare l’Italia ad altri “paesi avanzati”, dove si può divorziare, procreare con l’aiuto della scienza o non procreare con il permesso dello stato, sposarsi anche se si è pastori d’anime, pagare le tasse per il bene di tutti, sostenere i più deboli con le tasse dei più ricchi, farsi una famiglia anche se ci si ama fra persone dello stesso sesso e così via. Cari lettori dell’Unità, e cari anche voi che leggete l’Unità solo per criticarla, confesso che questo ritorno di crociata antiabortista, mi ha messo addosso una certa tristezza e, oltre alla tristezza, anche una gran paura. Ho paura per il Partito Democratico, quel coraggioso tentativo di mettere insieme, per una volta, cattolici e laici, credenti e non credenti, quelli del Vangelo e quelli dell’utopia di una società libera ed egualitaria. Ho paura che non ce la facciano. Scusate: che non ce la “facciamo”. Noi, laici di buona volontà e loro, cattolici capaci di rispettare la libertà di tutti.
(www.lidiaravera.it)



OK!!
Chi, come noi, vive in Italia e ha visto un pò come funziona all’estero deve partire da un presupposto: siamo decisamente indietro rispetto agli altri. Sia nella determinazione dei diritti che nella percezione dei nostri doveri.
E’ vero… c’è la Chiesa di mezzo, potentissima in Italia e a Roma soprattutto.
Hanno le loro motivazioni, millenarie, nell’affermare la loro presunta supremazia nel giudicare vita morte e miracoli, ci credono, è il loro mestiere sentenziare in questi campi… bisogna capirli ma non è detto che sia necessario dar loro ragione. In fin dei conti non vedo come una comunità di maschi possa continuare, nel 3° millenio, a poter giudicaer su figli e famiglia senza averne mai avuti… cmq, contenti loro… Ferrara, Casini, Fini e Berluschini non li prenderei nemmeno in considerazione per ovvi motivi.
Aborto: la materia è ovviamente complicata e temo che un approccio troppo laico o troppo “religioso” sia errato già in partenza così come quello prettamente femminista.
Io parto dal presupposto che l’aborto debba sempre essere il male minore, in ogni caso.
Certo è che, a questo punto, diventa necessario capire quando l’aborto è effettivamente un dirittto, e tengo a sottolineare, da subito, che non lo è solo per la donna ma per entrambi i genitori.
Cosa ne pensate?
Saverio
Grazie per le sue parole. Questo tema, che purtroppo le giovani ancora non si rendono conto di quanto sia importante e a rischio, evidenzia anche un altro aspetto: la donna oggetto.
La pubblicità, che tende a spogliare la donna fino all’indecenza solo per vendere un prodotto che non ha niente a che vedere con la sessualità, oppure che tende a sminuire l’intelligenza della donna che si meraviglia come un bambino davanti ai prodigi di un detersivo; la violenza gratuita contro le donne di tutte le età in tutte le pellicole, anche in quelle non vietate e, quindi, alla portata di tutti; le veline, le vallette e le soubrettes tutte chi più chi meno ritoccate dalle mani del chirurgo plastico, che contribuiscono a portare avanti il mito del bello a tutti i costi anche meglio se poco intelligente.
Siamo diventate oggetti da tutelare, da proteggere, da garantire e non soggetti con una volontà, con un cuore e un’anima che se costrette a prendere una decisione come quella di interrompere una gravidanza non provano dolore. angosce, e tormenti.
fanno buuu come l’orco, spero sappiano fermarsi molto prima che si insinui l’orrore degli aborti clandestini.
Il tuo passaggio -nel parlare della difficile ma necessaria sperienza del PD- dalla terza alla seconda persona plurale , mi ha riempito di gioia ma anche di apprensioni e responsablità.Io credo c’è bisogno di tutti noi che abbiamo declinato e esercitato la nostra “laicità”sempre con il beneficio del “dubbio” e con l’accortezza di incappare nel laicismo dottrinale o peggio ideologico.
“Qualcuno ha scrtto che L’idea che la laicità corrisponda al pluralismo delle espressioni è, oggettivamente, tanto generica quanto banale.”
E perchè mai? Pur trattandosi di paralogismo è pur sempre la base teoretica su cui fodare le Costituzioni moderne tra le ultime quella italiana.Una possibile idea di cittadinanza democratica comunque deve basarsi sul principio non formale di riconoscimento delle pluralità delle visioni del mondo e sulla condivisione delle regoli comuni.Qualsiasi scelta “etica” per leggere ed indirizzare le cose del mondo e la politeia che ne consegue mette comunque a serio rischio il patto civile tra cittadini che è alla base delle nostre possibili convivenze nella complessità della vita e del pensiero moderno.E’ quanto meno semplicistico pensare alla laicità legata alla “simbolicità delle scelte”.E’ del senso e significato che diamo al pensare e praticare la politica che possiamo cogliere le contraddizioni o la strumentalità di un pensiero religioso legittimo ma non fondativo o esclusivo dell’insieme delle realtà umane.
La offensiva delle gerarchie ecclesiastiche e del loro intellettuale di riferimento Ratzinger è molto più subdola delle violente campagne propagandistiche di Ferrara che continua ad essere stalinista nel profondo.La Chiesa sta cercando di accreditare la tesi che non solo la cultura millenaria laica e umanistica non possiede un “ethos” capace di rispondere alle complesse e difficile problematiche del nostro e del futuro tempo degli uomini e delle donne tutti.Un laico onesto e intellettualemnte onesto non ha colto il tranello e la portata della sfida al pensiero scientifico ed ad una presunta egemonia della “Tecnica” sulle volontà edecisioni umane ed ha scritto:”prendere il testimone dal vecchio Dio delle religioni e saperlo portare ad incarnarsi in una regola di civiltà che abbia prioritariamente a cura la sopravvivenza del genere umano” è un auspicio intellettualmente affascinante e moralmente degno di stima ma a fatica può diventare base teoretica per un nuovo umanesimo einentemente scientifico e non necessariamente prigionero e vittima di una “tecnica” che non può essere con leggerezza essere caricata di tanta demoniaca valenza. Si sono cimentati espresi a tale riguardo autorevoli ed affascinanti reazionari del novecento che alla fin fine ci hanno riferito che “nessun Dio ci può salvare” sentendosi estranei e critici della modernità e della democrazia.
sempre con stima e condivisione
mauro orlando
Credo che la questione, almeno in parte, sia la seguente: purtroppo il tempo corre e l’uomo non riesce a progredire con lui.
Ovvio, non si è mai felici o fieri di abortire, ma spesso ci si dimentica che ci sono molte, troppe situazioni che obbligano una donna a non avere altra scelta.
Ossessionati dall’etica, dalla famiglia, dalla ’sacralità’ della vita, ci si dimentica troppo spesso che anche la donna è vita. Che anche le sue scelte non sono facili. E non ci sono belle parole o azioni di ‘coraggio morale’ per indurre una vittima a credere il contrario. Sì, perchè la maggior parte delle donne si trovano costrette a vivere il ruolo di vittima. Attrici principali di crimini che, oltre a non essere sufficientemente puniti, lasciano in lei una svcia perpetua di tormento fisico, psicologico e, come se ciò non bastasse, anche il dito accusatore del buon samaritano che la taccia come assassina.
Domandiamoci per un momento quante donne vengono stuprate -e non solo per strada, non solo per fatti di cronaca che ci imballano il cervello ogni giorno!-.
Molte violenze sessuali avvengono tra le pareti domestiche, tra mariti e mogli, padri e figli, fratelli e sorelle…e la lista nera potrebbe proseguire ancora.
Impossibile riuscire ad immedesimarsi nelle vittime, perchè come donna, pur sapendo cosa vuol dire -almeno ipoteticamente- subire una violenza, non riesco ad immaginarmi incinta di un essere che mi ha stuprato, e SOPRATTUTTO non riesco a credere che quello che potrei portare in grembo è una vita che va rispettata. Non è il frutto consapevole di una relazione, ma è il ‘furto’ di due vite: quella di chi ha subito e quella che si trova a nascere.
Pienamente consapevole che gli innocenti non dovrebbero pagare gli errori di chi li catapulta nel mondo ‘reale’, non è possibile credere di poter amare il frutto di una violenza. Non è possibile credere in un mondo che non riesce a comprendere la sofferenza, che si riempie di belle patrole -ma in quanto ai fatti aprirei un larghissimo margine di dubbio…-, che fa della ‘vita’ uno stendardo dimenticando di calpestare la vita stessa.
Come donna voglio essere libera di scegliere. Voglio e devo essere libera di decidere se immolare la mia vita alla maternità o diversamente.
La maternità deve essere vissuta come una scelta individuale e consapevole, non come un valore assoluto.
C’è chi crede il contrario, ed io lo rispetto, ma per favore, basta con questo dannato stillicidio ai danni di chi vuole essere libero!
Ma siamo ancora negli anni bui del Medioevo?
Mi sono persa qualcosa strada facendo?
Addirittura se si decide in piena consapevolezza di non diventare madri -e non si ha nessuna intenzione di abortire ma si previene l’eventualità di una gravidanza indesiderata!- sì è mostri.
Tutti in piazza a difendere il diritto del feto. Tutti in piazza ad urlare contro le meretrici che sputano in faccia a Dio e al dono della vita.
Tutti in piazza, e molti che ci sono andati, ci scommetto che, se non hanno abortito -sarebbe un’accusa pesante ma è un mio credo…-, prendono pillole varie, hanno spirali, diaframma, cappottini per il membro del compagno, al fine di evitare famiglie troppo numerose. Anche questo è ostacolare la vita, no?
Anche questo è contro le leggi della natura, no?
Non ci si scandalizzi, è così. Sarebbe ipocrita credere il contrario.
Ciò che è più triste, è un Giuliano Ferrara che scende in campo con la scusa più subdola che può esserci: la difesa al diritto della vita. La sua moratoria. Lui parla a nome di tutte le donne!!!
Caspita, peccato non trovarsi faccia a faccia con lui e spiegare esattamente cosa vuol dire esserlo davvero e subirne tutti gli svantaggi.
Con estrema stima, Signora Ravera, la ringrazio per lo spazio che mi ha concesso.
Tiziana Paghini