Per Roberta
“A Lidia dalla vagabonda del ‘900. Con affetto. Roberta”. Questa era la dedica. La data: 6 novembre 1998. Il libro si intitolava: “Uomini di piacere”. Sottotitolo: donne che li pagano. Di Roberta Tatafiore.
Era così Roberta Tatafiore, una che intuiva ogni slittamento dei rapporti erotici, delle relazioni fra i generi. Scriveva libri con case editrici marginali. E di quei libri tutti discutevano. Io, per quel libro, scrissi la prefazione. Insieme scrivemmo una prefazione-dialogo ad un libro sulla pornografia (mi pare). Insieme inventammo una rivista sulla mezz’età. Doveva chiamarsi “Zenit”, perché nella mezz’età il sole è alto come a mezzogiorno, c’è una luce implacabile. E vedi tutto, anche quello che non vorresti vedere. Io avevo poco più di 40 anni, lei poco più di 50. Insieme, preparammo lo schema, perfino il menabò dei primi numeri. Insieme andammo a parlarne con Rizzoli, Mondadori, Rusconi. Insieme aspettammo le risposte (dopo aver incamerato tanti inutili complimenti). Volevamo offrire un servizio, partivamo dal presupposto che i figli del boom demografico continuavano a essere la maggioranza della popolazione italiana, e quella maggioranza non era più giovane, aveva potere d’acquisto e voglia di non uscire di scena. La rivista poi non si fece. Diventò un libro “Né giovani né vecchi”, che contiene una bellissima intervista a lei, a Roberta. Volevamo lavorare per tutti, ma anche per noi stesse. Volevamo tematizzare politicamente il problema del tempo, il problema del tempo per le donne. Stavamo sempre insieme. Parlavamo per ore. Lei, 10 anni avanti a me, mi raccontava sensazioni e sentimenti, che poi avrei provato di persona. Era, la nostra, un’amicizia battagliera e tessuta di discussioni infinite. Ci si consolava dicendo. Anche le confidenze più crude, più crudeli, alla fine, ci buttavano addosso un’allegria da monelle… dicevamo cose terribili e alla fine ridevamo.
Io non lo so esattamente perché, a un certo punto, ci siamo allontanate. Lei inclinava verso il centrodestra. Io non riuscivo a spiegarmi perché. Lei diceva che io non capivo un cazzo di politica. E può darsi che sia vero. Io non capivo che cosa ci trovava, lei, in quelle compagini di ipocriti farneticanti. Lei, una delle persone più intelligenti che ho conosciuto nella mia vita…
Questa mattina, quando ho saputo che si era uccisa, ho provato un dolore acuto, come per un colpo contundente, come se mi avessero conficcato qualcosa di acuminato in qualche parte molle, di quelle che non riescono a far altro che sanguinare e sanguinare. Stupidamente.
Si è uccisa con cura, Roberta. Con premeditazione. E io non riesco a smettere di chiedermi dov’ero io, dov’era il nostro “noi”, mentre lei attingeva a quella solitudine assoluta.
Subito, si è messa al lavoro, dentro di me, contro di me, la nostalgia. E so che sarà questa la punizione. Un senso terribile di spreco. Di occasioni perse. Di possibilità diventate impossibili.
Succede sempre così, davanti alla morte. Bisognerebbe pensarci prima, non lasciar andar via le persone a cui tieni. Trattenerle.



Anch’io pensavo che la nostalgia fosse una punizione… Da un pò di tempo , nei confronti delle persone care che non ci sono più, ho cominciato a concepirla come un regalo.
E’ come fare un bagno caldo. Quando in certi momenti si presenta, forte, insistente, l’accetto e mi lascio trasportare dal ricordo… Mi lascio scaldare.
E poi, da quando Cesare Pavese se n’è andato ,ho grande rispetto per il suicidio, specie se attuato con cura.
Che bello Lidia. Sei grande. Ho acceso questo sito quasi per caso e cavolo che triste ma forte storia. La divisione tra destra e sinistra ne ha provocati di danni dal ‘94 in poi. Speriamo che il campanilismo stupido e inutile finisca. Bella storia. Ciao dall’Irlanda.
Per Roberta Tatafiore, Lidia cara, una rosa e una lacrima. Da maschietto l’avevo conosciuta combattiva e tostissima, ma con occhi che gelavano il cuore, in senso positivo. “Bisognerebbe pensarci prima,non lasciar andare via le persone a cui tieni. Trattenerle” lo hai scirtto e quanto sono vere queste parole. Purtroppo, nella mia vita, ho avuto diversi amici che si sono tolti la vita. Uno fra tutti lo vorrei accumunare ora a Roberta: Alexander Langer, Alex per tutti quelli che lo hanno amato. Una rosa e una lacrima ancora oggi dopo tanti anni: bisognava non lasciarlo andare via, eppure lo avevamo lasciato solo a combattere contro il peggior mondo possibile…
E’ la solitudine e la malinconia che ci uccidono,sia che avvenga una morte naturale oppure il togliersi la vita.
Ma difronte ad un suicidio non serve arrovellarsi su cosa non abbiamo potuto fare di diverso,quando la sofferenza diventa troppo opprimente(il male di vivere) neanche gli amici più cari riescono a distoglierti dai tuoi pensieri fissi.
Buona strada Roberta,vivrai nei ricordi di chi ti vuole bene.
Non si può trattenere chi se ne deve andare, non si può trattenere chi ha deciso di andare..ma ogni ‘partenza’ porta dolore e nostalgia in chi rimane. Chi parte porta con se una valigia di ricordi e di cose belle…..tutte quelle che NOI abbiamo saputo donargli (anche se ampiamente contraccambiate) Per quanto gli ultimi giorni di vita di una persona possano essere tristi i ricordi non si cancellano. Purtroppo la nostalgia rimane e con lei il senso di qualcosa di incompiuto, di qualcosa in più che potevamo fare..ma il risultato finale sarebbe stato identico..non si può trattenere il tempo inesorabile e neppure le persone… ma possiamo trattenere i ricordi e fare tesoro di quelli più belli che col tempo, forse, riusciranno a vincere il senso di vuoto e la nostalgia
gentile scrittrice si scrive qui il commento?l’ho ascoltata a corrado augias storie rai ?a capua c’è la libreria guida.anch’io sono uno scrittore,anzi un antiscrittore .ma non ho ancora pubblicato per il grande pubblico.
mi scuso se non avevo letto la pagina e se sono intromesso.si tratta di un ricordo di un’amicizia. credo che la letteratura affronta spesso il tema del dolore.oggi pare che il dolore riguarda solo chi lo prova.
anche il suicidio..rimane un grido inascoltato .mi riferisco al dolore nel ricordo delle diverse generazioni.
sono stanca… come tanti anni fa..e spesso andare a dormire è un pensiero che mi blocca..come tanti anni fa Ho sentito dire che quando hai un lutto dormire fa paura e si dorme poco..come tanti anni fa quanto morì mia nonna Stessa cosa andavo a letto tardi e dormivo poco e male…poi la luce: Gianni……… ed i miei problemi scomparirono.. Nn esisteva più nulla nè il recente lutto che elaborai in modo tranquillo nè la separazione dei miei genitori..solo soltanto lui per 37 anni ..ed adesso ..vorrei magari aver il tempo per superare la sua mancanza starei a giornate intere a parlarne ..per parlare di lui all’infinito… per dire a lui che le cose di tutti i giorni con lui….adesso mi mancano..ma non c’è tempo e così non ci sono ancora riuscita Così, visto che son tornata al giro di boa di 37 anni fa..mi sfogo al p.c. come davanti ad uno specchio E’ solo in questa stanza davanti al p.c….. senza far rumore che posso dar libero sfogo ai miei pensieri ….sperando di non annoiarvi sperando che mi capirete A volte il male di vivere non porta al suicidio ma uccide un poco alla volta E’ così che il mio uomo se nè partito ed è così che io lotto per non soccombere, adesso che son sola, nella stessa maniera ..giorno dopo giorno Serenella
sul mio blog ho scritto una poesia per un amica giornalista free lance in chemioterapia.giornalista sorella a cui dedicai un libro buon giorno emily-gabrieli editore roma puro e infantile irresponsabile e tenero come un usignolo
risposta a Giuseppe..ho letto la poesia …bellissima…soprattutto le prime righe sembrano scritte per la mia vicenda..ed insieme ad una messaggio datomi ieri mi stanno aiutando a trovare nuovi incentivi, nuova forza nonostante il dolore ..nuova forza per farmi camminare da sola ..per andare avanti anche se sola…