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piazza navona

Lidia Ravera | Lavori in corso | 10 Luglio 2008 | 1,821 letture

Non avrei dovuto, restare lì, dietro al palco, ad aspettare il mio turno. Io non ho la libidine della performance. Se sono tornata Roma ( ero in giro per il libro, Courmayeur, Alassio…) se ho ritardato il mio ritorno sull’Isola era per essere in piazza, non per guardarla dall’alto. Ma mi premeva dire, a tutti i presenti, donne e uomini, ma soprattutto alle donne, quello che ho detto: che questo diffuso mercato delle vacche, questo offrirsi e scambiarsi femmine, non è normale, non è la regola, non ci sta bene.
Volevo dire che le ragazze non sono tutte troie e le loro madri non sono tutte maitresses. Volevo dire che l’immagine femminile che esce dalle intercettazioni, dalle ministre-pupa-del-capo, dalle chiacchiere sui favori sessuali e le promozioni per meriti orizzonatli ci offendono, e scoraggiano le giovani donne, le ragazze, le bambine…quelle brave, quelle che vogliono farsi strada nel mondo con lo studio col lavoro con l’impegno con l’intelligenza…per questo non ho rinuniciato ad intervenire, anche se mi hanno tenuta lì fino alle nove e mi sono trovata a dover parlare dopo le grida, dopo i vaffanculo di Grillo, dopo lo spettacolino di Sabina ( io la stimo molto, è la prima volta che non sono in sintonia con lei. Secondo me ha sbagliato i toni, ma lapidarla come hanno fatto , in coro, tutti i giornali, è ingiusto ed esagerato) …dopo gli attacchi di nervosismo del retropalco, con la moglie Pancho che diceva “fermatela” e Furio, livido, che parlava con Cazzullo del Corriere della Sera…Sono salita lo stesso su quel palco per dire quello che ho detto. davanti c’era tanta gente. gente bella. La gente di sempre: girotondi, base Pd , scontenta del suo partito. Altra gente: italia dei valori e forse anche qualche fan del beppegrillismo. E poi cittadini stanchi di assistere passivi allo spettacolo della corruzione e della volgarità e del servilismo e del berlusconismo anti-legalità. a loro volevo parlare e a loro ho parlato.
Sono scesa dal palco con un senso di inadeguatezza.
Personale, generale. Eppure la piazza era piena e le facce, quando son scesa a guardarle, una per una, da vicino, erano delle belle facce.
la prossima volta starò in platea, non sul palcoscenico. Forse sono più adatta a stare in mezzo agli altri. E quello che ho da dire, lo dirò scrivendo.
Come sempre.

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