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Potere e vecchiaia

Lidia Ravera | Lavori in corso | 29 Gennaio 2009 | 1,341 letture

Tutte le mattine, fra la doccia e la colazione, ascolto Radio24, la trasmissione “L’elefante”, condotta da Giuliano Ferrara. E’ un accurato sguardo quotidiano che approfondisce un tema fra i più gettonati nell’ambito della pubblica chiacchiera.Ieri l’altro si parlava, per esempio, dell’Ingegnere, Carlo De Benedetti, e della sua decisione di “lasciare tutte le Presidenze”, pur mantendendo alcune “sine cure” che farebbero la gioia di molti quarantenni. Ferrara, lontano dallo schermo, non impone alla sua intelligenza la maschera dell’aggressività e il dibattito è approdato ad un discorso che mi appassiona: le vecchiaie maschili. Tutti hanno messo in discussione il fatto che davvero l’Ingegnere abdicasse “per l’anagrafe”. I settantacinque anni per un uomo di potere sono,pare, l’età canonica, come i18 per i nuotatori o i 12 per le ginnaste.Nel nostro paese i Maschi alfa del branco politico sono nati negli anni trenta del secolo scorso. E, poiché l’esercizio del comando tiene allegre le cellule e alto il tasso di autostima, non si sognano di ritirarsi a vita privata. La vita privata, si dice, piace soltanto alle donne: il nido, i cuccioli, gli amori.All’età della pensione il nido è vuoto, i cuccioli cresciuti e gli amori una botta di fortuna , ma non importa, si può sempre imparare a cantare. Il maschio medio,invece, in pensione boccheggia come un pesce in secca( ricordo mio padre, ingegnere anche lui, ma con la “i”minuscola), se poi ha sperimentato le luci della ribalta, finisce in sindrome d’astinenza. Il ricambio della classe dirigente, temo, si avrà soltanto in caso di pandemia, ma , ovviamente, non si saprà con chi ricambiarla, essendo morti tutti. Se ci ritiriamo, noi donne, in opportuno luogo asettico e riusciamo a sopravvivere alla razza maschile, forse, avremo una chance di carriera.

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