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Quel che non sanno i teo-misogini

admin | Articoli, l'Unità | 29 Febbraio 2008 | 3,175 letture

“Lavorano. Sì, ma smettono al primo figlio. Guadagnano. Ma meno degli uomini. Fanno carriera. Ma non fino al top, né nei posti chiave. Scelgono liberamente se essere madri, se fare famiglia, con chi vivere. Beh, non proprio”. Così comincia l’inchiesta di copertina de “L’Espresso” . Lo strillo che ha attirato la mia attenzione dice: “Sempre e solo donne”, e sotto, in rosso: “Tutti le vogliono dalla politica ai media. Ma vengono discriminate e costrette ancora a difendere la 194…”. Triste e vero. Tutti ci vogliono, nessuno si leva dai piedi per farci spazio.

Così in politica: il 50% di donne da mandare in Parlamento, diventa “il doppio di donne da mandare in parlamento” (poiché erano il 17% arriviamo al 34%). E stiamo parlando del Pd, in assoluto il migliore in campo, dal punto di vista della democrazia di genere, fra tutti gli iscritti alla gara per il governo del Paese. Tutti ci lodano, nessuno ci rispetta. Così in politica: fanno e disfano, si scazzano e si scaldano, mentono e smentiscono, promuovono liste elettorali e armano crociate sulla nostra pelle, sul nostro corpo, si giocano la nostra vita, la nostra salute, sui tavoli del loro club, lì dove noi siamo minoranza e minorità, fanno le pulci alla nostra disperazione, mandano la polizia a tormentarci dopo che abbiamo abortito, ci fanno il terzo grado in sala parto, decidono se rianimare il feto senza chiedere che ne pensa a chi l’ha espulso. Tutti ci vogliono madri, nessuno ha alcuna considerazione della maternità. Non sanno che cosa vuol dire, se lo sapessero, tacerebbero, come davanti a qualcosa di più grande della loro  esperienza di uomini. Una donna vede il suo corpo cambiare, quando rimane incinta. Una donna deve curarsi come per una malattia, durante la gravidanza. Una donna mette a raschio la sua salute, psichica e fisica, nel mettere al mondo un figlio. Una donna partecipa della natura, perché dentro di lei c’è il dispositivo che le permetterà di generare e nutrire quello che diventerà un essere umano. Per 40 anni della sua vita sanguinerà tutti i mesi per poter diventare madre. Negli ultimi 30/35 anni della sua vita, non potrà più diventare madre, mentre un uomo a qualsiasi età potrà diventare padre. La sua psiche, i suoi umori, saranno soggetti a variazioni violente, gli ormoni spadroneggeranno sul suo equilibrio, rifilandole insulse botte di tristezza, nervosismi, cupezze improvvise. Quando diventa madre una donna nutre per il figlio (o la figlia) che è uscito dal suo corpo un amore assoluto, carnale, spesso altruista fino al masochismo e destinato a durare tutta la vita. Quando diventa madre una donna cambia per sempre, cambia stato, cambia organizzazione mentale, non è più centrata su sé stessa. Se suo figlio soffre, se è malformato, malato, destinato a morte precoce, lei soffre più di lui, non poterlo aiutare la uccide. Ci pensano mai gli uomini che pontificano sulla vita umana, ci pensano i Giuliano Ferrara, i vescovi,  i difensori dei diritti dell’embrione, a che cosa vuol dire partorire o non partorire, portare a termine o interrompere una gravidanza? No, non ci pensano. Non conoscono l’empatia. Neppure ci provano, a mettersi dal punto di vista delle donne. Per loro le donne non hanno il “diritto” di mettere al mondo un figlio (magari senza perdere il lavoro, magari aiutate da uomini responsabili, magari sostenute da asili nido gratuiti), per loro le donne hanno il “dovere” di mettere al mondo un figlio. Sono ancora, dopo tanti anni e tante chiacchiere, ancelle della specie, bestie da riproduzione. Bella schifezza, vero compagne? Meno male che c’è il mensile “Luna” che allevia le nostre depressioni. E’ una rivista che più patinata non si può. Intervista e fotografa soltanto principesse e ex top model, spesso ex principesse diventate top model, o ex top model diventate principesse. Fotografa soltanto palazzi nobiliari. Consiglia soltanto alberghi a sette stelle e vini della “eno-aristocrazia” (magari bio) mettendo in posa signorine pensose e magre che si chiamano Allegra o Selvaggia e abbracciano cani di razza. Nella sezione moda mostra abitini estivi che costano 1.950 euro e si chiamano “romanticismo ecclettico”. Bene, proprio da questa lussuosa rivista ci viene il conforto del mese: “Ogni settimana si contano almeno una dozzina di IT BAG, accessori di culto capaci di ravvivare, da soli, non solo il singolo outfit ma tutto il guardaroba”. Si tratta, per tradurre, di borse firmate che costano due mesi dello stipendio di un essere umano normale. Qual’ è la bella notizia? Si possono affittare. 40 euro al mese. Contente? Potete avere anche voi una “fashion bag”. Ve la metterete a tracolla e il vostro umore, messo a dura prova dai teo-misogini, migliorerà come per incanto.

l’Unità, 27.02.08

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