Quel che non sanno i teo-misogini
“Lavorano. Sì, ma smettono al primo figlio. Guadagnano. Ma meno degli uomini. Fanno carriera. Ma non fino al top, né nei posti chiave. Scelgono liberamente se essere madri, se fare famiglia, con chi vivere. Beh, non proprio”. Così comincia l’inchiesta di copertina de “L’Espresso” . Lo strillo che ha attirato la mia attenzione dice: “Sempre e solo donne”, e sotto, in rosso: “Tutti le vogliono dalla politica ai media. Ma vengono discriminate e costrette ancora a difendere la 194…”. Triste e vero. Tutti ci vogliono, nessuno si leva dai piedi per farci spazio.
Così in politica: il 50% di donne da mandare in Parlamento, diventa “il doppio di donne da mandare in parlamento” (poiché erano il 17% arriviamo al 34%). E stiamo parlando del Pd, in assoluto il migliore in campo, dal punto di vista della democrazia di genere, fra tutti gli iscritti alla gara per il governo del Paese. Tutti ci lodano, nessuno ci rispetta. Così in politica: fanno e disfano, si scazzano e si scaldano, mentono e smentiscono, promuovono liste elettorali e armano crociate sulla nostra pelle, sul nostro corpo, si giocano la nostra vita, la nostra salute, sui tavoli del loro club, lì dove noi siamo minoranza e minorità, fanno le pulci alla nostra disperazione, mandano la polizia a tormentarci dopo che abbiamo abortito, ci fanno il terzo grado in sala parto, decidono se rianimare il feto senza chiedere che ne pensa a chi l’ha espulso. Tutti ci vogliono madri, nessuno ha alcuna considerazione della maternità. Non sanno che cosa vuol dire, se lo sapessero, tacerebbero, come davanti a qualcosa di più grande della loro esperienza di uomini. Una donna vede il suo corpo cambiare, quando rimane incinta. Una donna deve curarsi come per una malattia, durante la gravidanza. Una donna mette a raschio la sua salute, psichica e fisica, nel mettere al mondo un figlio. Una donna partecipa della natura, perché dentro di lei c’è il dispositivo che le permetterà di generare e nutrire quello che diventerà un essere umano. Per 40 anni della sua vita sanguinerà tutti i mesi per poter diventare madre. Negli ultimi 30/35 anni della sua vita, non potrà più diventare madre, mentre un uomo a qualsiasi età potrà diventare padre. La sua psiche, i suoi umori, saranno soggetti a variazioni violente, gli ormoni spadroneggeranno sul suo equilibrio, rifilandole insulse botte di tristezza, nervosismi, cupezze improvvise. Quando diventa madre una donna nutre per il figlio (o la figlia) che è uscito dal suo corpo un amore assoluto, carnale, spesso altruista fino al masochismo e destinato a durare tutta la vita. Quando diventa madre una donna cambia per sempre, cambia stato, cambia organizzazione mentale, non è più centrata su sé stessa. Se suo figlio soffre, se è malformato, malato, destinato a morte precoce, lei soffre più di lui, non poterlo aiutare la uccide. Ci pensano mai gli uomini che pontificano sulla vita umana, ci pensano i Giuliano Ferrara, i vescovi, i difensori dei diritti dell’embrione, a che cosa vuol dire partorire o non partorire, portare a termine o interrompere una gravidanza? No, non ci pensano. Non conoscono l’empatia. Neppure ci provano, a mettersi dal punto di vista delle donne. Per loro le donne non hanno il “diritto” di mettere al mondo un figlio (magari senza perdere il lavoro, magari aiutate da uomini responsabili, magari sostenute da asili nido gratuiti), per loro le donne hanno il “dovere” di mettere al mondo un figlio. Sono ancora, dopo tanti anni e tante chiacchiere, ancelle della specie, bestie da riproduzione. Bella schifezza, vero compagne? Meno male che c’è il mensile “Luna” che allevia le nostre depressioni. E’ una rivista che più patinata non si può. Intervista e fotografa soltanto principesse e ex top model, spesso ex principesse diventate top model, o ex top model diventate principesse. Fotografa soltanto palazzi nobiliari. Consiglia soltanto alberghi a sette stelle e vini della “eno-aristocrazia” (magari bio) mettendo in posa signorine pensose e magre che si chiamano Allegra o Selvaggia e abbracciano cani di razza. Nella sezione moda mostra abitini estivi che costano 1.950 euro e si chiamano “romanticismo ecclettico”. Bene, proprio da questa lussuosa rivista ci viene il conforto del mese: “Ogni settimana si contano almeno una dozzina di IT BAG, accessori di culto capaci di ravvivare, da soli, non solo il singolo outfit ma tutto il guardaroba”. Si tratta, per tradurre, di borse firmate che costano due mesi dello stipendio di un essere umano normale. Qual’ è la bella notizia? Si possono affittare. 40 euro al mese. Contente? Potete avere anche voi una “fashion bag”. Ve la metterete a tracolla e il vostro umore, messo a dura prova dai teo-misogini, migliorerà come per incanto.
l’Unità, 27.02.08



Ciao Lidia!
Non sono riuscito a venire all’incontro di Torino, mi spiace!
Capisco il tuo sconforto… ma anche tu, mananccia, ti metti ad ascoltare Ferrara e i vescovi, santa pazienza. Perchè vuoi proprio farti del male così… in maniera deliberata?
E’ chiaro che chiedere ad un prete “come bisogna fare” la brava mamma e è di per sè un controsenso no?
Le cose ovvie non le dice mai nessuno, per questo motivo la gente non capisce più, salta il nesso logico.
Sono sempre più convinto che si debba reimparare da zero… ripartiamo dall’inizio.
Sei un prete, non hai mai avuto una moglie, figli e quindi una famiglia… cosa vuoi venire ad insegnarci su moglie, figli,famiglia?
Ferrara invece è un caso a parte.
Mi spiace doverlo dire ma anche se lui è contro l’aborto è un aborto di giornalista.
Uno che “piega” argomenti così strettamente legati all’Essere umano al suo volere solo per ricercare dei voti in una campagna elettorale già di per sè falsata non merita di essere nemmeno ascoltato.
OK tutti hanno il diritto di parlare… Ferrara ha il potere di essere direttore di un quotidiano, benissimo. La CEI ha 3 testate giornalistiche e potere mediatico illimitato… beinissimo.
Che scrivano, che parlino… tanto non li ascolta nessuno, sono a credibilità zero ormai.
Grazie Lidia; a che serve aggiungere altro! forse la commozione e il pianto mio e di mia moglie nel punto culmine dell’articolo, e i sorrisi del finale mentre asciugandoci le lacrime, soffiando e commentando, ci rubavamo il fazzoletto; accidenti!
P.s. a proposito, noi sapremmo cosa farne della “fashion bag”
« Una donna mette a RASCHIO la sua salute, psichica e fisica, nel mettere al mondo un figlio »
Ecco un refuso che proprio non ci voleva. Qualche teo-giocherellone ci potrebbe imbastire una articolessa niente male. Freud e retropensieri inclusi.
Di questi tempi meglio stare in campana. Di tutto si può dire dei teo-cons (francesismo) ma non di certo che siano degli sprovveduti. Il loro è uno sporco lavor(i)o ma non si può negare loro una certa (malefica) abilità.
Già…
grazie per questo articolo, grazie per essere ancora così. Franca
Spesse volte (poco stellate) mi chiedo come e perché intorno all’ultima trovata di un qualche giocoso signore , tronfio delle sue bizzarrie che odorano di muffa, si trovi sempre qualcuno che , forte dei suoi argomenti, accetta la sfida (spesso truccata) a confrontarsi come si trovasse di fronte ad un dibattito di idee e non al solito artificio retorico che si affida all’arbitrario uso delle parole. Parlo della puntata di ieri sera a Tetris ( il gioco del tetris consiste nell’incastrare mattoncini fino a formare linee il cui compimento ne decreta la sparizione … metafora e paradigma… ) dove il BUON Ferrara trova gioco facile a farsi beffa della ragione e delle millenarie ragioni ricorrendo alla logica della ragione. Come si fa a contrapporsi a chi si dice promotore di un generico ed astratto diritto alla vita? Come si può ragionevolmente negare il ( postumo) diritto alla nascita di dei ( pur portatori di gravi malattie, menomazioni, handicap ) già nati e vissuti? Certo che non si può. Certo che nell’uso sapiente della dialettica che ti chiede se quel direttore d’orchestra affetto da “spina bifida ” è stato (in quanto feto) portatore di un diritto alla vita. Questo sì che è un delitto (linguistico) perfetto: l’evocazione della parola ” eugenetica” diventa il disarmante scudo stellare per qualsiasi altra diversa tesi che non coincida con quella del suddetto retore. Perché pare brutto affermare che la tendenza prima di una madre consista nel desiderare un figlio sano, dotato dei mezzi e fisici e mentali (ma anche psicologici, ambientali, e anche economici toh! ) che gli consentano di non essere, una volta nato, un fenomeno di pietà, una bestia da soma senza soggettività, un destinato ad essere massa amorfa e portatrice di essenziale irrilevanza, un destinato alla delizia del signore di turno. Perché esiste anche (se non soprattutto ) una post-eugenetica , fondata sul censo, sulla classe, sulle condizioni di partenza di una vita data. Si può ragionevolmente pensare a un Ferrara che precipita da un ponteggio mentre sta intonacando la spalla di una finestra al quinto piano? Che arde in una fonderia? Che muore per mano di un talebano perché soldato di stanza in Afganistan? Che muore bombardato in quanto mero abitante di Baghdad?
È la spicciola normalissima realtà che normalmente ci spinge a continui atti “eugenetici “, a selezionare, a decidere, a discriminare sul mondo del mondo. Arrampicarsi sugli specchi ipotizzando sul diritto alla vita di quel magnifico figlio che ne sarebbe nato dall’incontro che ne sarebbe potuto sortire se ieri sera fossi uscito se non fosse che ero stanco… ecc ecc ? Rincorrere ancora i sofismi di questi “geni ” annoiati e confrontarsi su principi astratti di cui questi sono portatori, facendosi coinvolgere dai loro arzigogoli linguistici, davvero conviene? O non converrebbe lasciarli al loro mondo immaginario e magnifico, rifiutando di prestarsi al gioco mediatico del minuto e mezzo d’antitesi del nulla sul nulla?
Insomma, stando al tema: quel dibattito, in quanto già stato, era davvero necessario o lo si poteva tranquillamente abortire senza gran danno e nessun senso di colpa, anzi…?
Si dirà che comunque qualcuno/a disposto - per sue leggittimissime ragioni - a partecipare lo/la si sarebbe trovato/a.
Per dirla - chiedendo scusa per l’irriverenza -con Totò ( da “Totò e Carolina” , dove si tratta , manco a dirlo, di una gravidanza indesiderata, tanto per contraddirmi un po’…) “un fesso si trova sempre” . Dice infatti Totò alla fine del film, riferendosi a sé stesso: “Quel fesso lo abbiamo trovato! “
cortese o presunto tale oximor,
la vera stucchevole irriverenza si palesa nelle sue scuse inutili dopo svariate righe di sfrenato cinismo.
Mi fa orrore la sua interpolazione sociologica…..classe , benessere psicologico , economico ……diritto alla vita.Post eugenetica?
brrrrrr che freddo!!!!!
Sarà l’inverno?
Sarà, sig. samassa, che io sono un cinico più sensibile alle grida degli innocenti nati piuttosto che a quelle desunte da interpolazioni ecografiche…
Sarà che chiederei cortesemente a quelli che amano (?) definire l’aborto un omicidio di essere conseguenti: che a una donna gravida che tentasse il suicidio venisse formalmente mossa l’accusa di tentato omicidio.
Sarà che i principi non negoziabili non dovrebbero ammettere deroghe di sorta.
Sarà che mia nonna (orfana a tredici anni per via di un aborto, si era ai primi anni del 900… ) mi raccontava di quel professorone medico di cui era assistente che posto davanti al dilemma lacerante se dover salvare la di lui moglie ventenne o il figlio che questa GLI portava in grembo, si strinse forte forte con indice e pollice il naso alla radice e poi decise e sentenziò: - Questa vent’anni ormai li ha fatti, mio figlio ancora no -
Ergo, salvò il figlio e lasciò la giovane moglie al suo destino. Ecco, a me fa orrore questo. A me fa orrore che qualcuno si arroghi il diritto di disporre di un corpo non suo ; che tenda a considerare questo corpo come mera “funzione” totalmente priva di soggetto. Che insinui subliminalmente che la donna che DECIDE di abortire lo faccia, in quanto succube di un pensiero conformato ai dettami di una società priva di valori, con la leggerezza PROPRIA di chi è donna .
Penso lei sappia - senza il bisogno di scomodar l’Avemaria - della natura del rapporto che ogni donna stringe col suo ventre. Intorno ad una partoriente - lo avrà certamente notato - come le altre donne siano irrefrenabilmente portate al racconto della loro maternità, della loro attesa, del loro travaglio, del loro parto. Segno evidente di una esperienza totalizzante. Saprà che l’ansia maggiore della loro attesa e la domanda prima riguarda la “normalità” del bimbo loro appena nato.
Crede che sia un retropensiero d’eugenetica? Crede ad una forma di egoismo? O non crede piuttosto che ciascuna ( e ciascuno ) abbia il diritto di coltivare la speranza e che davanti al prospetto di una vita segnata dalla sofferenza ( comunque intesa ) non si abbia (ANCHE!) il diritto di un pietoso - sì pietoso - NO ? Un ” non adesso, no, non così, no” . È un abbandono triste , sempre e comunque, certo, ma chi lo dice che anche un abbandono non possa contemplare amore amaro?
Visto che mi si dà del cinico, in sovrapprezzo infliggo un innocente nota di un amoroso nichilismo:
da Spoon River di Edgard Lee Masters
Elizabeth Childers
Polvere della mia polvere,
e polvere con la mia polvere,
o bimbo, che moristi mentre entravi nel mondo,
morto della mia morte!
Che non conoscesti il respiro, nonostante gli sforzi,
e il cuore ti batteva quando vivevi con me,
e si fermò quando mi lasciasti per la vita.
È bene così, bimbo mio. Così non percorresti mai
la lunga, lunga strada che inizia coi giorni di scuola,
quando le piccole dita si fanno sfuocate dietro le lacrime
che cadono sulle lettere sbilenche,
e la prima ferita, quando il tuo piccolo compagno
ti abbandona per un altro;
e la malattia, e il volto della paura accanto al letto;
la morte del padre o della madre;
o la vergogna per causa loro, o la miseria;
poi, cessato il virgineo dolore dei giorni di scuola,
una natura cieca ti fa bere
alla coppa dell’amore, che tu sai avvelenata.
A chi avresti proteso il tuo viso di fiore?
Un botanico, fragile creatura? Quale sangue avrebbe gridato col tuo?
Puro o contaminato, non importa,
è sangue che chiama il nostro sangue.
E poi i tuoi figli—oh, che sarebbe stato di loro?
E quale il tuo dolore? Figlio! Figlio!
La morte è migliore della vita!
cortese sig ossimoro,
mi premuro di ringraziarla per tanta sollecitudine , davvero non pensavo a così tanta cortesia , ma tutto quanto lei sostiene ha come presupposto che in questo sfigato paese ci sia qualcuno che vuole togliere alla madre il diritto di rifiutare il”prodotto del concepimento”(che orrore ,solo i politici potevano usare un linguaggio tanto volgare) ;per essere chiaro ,qualcuno che vuole rendere l’aborto illegale ,cioè ritornare (perchè di questo si tratterebbe)all’aborto illegale….mammane…..shock emorragici…..uteri perforati…ecc…ecc. Beh ,io non ne conosco ,a parte il direttore di radio Maria che non mi pare degno d’ascolto.
Per cui , non so di cosa lei parli lungamente e oltre ad esprimere una spontanea simpatia per sua nonna che……chissà quante ne avrà passate mi sorge il dubbio che lei sia orfano di nemici
Mi sono accorta che la vera polemica sulla 194 si trova su questo articolo (e non capisco perché non su quello dell’irruzione della polizia in ospedale a Napoli ?), perciò inserisco il mio post anche qui.
“LA LEGGE 194 VA DIFESA E USATA COME SI USANO I FARMACI”
Cara Lidia, dopo aver visto ieri sera Tetris, sono piuttosto sconcertata: nel confronto con Giuliano Ferrara l’argomento a difesa della 194 è stato soprattutto il diritto dlle donne a decidere del proprio corpo e del proprio futuro. E’ mancato, secondo me, l’argomento fondante della legge: il diritto delle donne di non morire per aborto clandestino. Forse perché sono un medico, ritengo questo, che nessuna di voi ha ricordato, il motivo principale: prima della legge gli aborti clandestini, eseguiti dalle mammane, o dai ginecologi a caro prezzo, o con metodi casalinghi (ferro da calza o prezzemolo), si calcolavano in 200.000/anno.
Non ricordo il numero delle donne che morivano per emorragia, per peritonite o altre complicazioni, e non credo esistano statistiche sulle infertilità conseguenti.
Ricordo però che poco prima dell’entrata in vigore della legge morì una donna, già madre di 5 figli, in seguito ad un tentativo di aborto, avvelenata da un decotto di prezzemolo.
Avete parlato solo di adolescenti, creando un’aura di leggerezza, non avete evocato scenari più tristi e più realistici: mia nonna, classe 1892, ebbe 3 figli e 17 aborti, all’epoca il più diffuso metodo di controllo delle nascite. Mia madre ha abortito, le mie zie lo stesso.
Abortivano clandestinamente le adolescenti imprudenti, ma soprattutto le madri di famiglie numerose, con il diabete e le varici.
Non avete toccato l’argomento stupro, neanche gli stupri di massa seguiti ai conflitti recenti in Bosnia ecc. E gli incesti ?
L’argomento che secondo me andrebbe usato è che la legge 194 è un farmaco. “Farmakon” in greco vuol dire veleno: le medicine sono veleni che possiedono però, a dosi più basse di quelle che esplicano effetti nocivi, capacità di guarire. Il farmaco è un rimedio, un minor male per un effetto curativo. Un elenco delle donne morte per aborto clandestino nei 5 anni precedenti all’entrata in vigore della legge sarebbe il manifesto giusto per difenderla.”
Giuliano Ferrara è un cinico, non gli importa niente né delle donne né dell’aborto, usa questo argomento soltanto nel tentativo di gettare scompiglio nel Partito Democratico, ha ottenuto facilmente visibilità mediatica, va ignorato il più possibile.
PS: Sarebbe possibile ingrandire il font ? Leggere questo blog è pesante, specialmente per chi come me è una senior un po’ presbite. Inoltre molti interlocutori usano periodi lunghissimi e complessi, ancorché sicuramente densi di idee e significato, faticoso decifrare.
Largo ai vecchi !
Credevo aver sentito, non qualcuno, molti, definire l’aborto un omicidio.
Oddio, sarà qualche buontempone che le spara grosse per vedere l’effetto che fa e che intimamente non crede a ciò che dice; perché se ci credesse potrebbe essere tacciato un relativismo immondo senza pari. Dove mai s’è vista la legalizzazione di una qualche forma di omicidio? Se, ovviamente, non si può chiedere a nessuno di emendare i propri principi morali, un qualche emendamento ad un truce e un po’ idiota dizionario, beh,quello sì che - cortesemente, certo - lo si chiede.
Punto.
Ps. ne approfitto per una errata corrige: nel secondo mio commento oltre ad un periodo spalancato sul vuoto, e vabbè, sta in bella mostra uno stupido refuso: là dove appare « diritto alla nascita “di” dei ( pur portatori di… ecc » quel “di ” è di troppo. Meglio precisare. Si sa mai che da una confessata irriverenza si pensi ad una - questa sì, cinica - irrisione. Lo dico a scanso di nemici(?????)
Cara Lidia sei grande!! tutto quello che pensavo l’hai detto tu, e anche qualcun’altro nei commenti. Una cosa è certa: gli uomini non hanno nessun diritto di parlare di ciò che non sanno e non potranno mai sapere….Ferrara già mi faceva antipatia, dopo la puntanta di tetris lo odio
Sposata da meno di sei mesi, mio marito ed io abbiamo deciso di comune accordo di non avere figli.
Nessuna imposizione dell’uno o dell’altra, semplicemente un ‘accordo tra coniugi’.
Abbiamo deciso così e paghiamo le conseguenze della nostra decisione, anche se, a dirla tutta, non ce ne frega poi molto.
Tuttavia mi irritano le persone che, in virtù di ciò che noi abbiamo deciso, seguitano a rimescolare il cucchiaio nel minestrone delle ovvietà.
Noi siamo convinti di aver preso la decisione giusta. Riteniamo di non essere adatti al ruolo genitoriale, quindi evitiamo il tutto.
Chi ne è al corrente addita me, ovvio, -le donne sono causa di tutti i mali del mondo…-, di non sapere cosa significa avere la ’soddisfazione’ di essere madre. Accusa me di indifferenza verso la vita, verso un futuro che non mi vedrà in compagnia di nessuno. Dice che un figlio fa da ‘collante’ per una coppia -che brutta espressione!!!-, dopo anni di convivenza. Un figli è la ragione che porta due coniugi a lottare per stare insieme. Io non credo proprio. Mio marito mi ha conosciuto in uno dei periodi peggiori della mia vita e con me ha combattuto battaglie dure che non hanno ancora visto un termine. Chiunque, al posto suo sarebbe scappato. Non lui. Ha dato prova, nonostante più giovane di me, di saper combattere per e con la donna che ama. Ha dato prova che i problemi non sono insuperabili, per quanto gravosi. TRE ANNI DI CONVIVENZA, SEI MESI DI MATRIMONIO, E TUTTO VA BENE, ANCHE SENZA FIGLI.
Doveroso aggiungere che sull’argomento donne, non si è mai espresso a loro sfavore considerandole serve, relegandole al ruolo di madri o mogli assoggettate.
Spartisce con me il ruolo domestico, i miei umori ormonali, senza battere ciglio.
E’ consapevole delle capacità di una donna e lamenta il ruolo secondario che l’Italia offre loro.
Viaggiando spesso in Nord Europa, si scandalizza nel vedere le italiane ancora così ‘indietro’ nelle cariche di potere, pur avendo le possibilità per emergere.
Non è un maschilista, non è un femminista. E’ semplicemente un uomo giusto, corretto, equo.
Difende in toto la 194, abiura le ingerenze clericali e la politica che si assoggetta al loro volere.
Rivendica il diritto alla libera scelta, al diritto d’essere donna, e credo che questo gli faccia onore perchè lo so sincero.
Quanto a me, perfettamente il linea con il suo pensiero, rifiuto per principio a comprare assurde riviste patinate che, chiaramente si rivolgono ad un pubblico abbiente. Compro le mie fashion bag al mercato e ne vado fiera. La scelta è: pago le bollette o mi compro la borsa griffata???Pago il veterinario o affitto la bag dei vip?
Ma non facciamo ridere, per favore!!!
Una borsa è una borsa. Scegliamola bella, alla moda, ma che non sia uno status, per Dio!
Il trionfo di donne tanto vacue, non le pone certo in una posizione di rilievo, no?
‘Quando diventa madre una donna cambia per sempre, cambia stato, cambia organizzazione mentale, non è più centrata su sé stessa. Se suo figlio soffre, se è malformato, malato, destinato a morte precoce, lei soffre più di lui, non poterlo aiutare la uccide.’
Faccio solo notare che queste cose valgono esattamente allo stesso modo, declinate al maschile, per gli uomini, a meno che lei non sappia anche cosa vuol dire essere padre.
Credo che qui nessuno abbia messo in discussione i sentimenti di un padre. Almeno, io proprio non me ne sono accorta. Certo, quello che dici è vero, ma si sta parlando di donne, non di uomini. Non ho mai visto un uomo rimanere ‘incinto’. Non l’ho mai visto partorire, o abortire. Anche tu non sai cosa significa essere donna.
neanche io no, ha ragione, la stessa cosa per lei. Ma, coincidenza ho letto un articolo che la signora Ravera ha scritto sull’unità il 13 marzo dove dice che per i padri la paternità è solo un fenomeno meramente ‘culturale’ (sic!), e così mi è venuto voglia di specificare, vedi mai che magari la giornalista pensava che pure la nascita del figlio fosse per i padri un fenomeno culturale, anche i padri provano qualcosina quando nasce un figlio, che magari i padri tutto qui, Tiziana Paghini.
Sono solo un padre stia tranquilla, non un difensore dei diritti dei padri o stronzate del genere, e maschilismo e femminismo mi hanno sempre fatto pena allo stesso modo, ma, sa, leggere che la paternità è un ‘fenomeno culturale’(!), beh davvero straordinario.
(c’è un errore di scrittura nel precedente messaggio)
neanche io no, ha ragione, la stessa cosa per lei. Ma, coincidenza ho letto un articolo che la signora Ravera ha scritto sull’unità il 13 marzo dove dice che per i padri la paternità è solo un fenomeno meramente ‘culturale’ (sic!), e così mi è venuto voglia di specificare, vedi mai che magari la giornalista pensava che pure la nascita del figlio fosse per i padri un fenomeno culturale, anche i padri provano qualcosina quando nasce un figlio, tutto qui, Tiziana Paghini.
Sono solo un padre stia tranquilla, non un difensore dei diritti dei padri o stronzate del genere, e maschilismo e femminismo mi hanno sempre fatto pena allo stesso modo, ma, sa, leggere che la paternità è un ‘fenomeno culturale’(!), beh davvero straordinario.
Almeno nessun commento. Il bel silenzio non fu mai…
Io non metto assolutamente in dubbio che, come padre, lei si sia -giustamente- sentito in diritto di dire la sua, ma forse l’argomento che la signora Ravera tratta in questo articolo non è stato sicuramente lesivo nei confronti dei padri. Anzi, si è limitato ad essere solidale con la donna, con le sue scelte, con i suoi diritti. Nulla di più, nulla di meno. Se riteneva di dover affrontare l’argomento ‘padri’ per chiarire la sua posizione, questo articolo non era il posto giusto per farlo. Quanto al fatto che non so cosa significhi essere donna, bhè, mi dispiace signor anonimo, ma lei si sbaglia di grosso. Il femminismo non c’entra assolutamente nulla con l’argomento affrontato dalla signora Ravera e fino a quando lei non avrà mestruo, utero, ovaie, non potrà permettersi di giudicare chi le ha perchè madre natura ha deciso così. Io difendo le mie idee e le firmo con nome e cognome perchè credo in ciò che difendo e che dico. Se mi permette una postilla non indirizzata a lei ma alla questione che ha citato, anche se io non definisco la paternità come un fatto culturale e me ne guardo il bene dall’affermarlo, ne ho visti tanti di padri fregarsene e lasciare mogli, fidanzate incinte al loro destino. Essere padri -sa, sono stata figlia anch’io- può essere vissuto con responsabilità e con assoluto menefreghismo. Se mi permetto di affermarlo è perchè ho cognizione di causa -fortunatamente indiretta!!- della cosa.
Sul bel silenzio…mi spiace, ma io non sto mai zitta, soprattutto quando si innescano polemiche gratuite.
non era il posto giusto? Mah, guardi, tutto è partito da uno spunto che mi ha dato un articolo sull’unità, poi ho scritto un commento su un articolo di questo blog, su un argomento simile che mi ha fatto pensare a quello che avevo letto sul giornale poco tempo prima, tutto qua. Su quell’articolo dell’Unità se è per questo ho scritto pure all’Unità e alla signora Ravera stessa, senza risposta peraltro, dopo di che ho altro a cui pensare e scrivere qua è più semplice e veloce.
Lei scrive:
Il femminismo non c’entra assolutamente nulla con l’argomento affrontato dalla signora Ravera e fino a quando lei non avrà mestruo, utero, ovai, non potrà permettersi di giudicare chi le ha perchè madre natura ha deciso così.
Le femministe non sono le sole ad avere mestruo, utero, ovaie, e le femministe non si distinguono dalle altre donne per quello. Il femminismo lo conosco abbastanza per giudicare e dire che mi fanno pena coloro che si dichiarano femministi o maschilisti alla stessa maniera. Altra cosa è difendere legittimamente e giustamente i diritti di tutti , donne in primis, per quanto mi riguarda, per l’alta considerazione che ho di loro. Essere femministi è semplicemente ridicolo ripeto, così come l’essere maschilisti. E se l’essere femministi porta a dire che la paternità è un fenomeno culturale, beh questo è solo un’ulteriore conferma di quello che dico.
Detto questo, so bene che come dice lei ci sono padri menefreghisti ecc,non ho mai detto il contrario, e tutta la mia solidarietà va alle vittime di questi stupidi, che sono le madri, e soprattutto i figli. Ma come esistono i cattivi padri esistono le cattive madri, punto. Poi guardi, per capirci, io sono disposto a dire che le madri sono più ‘portate’ all’educazione, lo dico da uomo, e da figlio. Ho sempre avuto un rapporto migliore con mia madre e sono convinto che avere una donna vicino per chiunque da piccoli sia meglio che un uomo, dovendo proprio scegliere, così come credo che la soluzione migliore sia averne due di genitori al proprio fianco, ma credo soprattutto che sia veramente inutile se non stupido, fare una ‘classifica’ dei ruoli, così come fare la classifica dei sessi o la classifica dell’intelligenza o la classifica della sensibilità. Stiamo qua per vivere nel migiore dei modi assieme, non per rovinarci la vita o giudicarci a vicenda, e queste ‘classifiche’ fanno bene sono a quelle stronzate di riviste patinate che spadroneggiano nelle edicole.
Lei scrive:
‘Quanto al fatto che non so cosa significhi essere donna, bhè, mi dispiace signor anonimo, ma lei si sbaglia di grosso’,
Io non ho mai detto che lei non sa cosa vuol dire essere donna! Legga bene.
Se lei si riferisce alla prima frase ‘la stessa cosa per lei’, era implicito la piccola parola topica sottintesa all’inizio di frase: viceversa (cioè l’essere uomo) la stessa cosa vale per lei.
Cioè: così come io non so cosa voglia dire essere donna lei non sa cosa vuol dire essere uomo, tutto qui, mi sembrava chiaro.Le sembra che io, uomo, le venga a dire che non sa cosa voglia dire essere donna? Mah
(ultima cosa, non le ho mai detto di stare zitta, non mi permetterei, ho fatto quella battuta perchè mi sembrava di non ricevere nessuna risposta.)
Firmatto: Stefano Baricco.
Non sono più signor anonimo ufficialmente, signora Tiziana Paghini?
(Nome che mi sarà utile conoscere devo ammettere, così come lei ora sarà illuminata da sapere il mio cognome che del resto potrebbe essere falso).
Saluti.
NOTIZIA ANS(I)A
02-04-08: FERRARA a BOLOGNA: Uova, pomodori e sassi al direttore de “il Foglio” durante il suo intervento sul palco.
Il sindaco Coffereati: “INACCETTABILE”
Il capo dei manifestanti risponde piccato: “Non avevamo le ACCETTE sennò…”
Per Ste:
pienamente d’accordo sul fatto che ci sono pessime madri, le potrei fare una lunga lista di donne che non meritano alcun rispetto poichè non fanno nulla per averlo. Credo che con questa discussione sul femminismo/maschilismo ci sia lasciati trasportare un pò troppo. Io cerco sempre di essere equa: non ci sono sessi migliori. Ci sono uomini validi, donne valide, e poi c’è una gran parte di entrambi che manderei sulla forca. Ribadisco il mio pensiero: il fatto che lei abbia voluto mettere in luce un discorso molto giusto: cioè che non tutti gli uomini vedono la paternità come un fenomeno culturale le fa onore e mi trova d’accordo. Per il resto, forse è difficile riuscire a capirsi davvero tramite internet. Io non sono femminista, difendo solo il fatto di essere donna, di poter rivendicare i miei diritti. Tutto qui.
Se ho inteso male l’inizio della sua precedente risposta le chiedo scusa: non era mia intenzione nè offenderla nè polemizzare ad oltranza.
Lei ha ritenuto giusto esporre una sua idea che io rispetto in pieno. Non la conosco, non posso certo giudicarla un cattivo marito o un cattivo padre. Anzi, me ne guarderei il bene.
Per quel che mi riguarda, Stefano, non ho nessun problema a parlare con lei, anche se potremmo trovarci a non condividere le stesse idee. In questo spazio si è discusso un argomento scottante qual’è l’aborto, non la paternità, ed è questo che ho voluto sottolineare. Niente altro.
Sul fatto del suo nome/cognome, falsi o reali che siano, non è importante. Il mio è vero e lo si può trovare in grande quantità in internet. Questo mi basta. Mi firmo solo perchè se credo in qualcosa mi sembra giusto.
Saluti anche a lei, e senza ironia.
T.
Per Saverio:
Ho visto la manifestazione e i pomodori, i sassi, le accette, sono il minimo che si può riservare ad un ipocrita colossale come il signor Ferrara -che tanto signore non è…-.
Un povero uomo che, pur di far parlare di se, ha toccato un argomento davvero impossibile per lui da affrontare. Le reazioni del pubblico saranno state anche ai limiti dell’inciviltà, ma io le condivido.
L’Italia è(?) una grande Democrazia, un paese oltremodo garantista, dove i cattidini, da anni, sono normalmente considerati “delle pecore mansuete”, oramai abituati “al peggio” senza fiatare, incassando colpo su colpo. Eppure:
- in tutta Italia, a certe persone, degli anonimi spediscono i proiettili a casa.
- a Bologna, a certe persone, delle 20enni tirano uova e pomodori e bottiglie sul palco mentre fanno i comizi elettorali.
- a Roma, a certe persone, in passato “molti cittadini” tirarono persino le monetine all’uscita dell’hotel mentre si recavano in Parlamento.
Sorgono spontanee delle domande:
- Perchè “tirare” cose a certe persone va così di moda negli ultimi anni?
- Perchè questi “certi” sono sempre schierati dalla stessa parte politca da anni?
Tutti in Democrazia possono parlare… ma fino a che punto si può abusare della parola Democrazia?
Certi scrissero questo per sancire in che modo una grande Democrazia possa nascere e debba essere difesa:
“…La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l’umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il loro diritto, è il loro dovere, rovesciare tale governo e affidare la loro sicurezza futura a dei nuovi Guardiani…”.
(tratto da “Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti”)
Per Tiziana Paghini:
si, mi sembra che abbiamo chiarito un pò le cose. Sono d’accordo, lei ha tutto il diritto, e il dovere, di sostenere i suoi diritti di essere donna, e fossi io donna avrei fatto lo stesso casino che hanno fatto e non fanno (più) le femministe, ma sonstenendo NON di essere femminista, ma di fare quello che faccio in difesa dell’uguaglianza dei diritti della persona, di tutte le persone, che è cosa molto più dignitosa e matura. Non ha senso definirsi qualcosa, ma ha senso solo sentire la puzza delle ingiustizie perpetrare in ogni parte del mondo. Se bisognasse definirsi qualcosa allora, per difendere i loro diritti, sarei pronto a definirmi femminista, gay, transessuale, nero, ebreo, buddista(…), ecc..
Per internet non è semplice.vero.
ingiustizie perpetrate
(ho il difetto di rileggere dopo avere inviato…)
L’esistenza di Ferrara e la sua ‘giornaliera’ dose di elogi che riceve in televisione dimostra solo in che paese si è. Niente di più niente di meno.
E che vincerà berlusconi.
vorrei essere smentito, ma non accadrà.
Sul fatto che vada di moda tirare cavalletti o uova o pomodori non sono d’accordo. Non è di moda, è solo intelligente, infatti pochi coraggiosi lo hanno fatto.
Per Stefano:
Ho piacere che ci siamo chiariti. Su Ferrara io credo che con la sua ‘moratoria’ stia facendo più danni che vantaggi ad un Paese che già è in declino economico e morale.
Mi stupisco di un uomo che per molti anni ha ‘tifato’ bandiera rossa ed ora ha idee totalmente oscurantiste. Forse è in cerca di popolarità da andropausa? Oppure sono i danni dell’andropausa?
Mah, io credo di sì. L’aborto non è una conquista della donna, purtroppo non lo è e non lo sarà mai. Riflettiamo, però, che l’aborto può essere una salvezza per molte donne stuprate, e che magari vivono il loro dramma tra le pareti domestiche, costrette a subire violenze da mariti, padri, fratelli. E’ questo che io non sopporto, il fatto che l’interruzione di gravidanza viene visto dai più solamente come l’estremo metodo contraccettivo, non come un diritto.
E che diamine, si sa che ci sono mille modi per evitare una gravidanza indesiderata. A volte può anche andare male e non si è pronti al grande passo di divenire genitori, tuttavia se si cercasse di ‘incontrare’ anche altre drammatiche, terribili verità, forse si vedrebbe la 194 con occhio molto diverso.
Non credo che una donna stuprata possa andare fiera di portare in grembo il frutto di una violenza. Io, il figlio di un aguzzino, non lo vorrei, e non ho vergogna a dirlo!!!!
Per quanto questo povero bambino possa essere innocente, io non vorrei essere sua madre. Non sarei in grado di essere sua madre.
Beh, nel campo dei dirittti civili la possibilità di abortire è una conquista. Nel campo dei dirittti civili, ovviamente, non certo nel senso che a una donna faccia piacere abortire. E’ il riconoscimento di un diritto della donna di poter non fare quello che non vuole, indipendentemente dal motivo. Si può dire, a partire da diverse convinzioni etiche, che l’aborto è un assassinio, che è moralmente sbagliato, che è un atto di egoismo, e altri motivi sostenuti da chi è contrario all’aborto, ma rimangono opinioni, sbagliate secondo me, però opinioni legittime, in quanto non lesive della vita altrui. MA diventano lesive quando vogliono privare la libertà di altri, e proprio per questo, restando il fatto che chi lo ha ‘dentro’ il bambino è la donna, lei ne è la prima responsabile, in ordine di tempo, e toglierle il diritto di non partorire è togliere un diritto a Lei, con buona di pace di Dio che si vedrà pure privato di una creatura, ma intanto vedrà rispettati i diritti di un’altra, la donna. Quindi fossi Dio, dal mio punto di vista ateo, mi potrei consolare.
Nel medioevo, quando il potere della chiesa era pervasivo e totalizzante in ogni campo, l’idea che cio che era ‘altro’ dall’ordine morale fosse egualmente legittimo da poter essere sostenuto e praticato era un’eresia. Oggi sono stati fatti dei passi avanti, ma ancora oggi l’idea stessa che, banalmente, alcuni possano fare qualcosa, senza danneggiare nessuno, ed altri, spinti da altre convinzioni, senza danneggiare a loro volta nessuno, possano fare qualcosa di diverso o contrario addirittura, non è ancora assimilata da tutti, a tal punto da essere ‘fissata’ dal punto di vista giuridico. In certi campi questa idea è passata, ma quando si tratta di affrontare alcuni argomenti che ‘cozzano’ con istituzioni che vogliono avere l’escusiva nel campo della morale, ecco che anche la legge abbassa la testa, e i cittadini hanno solo da aspettare qualche decina di anni, perchè, tra qualche decina di anni, i nostri figli si chiederanno come era possibile che non fossero chiare agli adulti di oggi certe libertà della persona che col tempo verranno riconosciute. (Se proprio vogliamo essere positivi).
Dopo di che, il discorso è anche questo: le donne non sono solo ‘creatrici di vita’, fino a che la scienza non dimostrerà che potrebbero creare i figli da sole (in realtà lo sarebbe già, ma lasciamo stare questo discorso se no non si finisce più). Definire le donne ‘creatrici di vita’ semplicemente negherebbe l’esistenza della coppia spermatozoo-ovulo che permette la creazione della vita così come fino ad ora avviene sulla terra (tolte alcune forme di vita). Eventualmente le donne sono ‘creatrici dirette’ di vita, o creatrici ultime di vita.
Proprio per questo, per quanto ad alcuni possa sembrare un discorso un pò strano, questo sottolineare la necessità della coppia per creare la vita, è in realtà un passo importante nella definizione dei diritti della donna, e aiuta a comprendere come una donna possa non volere un figlio, non essendo appunto una fattrice, una ‘creatrice di vita’, ma una vita che deve e vuole continuare a vivere dopo che ha creato, ed è meglio pensarci prima alla propria vita e alla vita di chi sta per nascere e alla vita di chi ti sta a fianco dopo il parto, per non dover piangere di più o fare solo del male a questa nuova vita dopo che sia stata data al mondo. E le donne ci pensano già a queste cose, è inutile dire che abortire è comunque un dolore per una donna, anche senza Ferrara che gli dica che stanno commettendo un assassinio. L’evoluzione della razza umana ha portato uomo e donna ad essere di più che semplici portatori di spermatozoi e ovuli, per quanto questo a Ferrara possa sembrare strano.
Per Stefano:
Tanto di cappelo a te, uomo, che sei riuscito a dare una spiegazione molto reale del fatto. Ci sei arrivato prima tu, maschio, della Santachè l’altra sera a Controcorrente…poverina, è troppo annebbiata dalla sua posizione politica a dalle sue serate negli esclusivi club del Briatore per capire che nel mondo ci posso essere altre realtà.
Inutile dire che ti quoto in pieno, anche e soprattutto nella parte dove eprimi a giustissima ragione che senza l’uomo, la donna non è proprio fattrice di un bel niente. La donna non può essere madre senza la partecipazione di un maschio. Se poi, decide di farsi ‘prestare’ il seme da un donatore e di crescere un figlio tutta sola, questa è un’altra storia. Sono creatrici e portartici di una nuova vita in una vita, ma non sono le uniche. Anche il maschietto vuole la sua parte, come è giusto. Diavolo, la potenza generatrice non è uno scherzo!!!
Se servono entrambi per creare una nuova vita, un motivo ci sarà, anche se credo che tra un pò -spero di non essere più qui a vedere…-, ci ritroveremo con i bambini imbottigliati come la salsa al supermercato, in modo che le donne possano sceglierli biondi, mori, con occhi azzurri, marroni…che tristezza…
Vedi, per quanto ingiusto e ai limiti dell’ingerenza, mi può anche stare bene -per modo di dire- che la Chiesa non sia a favore dell’aborto, ma che un Ferrara - e soci…- arrivi a tacciare delle donne che devono o scelgono di abortire come ASSASSINE, davvero non mi va giù.
Sono finiti i tempi in cui si era costretti a fare figli per forza, quasi ci fosse una legge ad imporre la cosa. Sono finiti i tempi in cui la donna doveva chinare per forza la testa, eppure ci sono ancora tante, troppe persone -ipocrite- che additano le scelte altrui. Io sono per il discutere un fatto: non importa se l’altra parte non condivide le mie idee e viceversa. Discutere è una cosa, tacciare gli altri con epiteti poco lusinghieri è un’altra. Da qui, come ovvio, si ritorna ai tempi delle contestastioni con ovvie e deleterie conseguenze.
Meglio:
discutere, e GIUDICARE
[perchè si può anche giudicare, se lo si fa con rispetto, anche se ormai va di moda, l’espressione vigliacca e ipocrita (perchè sia vigliacca e ipocrita si capisce da sè) :io non ti giudico, e che cavolo se fai una stronzata sono in pieno diritto di giudicarti, finchè sono in possesso delle mie facoltà mentali per lo meno, se permetti….]
è una cosa, privare gli altri della propria libertà è un’altra, perchè questo fanno gli oppositori dell’aborto. Qualcuno di veramente intelligente, non come il platinette barbuto, disse: La mia libertà finisce dove inizia la tua. Basterebbe tenere presente questa frase per capire che permettere l’aborto non priva nessuno della libertà, vietarlo priva le donne della propria libertà, questo semplice discorso per Ferrara a quanto pare è difficile da comprendere.
E spiegare a queste persone che non tutti sono cattolici e non tutti intendono la vita come la intendono i cattolici mi sembra superfluo, se non offensivo, rischierei di accusarli di essere rimasti al tempo del medioevo…(!)
E’ una questione di civiltà insomma, e di dare tempo al tempo, solo che c’è chi, non offuscato da nebbie metafisiche, ci arriva prima, e pensa soprattutto a rispettare quelli che stanno di qua, e chi, occupato a rispettare le leggi di chi governa un presunto al di là, deve aspettare ancora qualche decina di anni come dicevo, cercando nel frattempo di imporre la loro legge morale alle povere pecorelle smarrite nel giardino del loro Dio, pecorelle che peraltro vorrebbero solo pascolare per un pò di anni in santa pace…
Buon weekend, scusate, fine settimana.
E bravo il grande Stefano!!!
Non è sviolinata, ma sono pienamente d’accordo con te!!
Vedi che, poi, non sono proprio così cattiva e assolutista??
Gioia -passami un pò di confidenza…-, purtropo dove c’è oscurantismo non può esserci la pace, e si vede!! Poveri noi: le lancette dell’orologio cadenzano un tempo che, anzichè progredire si ferma per un attimo e ripercorre tutto all’indietro. C’è ancora il Medioevo, ci sono ancora gli inquisitori, i suoi tribunali. Hanno cambiato abiti ma la solfa è quella…
Ma sai, di solito chi è oscurantista è mooooltooooo liberale con le cazzate che potenzialmente commette e sa di poter mettere in atto.
Buon WE anche a te!!
P.S. Mai scusarsi di far fuori le proprie ragioni!
Ma no… lo scusate era per aver usato l’espressione odiosa ‘weekend’ che a volte scappa anche a me! Esiste fine settimana, usiamolo cazzo. Del cazzo si mi scuso, ehm dell’espressione.
In ongi caso, visto che in questo post si parla di donne, si legga l’articolo di Silvia Ballestra sull’Unità del 4 aprile di pag. 24. Su una sola cosa non concordo pienamente, sul finale vagamente ottimista, (anche se bisognerebbe sempre esserlo, in questo caso non è proprio così facile). Chi legge capirà.
E quando dopo il parto vieni lasciata sola con i tuoi immensi problemi e non sai dove e’ meglio lasciare il bambino se devi correre al lavoro?
Si e’ sempre parlato pochissimo di questo.
Anni, anni e anni di difficolta’ per le donne nel trovare un nido, un asilo adeguato e a prezzi calmierati. E si permettono di parlare ….di cose che non sanno o … non vogliono approfondire.
Cara Lidia,
un breve commento. Hai scritto un report sulla condizione della donna italiana, prego specificare italiana, perche’ altrove non e’ cosi’ nera. Alle tue sacrosante parole, fatti soprattutto e inconfutabili, hanno risposto troppe opinioni (e io qui, e allora tu la’, femminista a te, maschilista a lui, Ferrara maledetto, raschia e non rischia). Avrei voluto leggere altri fatti e altre cifre a corollario di opinioni diverse. Ma no, l’Italia si anima solo se e’ in disaccordo con chiunque e allora si scatena. In rissa, se pur contenuta come in questo blog.
Cerchiamo di essere, o di imparare a essere piu’ democratici. La neonascita di un partito che porta questo nome dovrebbe farci pensare che non lo siamo ancora. Mi rivolgo poi a alcuni dei commentarori: non approfittate di un bel blog come questo per parlare tra voi. Telefonatevi, perche’ alla fine tutto diventa pettegolezzo, poco interessante per gli altri.
Un saluto dalla Finlandia
Per Fabrizio Carbone:
Parlare tra di noi significa anche confrontare le nostre opinioni -diverse-. E’ comunicazione, cercare un filo conduttore in idee che possono essere in disaccordo ma che non sfociano in rissa. Questa è democrazia, almeno secondo il mio punto di vista. Siccome mi sento chiamata in causa per i miei discorsi con un utente, non credo di aver violato alcuna regola base in un blog che affronta un problema e che vede controverse due idde. Se non lo trovi interessante significa che sei poco portata al dialogo. Se hai letto con attenzione i nostri post, hai potuto anche constatare che non si è parlato di mazzi cazzi e canarini, ma dell’argomento in questione, ovvero la 194 e le rispettive posizioni/idee sul ruolo uomo/donna in merito.
Alla faccia della democrazia, vero?
P.S.Salutami la Finlandia, ma il tuo è un atteggiamenti tipico di un italiano.
Fattelo dire da kio marito che Finlandia e finlandesi li conosce molto bene perchè ci ha vissuto.
In generale.
Non mi piace sentire o leggere mazzi cazzi e canarini altrui ma fatti. Quando lavoravo a Panorama, nei tempi che era un settimanale, c’era uno slogan che diceva: i fatti separati dalle opinioni. Di fatti non ne sento in giro, di opinioni troppe. Lidia Ravera ha riversato nel suo blog un mare di fatti, non ne ho letti da parte di altri. Che poi io abbia un atteggiamento tipico di un italiano…
saluti dalla Finlandia
Forse non te ne sei accorto…ma Panorama è ancora un settimanale. Abbastanza buono, direi…
Saluti cari dalla Pianura Padana!
P.S.Magari ci si vede in Finlandia a fine Maggio…basta dire dove e quando.
Hyvää yötä!