riflessioni sulla scrittura
Ho sempre scritto sulla spinta di un bisogno mio, una mia personalissima necessità primaria, di sopportare il peso di un pensiero molesto, eventualmente di confutarlo.Ho scritto per consolarmi e per capire, per mettere ordine, per darmi speranza. Mentre lavoravo per me, mentre trovavo storie che animassero di ombre il buio davanti a me, rendendolo meno compatto, mentre cercavo di togliermi di dosso, scrivendo, l’unica sensazione per me intollerabile, quella dell’immobilità , dell’eterna ripetizione, dell’impotenza umana di fronte al destino/tempo, me ne sono accorta tanti anni fa, lavoravo anche per gli altri.
La condizione umana, subirla entrambi, tu che scrivi e chi ti legge, è una garanzia di comunicazione. L’autenticità , figlia del bisogno, diventa stile, ha un rintocco inequivocabile. Dall’altra parte lo sentono. I lettori, intendo. Ed ecco che il piccolo miracolo si compie. Curando te stessa, curi gli altri. Il che riduce, nei limiti del possibile, quella glassa di egocentrismo che si deposita su chi vive scrivendo. Ti dici che sei un tramite, un testimone, un metallo umile attraverso cui passa una sorta di energia esistenziale.
Ma è poi vero?
E perchè voglio scrivere un libro sull’innamorarsi e l’amare?



Almeno per me sei un diamante. Quello che hai appena scritto risponde ad una domanda che mi pongo da tempo: scrivere con talento si può imparare? Nello stesso tempo penso, che se è vero che hai sempre scritto per te e che la tua autenticità come dici tu traspare e fa da collante tra te e il lettore, la tua è una qualità innata, un dono personale che si manifesta tramite lo scrivere. Mi pongo sulla scia che lasci sperando che un giorno anch’io possa trovare la rotta.
Parlare e scrivere hanno un senso solo se ci sono ascoltatori e lettori, altrimenti saremmo muti. Ed da gli altri che paradossalmente deriva il nostro io, la cura e l’irrimediabile tempo.
vedo che percepisci bene i segnali di chi ti legge. Scrivi sull’amore, e ti auguro di innamorati.
il filo che ci lega è proprio questo: per te una necessità primaria scrivere, comunicare, per me una ciambella di salvataggio per sopravvivere, un bisogno irrinuciabile, l’azione più vicina al respirare e all’amare.
Visto che lo chiedi alla penultima riga, azzardo una mia risposta. Credo di si’, che sia vero, anche se non sempre. Quando si legge un libro che è stato scritto nel modo che racconti, è sempre vero. Dentro resta qualcosa di chi lo ha scritto, e raramente la si perde; di solito, anzi, è piuttosto evidente e se ne resta contagiati. Forse per questo penso che i libri, anche tra mille anni, dovrebbero essere fatti come ora, possibilmente ancora di carta (sintetica o riciclata, va bene lo stesso, purché frusci), con le pagine e la rilegatura, in modo da doverli toccare per forza. Non immagino nessuno essere mentalmente e intimamente coinvolto fissando uno schermo LCD, non è naturale. Un libro si palpa, si mette in tasca, si consuma, ha un suo odore, si guarda, si ripone e, dopo decenni, lo si rivede sullo scaffale di casa e lo si rilegge. Noi abbiamo la barba bianca, lui le pagine ingiallite, ma, siccome ne abbiamo scordato molti dettagli, lo rileggiamo con l’enorme piacere di chi sa che sta leggendo qualcosa che di certo gli piacerà , perché gli è già piaciuta. Ci troviamo storie, o anche solo singole frasi, che ci hanno toccato in profondità e che ci accompagnano per decenni, alcune per sempre. Non sempre, dicevo. Ma quando capita, è la conferma che vale la pena di leggere. E di scrivere, suppongo.
Gentile Autrice di “Porci con le ali”, diceva Francis Scott Fitzgerald: “Non scrivi perché hai bisogno di dire qualcosa, scrivi perché hai qualche cosa da dire”
Che ne dice, gentile scrittrice di crca un libro l’anno?
Gentile Autrice di “Porci con le ali” diceva Francis Scott Fitzgelard: “Non scrivi perché hai bisogno di dire qualcosa, scrivi perché hai qualcosa da dire.”
Che ne dice, gentite Autrice di quasi un libro l’anno?
Mi chiamo giancarlo ho 25 anni e studio storia moderna contemporanea presso l’università della Calabria.
Ho da poco acquistato il libro “porci con le ali”,devo dire che non l’ho letto bensi’ divorato in un paio di ore,lo trovo stupendo.
Devo essere sincero pochi in Italia scrivono come te e credoche le cose si possono cambiare solo se dall’altra parte c’è un pubblico che legge,legge e ancora legge!
Anche io un giorno vorrei,se sarò in grado,scrivere per aiutare gli altri.
Grazie non fermare mai la tua mente e soprattututto la tua mano!
P.S sarei molto lieto se accettassi un invito per un dibattito con i giovani della mia università .
Aspetto una risposta
Cara Lidia,
oggi ti ho ascoltato a Genova e mi sei piaciuta moltissimo. Interessante l’idea di scrivere un “saggio” sull’amore nell’età matura. Ho 57 anni, sposata da 32, una figlia di 24 anni, un solo uomo nella mia vita. Anch’io ho vissuto con l’incubo dell’età che passa. A 8 anni mi sentivo già vecchia. Mia madre mi rimproverava dicendomi “Sei la più vecchia (intendeva nei confronti di mia sorella di quattro anni) devi avere più giudizio” e… così via..Ho condiviso molto del tuo intervento, però non incasellerei mai l’amore nelle 3 categorie:
1) l’uomo maturo che si innamora di una più giovane
2) la donna matura che si innamora dell’uomo più giovane
3) la donna matura e l’uomo maturo che si innamorano
L’amore è universale, non esiste nè spazio, nè tempo. L’amore quando capita è un MIRACOLO!
Buon lavoro.
Ciao
Ivana
Ciao Lidia, sono molto felice di aver trovato il tuo blog. Credo di aver letto qualcosa di tuo, ma non ti conosco e so poco di te, non avevo mai pensato di cliccarti in internet . Invece ti ho sentita poco fa parlare a rai 2 e mi hai davvero colpita con le tue parole, con le tue idee di educazione e il tuo modo di comunicare diretto, lo stesso che usi quando scrivi, con una convinzione che già per come appare pura, limpida, elegante, basterebbe. Io rispondo così alla tua domanda, con una poesia che ho conosciuto grazie a quel film con cui guarda caso si chiudeva proprio il programma di stasera, l’attimo fuggente.
Oh me, oh vita !
Domande come queste mi perseguitano,
infiniti cortei d’infedeli,
città gremite di stolti,
che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita !
Risposta
Che tu sei qui,
che la vita esiste e l’identità ,
Che il potente spettacolo continui,
e che tu puoi contribuire con un verso.