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Riprendersi la politica?

Ravera | Lavori in corso | 25 Febbraio 2010 | 487 letture

Viene un tipo, un direttore di banca, molto preciso, molto deciso, perfino sincero. Mi chiede: vuoi candidarti con la lista civica per Emma Bonino? Naturalmente dico di no. Cioè: per Emma Bonino mi butterei nel fuoco, ma candidarmi a che? Il mio mestiere è un altro. Dice: guarda che un altro mestiere si può sempre imparare. Certo certo, dico, e lo saluto. Non vuole bere neanche un caffè. Qualche giorno dopo vado al teatro Sala Umberto, dove Emma incontra le donne. C’è un buon clima. Facce diverse, provenienze diverse, un bel video(ironico, che in politica ironia ce n’è così poca). Parole non troppe. Zero linguaggio pietrificato. Parlano una ragazza precaria, la madre di un handicappato, Franca Valeri ( che si impegna soltanto se vale veramente la pena), Dacia Maraini, la regista di un bel documentario sul corpo delle donne… E, con mio grande stupore: tutte parlano poco ( anch’io), nessuna sbrodola, nessuna si impadronisce del microfono per motivi personali. E poi, alla fine, parla lei. Lei Emma. Quarantacinque chili di donna. Energia allo stato puro. Prendo appunti , come faccio sempre : isolando frasi che mi piacciono. Eccone alcune: “Abbiamo leggi svedesi, ma le applichiamo in modo levantino” “Bisogna sapersi contaminare, non fare politica con il retrovisore, solo così si può governare un mondo complesso”. E’ vero, contamindandosi. “Sorellanza fra le donne io ne ho vista poca” (applausi addolorati). “Noi non vogliamo difendere i diritti delle nostre amiche, noi vogliamo difendere i diritti…anche i diritti degli avversari” “Mi hanno sempre appiccicato lo stereotipo della mangiafamiglie. Ma la famiglia è un nucelo affettivo che si coagula come può. Io ne ho un sacco di famiglie” (appalusi liberatori).” “Solo l’11% delle donne ha diritto agli asili nido” “Io non mi sento sminuita quando imparo dagli altri” “Voglio una sanità trasparente: sarà difficile” . “Un infermiere di quartiere, il medico di base anche il sabato e la domenica.” “Io non sporcherò la città con la mia faccia, mettetela voi alla finestra di casa vostra:è una assunzione di responsabilità. Cose così. Sento, improvvisamente, sciogliersi qualcosa. Un grumo di ghiaccio. E se davvero, per una volta ancora, riuscissi a crederci, che si può fare qualcosa, che la politica è lavorare per il bene comune, organizzare sollievo, fare cose? Decido, lì, mentre batto le mani, che mi metterò d’impegno. E’ un modo di reagire attivo, al degrado della politica.Forse non mi basta più, fare il “grillo scrivente”. …

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