scrivere libri, vendere libri…
Mi ero data un mese per la promozione, fase del mestiere di scrittore verso la quale non nutro, ovviamente, un entusiasmo particolare. Nel momento centrale della piccola strategia di commercio, il salone del libro di Torino, gremito di folla, con un bel po’ di interviste concentrate , una presentazione in un buon punto(sala azzurra) a una buona ora (le 19) e con un buon presentatore , (Gherardo Colombo) il mio sistema immunitario si ribella e finisco totalmente afona. Laringite fulminante. Mi farcisco di cortisone come un’ oca natalizia su consiglio del dottor Best Seller(Andrea Vitali , come me autore Garzanti) e riesco a portare a termine una performance sulle cinque previste (Gherardo è bravo, il pubblico tace affettuoso mentre gracchio nel microfono), torno in albergo, moderatamente avvilita. La notte, dopata di Bentelan come sono, ovviamente, non dormo e mi metto a pensare. Sapete come si pensa di notte, no? Lucidi,lenti, negativi, oppressi da affliggenti forme di coerenza. Bene, penso: essere messa dal proprio corpo in condizioni di tacere nel momento in cui devi “parlare” di quello che hai “scritto”, non sarà un messaggio simbolico? E se la dovessi proprio piantare di rincorrere i lettori sventolando le mie pagine? Quando la letteratura era un consumo voluttuario ed elitario, oppure popolare e necessario, prima della televisione, della radio, delle classifiche, quando i libri non avevano concorrenza , a parte il teatro e la musica, sul piano dell’intrattenimento intelligente, quando per scrivere un romanzo ti chiudevi nel tuo castello per anni e anni, quando non c’erano i bollini siae, quando non scriveva un romanzo chiunque fosse diventato famoso o volesse diventarlo…quando non uscivano 150 mila libri al giorno eppure la lettura era corredo naturale di chiunque non fosse analfabeta…a quei tempi, dico, si andava in giro a “promuovere”? Forse…magari in modi che non riusciamo neanche a immaginare. Resta il fatto che essere ossessionati dal mercato non fa bene agli scrittori ( alla scrittura). Non fa bene far coincidere meccanicamente la qualità con le vendite. Le due cose non si escludono, ma non si somigliano. Sono due dati non comunicanti. Ho letto di recente un romanzo davvero bello. La scomparsa dell’alfabeto, di Valeria Viganò. Per le edizioni Nottetempo. L’avete mai sentita nominare? E’ mai stata in cima alla lista dei best seller? Ha mai vinto il Premio Strega? E Annamaria Carpi, altra scrittrice di valore indiscusso? Mai letta?Potrei citarvene altre, altri. Beppe Sebaste, raffinato e graffiante: Strega, Campiello…? Mai. Dobbiamo inchinarci davanti a M.Mazzantini perchè vende centinaia di migliaia di copie, a Faletti, trionfatore assoluto del salone del libro di Torino? Dovremmo provare a darci valore l’un l’altro, seguendo schemi altri dal successo di mercato. Analizzare valutare confrontare godere correggere segnalare approfondire…non soltanto contare le copie. O no? Vivere di letteratura è entusiasmante, ancora oggi, ma bisogna amarla. Amare le parole, le storie raccontate bene, i sottotesti, le ambiguità , le illuminazioni, bisogna aver desiderio e bisogno di scavare un po’ più a fondo nella vita, nelle vite…se vivere di letteratura vuol dire soltanto inseguire le vendite, come se quello specchio deformato fosse l’unico in cui si può specchiare Narciso, allora tanto vale fare qualcos’altro. Un mestiere magari più semplice.



Sai Lidia, amare le parole scritte ha un valore inestimabile. Non importa se il libro che ti piace è candidato allo Strega o è scritto da una strega, importa che sia un buon libro. Scritto bene, emozionante, coinvolgente. Il fatto che siamo circondati da brutture immense, e noi piccole librerie che ci permettiamo il lusso di ” scegliere solo autori che ci piacciono” siamo derisi dal potere cosiddetto intellettuale che gironzola per il nostro Paese.
probabilmente non sarò nessuno, non conterò un accidente come opinionista, ma finora ho sempre presentato libri che mi hanno preso. Non faccio di mestiere la lavandaia, vendo libri che parlano all’anima, e spero di continuare a farlo. Ti chiamo domani e ci vediamo domenica, non raffreddarti, ti prego. Alina
Mi permetta di dissentire sopratutto perchè si perderebbe l’occasione di venire a contatto con persone come lei e la Viganò che conosco, che oltre a saper fare bene il proprio lavoro mi fanno sperare in una società migliore.
Sono felice di leggere tra la lista degli scrittori poco nominati Beppe Sebaste.
H.P., la storia di Henry Paul, autista di Lady Diana durante la tragica notte della sua morte, è un bellissimo romanzo.
Più la società si evolve (fortunatamente!) offrendo ad una sempre più ampia fascia di popolazione tutte le opzioni (150.000 autori al giorno solo di libri!), più diventa evidente a tutti quanto sia inevitabilmente parziale, marginale, soggettiva, artificiale e transitoria la “fama”, le cui imprevedibili variazioni ti disturbano così tanto, soprattutto quale metro per la valutazione oggettiva dell’autore…..
Forse è solo un fatto “economico” di diluizione: più ce n’è, più la qualità si abbassa…se fossero pubblicati oggi I Promessi Sposi potrebbero ancora diventare il monumento “aere perennius” di quello del suo autore in piazza San Fedele? Ci saranno mai monumenti così a Steven Spielberg o a Sergio Leone, tanto per fare i primi esempi che mi vengono in mente (ma potrei metterci anche “porci con le ali” con tua buona pace!!)? E soprattutto saranno le loro opere, che mi hanno colpito ed emozionato molto di più dei promessi sposi, “aere perennius”? Non lo so, ma tendo a non crederlo probabile…….
Per contro la oggettiva qualità assolutamente straordinaria di alcuni personaggi del passato (Leopardi ad esempio o Dante o molti altri) ci farebbero credere che no, che una realtà oggettiva c’è e che prevale e che la fama è un buon metro delle qualità dell’autore…non so…
le piramidi ci sono solo perchè a pensare, decidere e comandare c’erano solo pochissime persone su un popolo sterminato di schiavi o perchè i Faraoni avevano qualità eccezionali?
Alla fine la sintesi alla “Alberoni” è che la “fama” è un piacevolissimo accessorio che però non è in grado, proprio perchè imprevedibile ed instabile, di sostenere a vita nessuno, nemmeno le persone più straordinarie….quello che invece sostiene è l’amore sincero per quello che si fa che se pure, come concludi, può essere importante per il raggiungimento della “fama”(numero di copie vendute), lo è molto di più per vivere felici (o forse, meglio, solo sereni o cmq meno tristi).
Ti ho vista da Augias e mi sei sembrata in gran forma, in tutti i sensi. ciao