HOME | BIOGRAFIA | IMMAGINI | SEZIONI | SCRIVIMI



scrivere libri, vendere libri…

Lidia Ravera | Lavori in corso | 21 Maggio 2009 | 1,470 letture

Mi ero data un mese per la promozione, fase del mestiere di scrittore verso la quale non nutro, ovviamente, un entusiasmo particolare. Nel momento centrale della piccola strategia di commercio, il salone del libro di Torino, gremito di folla, con un bel po’ di interviste concentrate , una presentazione in un buon punto(sala azzurra) a una buona ora (le 19) e con un buon presentatore , (Gherardo Colombo) il mio sistema immunitario si ribella e finisco totalmente afona. Laringite fulminante. Mi farcisco di cortisone come un’ oca natalizia su consiglio del dottor Best Seller(Andrea Vitali , come me autore Garzanti) e riesco a portare a termine una performance sulle cinque previste (Gherardo è bravo, il pubblico tace affettuoso mentre gracchio nel microfono), torno in albergo, moderatamente avvilita. La notte, dopata di Bentelan come sono, ovviamente, non dormo e mi metto a pensare. Sapete come si pensa di notte, no? Lucidi,lenti, negativi, oppressi da affliggenti forme di coerenza. Bene, penso: essere messa dal proprio corpo in condizioni di tacere nel momento in cui devi “parlare” di quello che hai “scritto”, non sarà un messaggio simbolico? E se la dovessi proprio piantare di rincorrere i lettori sventolando le mie pagine? Quando la letteratura era un consumo voluttuario ed elitario, oppure popolare e necessario, prima della televisione, della radio, delle classifiche, quando i libri non avevano concorrenza , a parte il teatro e la musica, sul piano dell’intrattenimento intelligente, quando per scrivere un romanzo ti chiudevi nel tuo castello per anni e anni, quando non c’erano i bollini siae, quando non scriveva un romanzo chiunque fosse diventato famoso o volesse diventarlo…quando non uscivano 150 mila libri al giorno eppure la lettura era corredo naturale di chiunque non fosse analfabeta…a quei tempi, dico, si andava in giro a “promuovere”? Forse…magari in modi che non riusciamo neanche a immaginare. Resta il fatto che essere ossessionati dal mercato non fa bene agli scrittori ( alla scrittura). Non fa bene far coincidere meccanicamente la qualità con le vendite. Le due cose non si escludono, ma non si somigliano. Sono due dati non comunicanti. Ho letto di recente un romanzo davvero bello. La scomparsa dell’alfabeto, di Valeria Viganò. Per le edizioni Nottetempo. L’avete mai sentita nominare? E’ mai stata in cima alla lista dei best seller? Ha mai vinto il Premio Strega? E Annamaria Carpi, altra scrittrice di valore indiscusso? Mai letta?Potrei citarvene altre, altri. Beppe Sebaste, raffinato e graffiante: Strega, Campiello…? Mai. Dobbiamo inchinarci davanti a M.Mazzantini perchè vende centinaia di migliaia di copie, a Faletti, trionfatore assoluto del salone del libro di Torino? Dovremmo provare a darci valore l’un l’altro, seguendo schemi altri dal successo di mercato. Analizzare valutare confrontare godere correggere segnalare approfondire…non soltanto contare le copie. O no? Vivere di letteratura è entusiasmante, ancora oggi, ma bisogna amarla. Amare le parole, le storie raccontate bene, i sottotesti, le ambiguità, le illuminazioni, bisogna aver desiderio e bisogno di scavare un po’ più a fondo nella vita, nelle vite…se vivere di letteratura vuol dire soltanto inseguire le vendite, come se quello specchio deformato fosse l’unico in cui si può specchiare Narciso, allora tanto vale fare qualcos’altro. Un mestiere magari più semplice.

4 commenti

Lascia un commento

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI