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silenzio soldati e detriti

lidiaravera | Lavori in corso | 4 Maggio 2009 | 1,278 letture

Sembrava che fosse passata la guerra, a L’aquila, ieri pomeriggio, per poi ritirarsi, lasciando qualche guarnigione di giovani in divisa ( vigili del fuoco, soldati, carabinieri), mucchi di macerie e un silenzio esagerato. Ero con Camilla , architetta, scampata al peggio, accampata in una tenda, che però sta nel suo giardino. E con un ufficiale dei vigili del fuoco. Da soli non si può entrare, nella città assediata dal silenzio. Le scosse continuano. Per scendere dalla macchina devi mettere l’elmetto. Il freddo è pungente.Le montagne vicine e coperte di neve. Ero appena uscita da un piccolo teatro-tenda, il teatro zeta, dove attori cantanti musicisti rockettari violinisti scrittori si erano alteranti su un piccolo palcoscenico per cantare suonare leggere recitare. Ciascuno,me inclusa, voleva soltanto testimoniare un sentimento: l’empatia, il persistere di una attenzione affettuosa verso le popolazioni colpite dal sisma. E una convinzione: l’arte consola, aiuta, dà forza…l’arte serve. Soprattutto nelle emergenze psicologiche. E’ stato uno spettacolo senza retorica, sobrio e intenso. Io ho letto una specie di calorosa esortazione a scrivere, a raccontare quei pochi eterni secondi, e poi il dopo, anche l’oggi, con una città e una vita da ricostruire. Scrivere è l’unica arma che conosco per combattere l’impotenza, l’unico contenitore per l’angoscia, l’unico modo che so, per mettere ordine, per trovare una distanza. Per ricordare e per dimenticare. Qualcuno ha già risposto.

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