Storyfull l’agenzia che smaschera le bufale

Se si prende per oro colato tutto quello che viene scritto sui social media, il rischio è quello di prendere delle grosse cantonate; ancora più grave se a cascarci è un giornalista, che avrebbe il dovere perlomeno di accertarsi della validità delle fonti. Così proprio l’altro giorno girava l’ultima delle bufale sul web, la morte dello scrittore statunitense Dan Brown, annunciata nientemeno che dal suo stimato collega italiano Umberto Eco su Twitter. Peccato che il profilo dell’intellettuale del Pendolo di Foucault fosse un falso, e che dunque Brown stesse benissimo. Anche su Philip Roth è corsa sui social la voce infondata della sua scomparsa (e ci si chiede come mai i social-internauti burloni prendano di mira gli scrittori).

Per fortuna che, parallelamente al proliferare di account fake e di notizie false, stanno nascendo servizi di news checking e agenzie giornalistiche nate per monitorare il flusso di informazioni sui social network. In Irlanda è nata una delle più interessanti, Storyful, fondata dal giornalista Mark Little, che si presenta come “la prima news agency dell’era dei social media”.

Storyful controlla le notizie che girano in rete su due fronti. Da un lato utilizza un sistema di riconoscimento semantico messo a punto in collaborazione con l’Università di Dublino, il quale riconosce l’uso frequente di parole come ad esempio “bomba” o “attentato” all’interno dei messaggi, spia che sta circolando un nuovo scoop. Il controllo si estende anche a immagini e video.

In secondo luogo Storyful si affida al controllo manuale di uno staff di giornalisti navigati provenienti da realtà come BBC, CNN e Reuters, i quali collaborano con designer e programmatori per verificare la veridicità delle storie.
Il segreto dell’agenzia di Mark Little è: diffidare sempre. Peccato non ci sia un servizio analogo anche in Italia.

Autore dell'articolo: admin

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