svegliarsi tristi
Questa mattina mi sono svegliata così: maledettamente triste. Vi capita mai? Vi capita mai di svegliarvi con il peso di tutta la vita vissuta addosso e una sensazione di fine dei giochi, fine delle illusioni, della speranza, dell’ambizione, del desiderio…?Non è niente di specifico o razionale o personale, è un uggia diffusa. I gesti del mattino, lavarsi i denti, vestirsi, svitare e riavvitare la moka, aprire un pacchetto di biscotti …assumono lo statuto simbolico di ripetizioni mortali, e la giornata tutta, nonostante il sole e il cielo e i tetti che entrano prepotenti e azzurri dalle vetrate, ti appare come un disadorno pantano da attraversare non per spirito d’avventura ma per obbligo. Vi capita mai?



si capita sempre più spesso anche a me….forse non così aspecifico o irrazionale come lo indichi tu….
mi ritrovo in quelle riflessioni di cardarelli che ti cito in ordine sparso e certamente in modo inesatto:
“findove il cuore mi resse arditamente mi spinsi……ora la mia vita è fatta di rovinose abitudini …..e sogno partenze improbabili ecc ecc ecc ..e ho pace solo nel sonno, se viene…”
magnifca sintesi di questo (mio) sentire…
se vuoi ascoltare la poesia recitata magistralmente da Gassman (il più grande di tutti , altro che carmelo bene o benigni!) dammi un’email a cui mandartela
Sì, ci capita anche a noi, specie quando la moglie è nervosa.
Baci,
Raffaele (quello che “sa vestire i pensieri…”)
Mi capita di svegliarmi triste quando non c’è il sole, quando non trovo il latte in frigo nè un pacco di biscotti da aprire, quando trovo tre chiamate perse di mia madre, portatrice sana di ansie generazionali, quando ancora impastata di sogni , mentre cerco di ricostruire scenari onirici di cui percepisco ancora il ricordo, mi accorgo che piove a dirotto e non ho l’ombrello e di sotto c’è un ragazzo della mia età che dorme dentro un sacco a pelo sotto la pensilina di un negozio, oppure il giorno dopo aver assistito ad un incontro al Valle sull’emergenza cultura, quando prendo atto che la sala di velluto rosso è gremita di teste canute, alcune originali, altre sotto mentite spoglie.
Per il resto tutto bene.
Un amore a cui riferirsi
farci confluire
i giorni le facce
le notti i problemi
affidarli alla generosa discrezione
del nostro bisogno di confidenza
e andare verso un dunque
verso una fine
del vissuto sembra non esistere un fine
il ricordo
lo inghiotte la notte…
il nulla
i figli
la morte.
Questo misterioso esserci stati
un lungo attimo
poi perdersi.
Né che,…, tremando di desiderio avrebbe capito con accettabile disperazione che il desiderio fallisce sempre, ma avrebbe continuato a tremare.
La vergine nel giardino, A. S. BYATT
per te,
chi
Capita anche a me cara Lidia. Sembra quasi che si debba sopportare il peso del mondo!
E man mano che si invecchia…sempre di piu’!
Mi aiuta guardare il mio cane che continua ad avere, nonostante sia stata aggredita ultimamente da due cani randagi, molta fiducia nei suoi simili durante le quotidiane passeggiate.
Poi anche la radio mi aiuta e tutto il resto…Ogni giorno poi, se ci pensi, ti regala qualcosina di diverso!
Puoi fare, p.f., un piccolo resoconto di cio’ che e’ accaduto al Valle? Grazie.
;-))
credo, ma non sono un esperto,che sia fisilogico. Come se, a scadenze piu’ o meno fisse, si siano accumulate tante di quelle tossine psicofisiche, etiche, morali o semplicemente tossine, che sia arrivato il momento di svuotare il cestino. A volte ci vuole un giorno intero perche’ gli accumuli sono tanti…Poi, almeno a me, passa. Mi aiuta la Natura, quella che considero con la maiuscola e che mi porto accanto da una vita. Un abbraccio
Cara Lidia,mi capita frequentemente in questo periodo dell’anno;credo sia da legare anche al nostro corpo che cerca di ripartire dopo le fatiche invernali,che cerca di smaltire le tossine fisiche e psichiche affrontando una nuova primavera(anche da un punto di vista alimentare dovremmo favorire in questo periodo una dieta di depurazione per il fegato,appesantito,almeno nel mio caso,da qualche stravizio pasquale…. )
Certo il periodo politico che stiamo attreversando è fortemente depressogeno,il rischio di ritrovarci tra due settimane un nuovo governo di centrodestra fa venire i brividi,ma così è,non buttiamoci troppo giù e confidiamo nelle amicizie e nella bellezza che ci sta incontro.
Buona domenica
Mario
Svegliarsi tristi è la normalità ! Scoprire di essere vivi è già di per sè angosciante: sarebbe assurdo se ci svegliassimo contenti…
fino ad oggi pensavo di essere sola nel portare questo peso del risveglio,
ma sono proprio io? -mi chiedo- oppure sono soltanto un sogno di quacun altro?
se non fossi mai nata sarei in qualche altra dimensione?
e dopo morta sarà come non essere mai nata?
o il fatto di essere nati ci rende in qualche modo immortali?
Peccato non sapere come andrà a finire……..!!!!!
Nel frattempo vivo le vite di mille altre persone leggendo libri.
Buona vita a tutti…..in pace e rispetto!
Stefania
Mi capita talmente spesso che quasi riesco a ‘gestire’ questa sensazione fingendo di non farci più caso…
Forse mi sto rassegnando, sto crescendo davvero e mi accordo che, comunque, le illusioni e i progetti della verde età non erano destinati a diventare oggettività. Mi pesano molte cose che non ho visto realizzarsi, molti sacrifici che ho fatto e che non mi hanno portato da nessuna parte. Una specie di missione che ha sacrificato anni che non torneranno più e l’umilizazione di aver fatto tutto per niente. Sai, credo che sia un male un pò comune anche se non mezzo gaudio. Credo che molta tristezza non dipenda tanto dalla ‘ripetizione’ del quotidiano quanto dalla mancanza di speranze concrete per il futuro. C’ è troppa cattiveria, troppo menefreghismo, supponenza, indifferenza al dolore altrui per potersi svegliare di buon umore.
Faccio quello che ho sempre detestato per principio: vivo alla giornata, che potrebbe anche essere l’ultima.
Un abbraccio solidale.
T.
Grazie per aver condiviso con noi il tuo stato d’animo. Mi sembrerà di conoscerti un pò meglio. Qualche volta capita che la tristezza mi piombi addosso e solo quando riesco a parlarne con qualcuno, mi sento un pò meno triste e speranzosa che le cose possano cambiare, anche se come dici tu a volte è un sentimento indefinito, che non ha radici se non in se stesso. Un bacio,
Barbara
Grazie per avere manifestato questa sensazione: capita anche a me, e, man mano che passano gli anni, sempre piu’ spesso: ma, d’altra parte, ti leggo da quando ero ragazza perchè riesci a scrivere quelo che io provo.
Il dilemma è sempre lo stesso erano i tempi ad essere migliori oppure è la nostalgia della gioventu’?
Il peggio, dal mio punto di vista, è che piano pano passa la speranza e l’unica alternativa è la fuga dalla realtà: immersione in film e letture di “puro svago”, la ricerca di un amore (che non arriva mai), ecc
Sandra
Si capita molto spesso, ma mi convinco che forse vale la pena dare un significato nuovo alla giornata, lottando a spron battuto per ciò in cui credo. Non credo che tutto sia perduto, credo piuttosto che sta a noi fare in modo che cambi. A ciascuno di noi si può chiedere se ci si sente felici, e credo che pochi possano rispondere di esserlo nel senso pieno della parola, quello che non funziona è la società nella quale viviamo, che qualcuno cerca di descriverci come la migliore possibile, ma che ci rende come dei piccoli robot, tutti uguali nei movimenti e nelle abitudini, sempre a compiere gli stessi gesti periodicamente. Chi usa la coscienza, chi è consapevole, non può far altro che vivere con una sorta di amaro in bocca, ma ha il dovere di lottare, e questo lo si fa anche semplicemente condividendo incertezze e timori.
Grazie!
La ripetizione dei gesti, la quotidiana ritualità sono necessari alla vita quanto il mangiare e il bere. Sono la quieta banalità che ci consente di metterci in crisi, di sperare il diverso, di dare luogo all’immaginazione. il non senso del risveglio è abbastanza comune, credo, come il precipare dalle profondità dell’io, dove giace il miestero del sono, alla dimenzione normale del tempo.
Ma quale tristezza e tristezza ragazzi/e, ma di che state parlando?
Già solo il fatto che stiate scrivendo su qesto blog significa che appartente alla “parte fortunata” dell’umanità. Abbiamo avuto la fortuna di nascere nella parte civilizzata e benestante… ripeto BENESTANTE del Pianeta.
Il Mondo è pieno di gente che muore di fame e di sete, devo ricordarvelo io? Non credo!
Per cui il minimo, ripeto… il minimo sindacale richiesto da noi è di svegliarsi Felici e contribuire per quanto possibile a rendere felici gli altri che stanno peggio.
Tutto chiaro banda di filosofi disperati?
P.S.: Scuaste l’ink@zzatur@…
Mi capita spesso, e mi consola di non essere sola in questo sentire…non è l’età ( non sono nè giovane, nè vecchia ), ma ho come un senso di dissonanza rispetto al mondo. Non sopporto più chi litiga, l’arroganza, il fatto che non vci si guardi negli occhi….
C’è, comunque sempre qualcosa di buono, ma è avvolto nella nebbia del non sentire.
Approfitto per dirti ( il tu mi viene spontaneo ) : i tuoi libri mi accompagnano da tanti anni e sono come le tappe della vita; non li ho letti tutti in sequenza, per alcuni ho atteso il momento giusto ( i 30 a nni, i figli ecc…), altri li ho riletti quando ne avevo bisogno, altri ancora li ho comprati e ricomprati ( li presto e talvolta non tornano indietro ) ; mi ci sono ritrovata, li ho amati e vissuti. SEMPLICEMENTE GRAZIE.
Milena
Ti ho visto parlare in TV. La voce e lo sguardo rassegnato. Era forse la mattina di cui parli? Non facciamo prima a dirci che siamo depressi? Che non crediamo più nel futuro, perchè ce lo hanno già distrutto da anni. Che non ci fidiamo più di nessuno perchè ce l’hanno inculcato. Che, mal che vada, c’è sempre il divorzio…. Che la morte, anzichè farci pensare, approfondire, turbare, diventa sempre più spettacolare e così il dolore di chi resta. Lo spettacolo. E allora, perchè non svegliarsi tristi….?
Filosofi disperati?
Caspita che definizione!!! Sono ammirata da tanta saggezza. E’ verissimo, non benestanti -???- non dobbiamo mai lamentarci della fortuna che abbiamo avuto…peccato che forse, tanta tristezza sia dovuta proprio per la consapevolezza di quanto dolore ci sia nel mondo e di quanta impotenza il comune mortale abbia nella cognizione di questa drammatica verità.
I bambini muoiono di fame nel 2008 e noi ce ne stiamo a guardarli con la nostra forchetta di maccheroni al sugo che, magari non abbiamo ancora pagato dal droghiere perchè, dopo una vita di lavoro, non si arriva a fine mese.
Questo bellissimo discorso -e non c’è ironia, credimi- vai a farlo ai grossi e grassi cardinali che predicano la fratellanza universale ma mai e poi mai si spoglierebbero da fasti e lussi. Io, almeno, non speculo sulla vita di nessuno e non mi riempio la bocca di belle parole predicando bene e razzolando male.
Dunque non potremmo parlare di noi stessi perchè c’è la fame del mondo? Se non avessimo la possibilità di alzarci tristi e di mettere in causa la nostra vita, non avremmo nemmeno attenzione al resto dell’umanità. Non è attraverso la retorica della felicità o l’amputazione dello spirito che risolveremo i problemi del mondo, anzi li peggioreremmo.
A me è accaduto spesso in anni lontani e ora in tempi più recenti di svegliarmi triste. Ciò mi fa pensare che la cosa non dipenda solo o soprattutto dal tempo che passa, dall’età, dal futuro che si accorcia. Mi ha colpito l’immagine del “disadorno pantano” che smorza ogni “spirito d’avventura” Non si tratta di apprezzamento estetico, si tratta del fatto che recentemente in relazione ad uno stato d’animo analogo a me è venuta in mente l’immagine di “un giardino all’italiana”. Quando era ragazzina, ai giardini, anziché la meraviglia, mi prendeva un senso di noia di cui allora era propensa a considerare responsabile la natura del giardino; ora penso che dipendesse dal fatto che essa contrastava la mia voglia di muovermi , di fare, di agire, non di contemplare. Forse, le due immagini esprimono la stessa cosa: quella mancanza di sintonia, nel momento in cui se ne prende coscienza, che deriva dal trovarsi nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato.
PS. Sono un po’ intimorita nell’ entrare in questa “banda di filosofi disperati”, in questo blog di privilegiati che pretendono anche di essere tristi. Non capisco perché la tristezza debba accompagnarsi a una filosofia della disperazione. Ma, cosa c’entra la filosofia? E cosa c’entra il sindacato? E perché laddove non ha diritto di cittadinanza la tristezza, dovrebbe averlo l’”inkazzatura”?
Volevo solo dire che è facile confondere la “stanchezza di vivere” con la “tristezza di vivere” un nuovo giorno, un’alba nuova.
Scusate se ho offeso chicchesia… sono stato troppo diretto probabilmente e mi sono spiegato altrettanto male, concitazione da lavoro ^___^
‘disadorno pantano’, espressione odiosa soltanta a leggerla, pensa a sentirla, deve essere terribile.
per aiace: gassman è il meglio del peggio, cioè il PESSIMO
Si, mi capita. E quando mi capita mi sento in colpa, mi sento come una crepuscolare che si piange addosso: a volte questa sensazione mi scuote, a volte peggiora la situazione.
Leggere che capita anche a una persona come te mi da qualche speranza di potermi ritenere “normale”.
Si, perchè quando devi correre verso un lavoro dove devi essere totalmente impersonale e pronta a fronteggiare ogni imprevisto, non ci può essere spazio per la tristezza come per nessun stato d’animo. Devi spersonalizzarti, spogliarti della tua emotività e sfoggiare ora un sorriso ora un atteggiamento asettico anche se hai la morte dentro di te che ti attanaglia. Guardi gli altri e ti sembrano tutti soldatini assuefatti e integrati nel caos della vita e questo ti fa sentire anormale. Ti fa sentire fragile e la fragilità è un lusso che non puoi, non devi permetterti.
E’ dura, quando tutto, anche i semplici gesti quotidiani che riferisci, ti sembra insulso. Fuori piove, diluvia, tira vento, c’è un sole che spacca le pietre nel cielo sempre più blu….che importa? Nulla, quando quel tipo di tristezza ti avviluppa. Ti senti partecipe più che mai di tutte le tragedie e iniquità del mondo, ne senti tutto il peso e ti senti troppo tristemente fragile per reggerle e in qualche modo contrastarle. E questo ti rende ancora più triste.
certo! secondo me perchè si pensa in negativo..invece bisognerebbe pensare al lato positivo di ogni situazone!
Vienici a trovare su:
http://musinafelice.jimdo.com
http://helpland.forumfree.net
ciao mi chiamo hoan e ho 26 ani.e vero, mi capita speso a sentirmi molto triste senza nesun motivo credo,.mi sucede da quando sono arivata in italiacirca 3ani 3mesi.si come io non ho una famila e non sono uguali come igli altri ,ex.a intrare su un discorso con i mei amici ma di piu con il mio fidanzato ho ……..ci sono tante coze che mi intristice tantissimo ,mi sento sola abandonata non amata ,o tanta pura di tuto,i amici di mio compagno mi vogliono bene,invece i mei amici che mi li sonno scelte io non mi sonno vere ,mi sento bruta anche se il mio me lo dice che sonno una bella ragazza,mi sento inutile mi sento un schifo .ogni voltache mi sento cozi mi buto nel letto e piango .e poi si come io dipingo pure ho capitto che i mei quadri sonno con i vizi triste,.se mi pote rispondere .grazie mile.