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tornare in Italia

Lidia Ravera | Lavori in corso | 21 Giugno 2009 | 1,730 letture

Una settimana lontano dall’Italia, rinchiusa con ritmi da boy scout in una bellissima foresta finlandese, a discutere di letteratura con 60 scrittori e scrittrici e poeti e poetesse di tutto il mondo, dall’Estonia al Nordamerica, dalla Francia all’Islanda al Giappone. “ In other words” era il titolo di questa “Lahti International Writers Reunion” . Forse perché ero l’unica italiana, forse perché il discorso si faceva politico soltanto quando a parlare era uno scrittore la cui lingua madre era, in qualche modo, minacciata( per esempio, Zirat, romanziere curdo) forse perché non arrivavano, in quella clausura , neanche i giornali in inglese, ho sperimentato una sospensione dell’ansia, una benefica riduzione di quel poco o tanto di ossessivo che ci tiene legati alla cadenza quotidiana degli eventi. Ora, seduta nel non-luogo per eccellenza, l’aereoporto, gustando il piacere dell’ attesa, e già guastandolo con il pensiero del ritorno, mi interrogo: sono partita all’indomani del ddl che vieta le intercettazioni telefoniche a meno che uno non sia già, praticamente, in galera… che cosa sarà successo? Qualcuno avrà protestato? Ci sarà stata qualche manifestazione di civile dissenso? Sono partita a 5 giorni dall’ennesima conferma elettorale dei partiti di governo: avranno evitato, i ragazzi del piddì, di farsi del male reciclando vecchie soluzioni o litigandosi le colpe? La sinistra radicale, dispersa e perciò non eletta, realizzato lo stato d’emergenza, avrà deciso, finalmente, di ridurre le sfumature del rosso a qualche possibile scelta cromatica comune, così da offrire a tutti noi un tetto, un riparo dai venti che spingono l’Europa verso destra e rischiano di travolgerci con la forza di un uragano?Se riesci a ingannare il tempo con lo spazio, una settimana dura più di 7 giorni e consente qualche illusione. Magari ,la larga minoranza di italiani cui appartengo, la troverò determinata e ottimista?

Sono passati tre giorni. Ero appena sbarcata a Fiumicino e già qualcuno mi informava che una tizia bellona, di professione escort, dopo essere andata a letto con mister B. dietro compenso, ne aveva denunciato gli abituali traffici.La mattina dopo a Radio 24 l’avvocato Ghedini parlava di B. come si un “utilizzatore finale” e “consumatore non pagante” in quanto grossi quantitativi della merce di cui eccetera eccetera sono a sua disposizione gratuitamente o in cambio amicizia. La merce di cui si parlava ( si parla, e si parlerà) siamo noi, le donne. Certo, quelle che corrispondono ai gusti della maggioranza, cioè le donne giovani e dotate dell’appeal sessuale richiesto ( non userei la parola “belle”, la bellezza è una faccenda meno standardizzata, più complessa e degna), ma pur sempre donne. Esseri umani di genere femminile. Persone.

Ho avuto, è fin troppo ovvio, voglia di ripartire.

La Presidente Halonen, una signora che ha dovuto subire prima il corteggiamento non desiderato e poi l’insulto di B. ( una cosina leggera tipo: ma l’avete vista? E io ho dovuto anche …), tutti i pomeriggi, siccome le piace nuotare, si reca in una pubblica piscina, paga il biglietto, e, mentre un unico funzionario della sicurezza la segue con lo sguardo, macina vasche fra gli altri cittadini, si riveste nello stesso spogliatoio delle altre ( la traduttrice in finlandese di “Eterna ragazza”, presente all’incontro di Lahti, me l’ha raccontato), saluta e se ne torna al lavoro. Donna, Presidente. Questo è un aneddoto che descrive una democrazia.
E la mediocre squallida volgare noiosa storia da basso impero che mi/ci accompagna da giorni? Che cos’è?Che Nazione racconta? Le donne, là, governano il Paese, qui arredano le stanze dei potenti, li fanno divertire, si fanno smanazzare, prendono su qualche soldino e poi…ah , che tristezza!

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