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Ultime, le donne italiane

Lidia Ravera | Articoli | 21 Novembre 2007 | 2,383 letture

Non so quali siano i parametri che ci insediano all’ottantaquattresimo posto, dietro l’Albania come rispetto delle pari opportunità fra uomini e donne. So che “le donne” stiamo maluccio. Non abbiamo potere, né politico nè economico. Dio benedica Veltroni e il suo 50 % di femmine nel Pd. Si vede la differenza, si vedeva l’altro ieri alla prima riunione della comissione codice etico di cui faccio parte. La presidenza: una donna e un uomo. Interventi: metà donne. Le conclusioni: una donna, eletta relatrice.

E’ una base perché qualcosa cambi? E’ un passo, un primo passo.
E’ la strada da seguire: procedere per forzature, per obblighi. Imporre la parità della rappresentanza.
Perchè siamo ridotti così male? La Chiesa Cattolica, il Vaticano in casa. Non ci fa bene. La religione cattolica non dà alle donne pari dignità. Lasciate stare Maria Vergine. Eva è molto più pesante. Non ci sono donne sacerdote, quindi né vescovi né cardinali né papi.Chi se ne frega? Sbagliate. Conta. E’ un modello. Il modello cattolico è “donna sotto a far figli, senza pillola né aborto”, quando si sa bene che sdoganare il sesso dalla procreazione è alla base dell’emancipazione. Se sei schiava delle funzioni del tuo corpo addetto alla riproduzione della specie non lavori, non crei, non fai carriera, non diventi autonoma. Paese cattolico, quindi, paese che discrimina le donne. Fosse un paese protestante andrebbe già meglio: incoraggia lo sforzo individuale, la cultura protestante. Infatti i pastori-donna ci sono.

La rivoluzione è una macchina lenta. L’han messa in moto le suffragette all’inizio del secolo scorso. Poi c’è stato il femminismo. Una bella sferzata. Ma che fine ha fatto?
Basta accendere la tivvù per vedere quanto vale, che cosa conta, come è posizionata la donna in Italia. Cosce, culi, tette. Capelli, nasino. Oche giulive. Giulive di essere oche.

La ribellione degli anni settanta, la stiamo ancora pagando. Il prezzo è la solitudine di tante.

Le donne non sono considerate a pieno titolo persone: se no potrebbero invecchiare, continuando a mantenere la loro dignità. Come gli uomini.

Alle donne è concesso soltanto(o principalmente) il potere della seduzione. Impegnano in quel gioco (per alcune è un lavoro) i primi trent’anni della loro vita. Passati i 40 si rendono conto che è effimero, che non dura, che non le appaga. Provano a misurarsi con la carriera, ma è troppo tardi.
Donne giovani che non vogliono soltanto il potere di sedurre ce ne sono, ma vengono considerate minacciose e ostacolate in ogni modo.

Gli uomini ostacolano le donne (non tutti, certo, ma molti) perché ad ogni posto importante occupato da una donna ce n’è uno in meno per loro. E’ una spiegazione poco elegante, ma molto vera.

Le donne, anche questo va detto, amano il potere meno degli uomini . Cioè: sono molto più interessate alla relazione. La relazione con gli altri esseri umani. La paura che il potere neghi la relazione, o la irrigidisca in una fredda gerarchia, certe volte, le scoraggia, glielo fa temere. Comandare? E se poi mi ritrovo sola? Io più potente di lui… e se poi non mi ama più?

Alle undici, oggi, 19 novembre, sono stata invitata a Repubblica Tivvù a commentare i tristi dati della nostra mancata parità… ci sarà anche un tipa finlandese… chissà se riuscirò a dire quello che penso veramente?

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