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Un altro Tg è possibile?

admin | Articoli, l'Unità | 2 Marzo 2008 | 2,735 letture

“Ecco, i resti dei fratellini nelle bare qui a fianco. Sono praticamente in stato di mummificazione. La loro quasi sicuramente è stata una morte orribile. Ecco: potete sentire la folla che applaude al passaggio del carro funebre, in segno di rispetto. In segno di partecipazione..”. Il cronista, la mano stretta attorno al microfono, appare mesto, le facce rotonde dei ragazzini del paese di Gravina in Puglia premono per entrare nell’inquadratura. Forse conoscevano Ciccio e Tore, forse provano un senso di smarrimento e di pena, ma sono, in qualche modo, contenti di essere lì, di essere in televisione. La gente che passa per caso accanto ai luoghi dove succede una disgrazia diventa, se la disgrazia è eccezionale, comparsa in un telefilm dagli ascolti debordanti. Prime time, roba forte.

Ho appena finito di registrare una punta di fastidio (perché battono le mani? Non sarebbe più consono tacere e andare a casa?) che mi piomba addosso la seconda notizia del telegiornale: “una mamma e le sue tre figlie, una ragazza di 15 anni sono morte travolte da un auto che procedeva a folle velocità. Stavano alla fermata dell’autobus, a Fiumicino. No, non un autobus qualunque, uno scuolabus. Ci sono feriti gravi, fra la folla inerme. Quattro in “codice rosso”. Le immagini mostrano lamiere contorte, lenzuoli a coprire corpi e sangue. I carabinieri, i necrofori, il personale delle ambulanze , si muovono lentamente. I passanti, con un senso di scampato pericolo, entrano e escono dall’inquadratura, indolenti. Il servizio è breve, il fatto è successo da poco. Il servizio seguente, invece, è accurato, è la puntata più recente di una telenovela che va avanti da un pezzo: il delitto di Erba. E’ il giorno della deposizione dell’unico scampato alla strage, Mario Frigerio, un uomo magro dall’andatura incerta, che si appoggia ad una stampella. Il cronista riporta la sua testimonianza: “Non me la dimenticherò mai quella faccia finchè vivrò”, ha detto. Poi si è rivolto al suo assassino: “E’ inutile che mi guardi disgraziato”. Terribile. E’ finita? No. C’è ancora un’altra notizia: sono stati ritrovati alle porte di Montecatini i corpi senza vita di una madre e di una figlia. La madre era una poliziotta di 49 anni. Ha sparato prima alla figlia e poi a sé stessa. La figlia aveva 9 anni. Pare che l’omicidio suicidio sia “nato dal dissidio con l’ex coniuge”. Le immagini mostrano una macchina, una periferia. C’è poco da vedere. Ma le parole pesano. Mi accorgo che ho subìto il notiziario, fino a questo punto, quasi dieci minuti, in stato di apnea. Trattenevo il fiato. Una valanga di dolore allo stato puro. Bambini morti in fondo a un pozzo, vite stroncate nella situazione più quotidiana, bambine ammazzate dalla mamma, famiglie sgozzate dai vicini di casa. Come quinta notizia, per fortuna, ritorna la politica: con sollievo mi accorgo che posso ricominciare, dolcemente, ad annoiarmi. E’ davvero strano ritrovarla in fondo al telegiornale in tempi di campagna elettorale. In genere è lei, la protagonista dei tiggì. “E ora veniamo alla politica”, dice il conduttore. E senti, nettissimo, un senso di straniamento. La notizia riguarda il vertice del centro-destra. “Il partito della libertà è arrivato al dunque”, notifica il cronista. Ah sì? E quale sarebbe “il dunque”? Ma le candidature, ca va sans dire! Quanti di Alleanza Nazionale, quanti della Mussolini, quanti della Lega e quanti di Forza Italia, saranno messi in lista in modo da essere eletti? Probabilmente è in corso uno scannamento collettivo (nel nostro Paese, nel nostro Palazzo, nessuno fa niente per niente). Ma il sangue non scorre, rosso e visibile, come nel teatro di un’incidente stradale. La notizia seguente è di nuovo “politica”: Veltroni presenta il prefetto Serra, supercandidato nel Pd. Dichiara che Laici e Cattolici possono convivere. Senza morti e feriti, semmai qualche contusione mentale o morale. Finisce l’anomalo telegiornale del 26 febbraio, a meno di due mesi dal prossimo confronto elettorale. Spengo il televisore frastornata. Che cosa sta succedendo? L’irruzione della cronaca nera ha scansato la centralità dei soliti maneggi e magheggi. E’ apparsa particolarmente fatua la vita quotidiana dei partiti, dopo tutto quel dolore, tutta quella disperazione. La temperatura emotiva, salita alle stelle con la scoperta dei resti di due bambini, è ridiscesa violentemente quando di nuovo siamo stati ragguagliati sullo stato di salute dei due principali contendenti e sulle chances di tutti gli altri. Ce la farà Mastella a piazzarsi dopo che quasi tutte le porte gli sono state sbattute in faccia? Che cosa riceverà in dono Gianfranco Fini per essere tornato all’ovile scodinzolando? Improvvisamente, tutto questo tessuto di dichiarazioni e confutazioni, appare per quello che è: parole. Di questo vive la politica. Parole. La politica vive di parole. Ma non sono le parole durevoli della letteratura che raccontano storie e scavano dentro la vita, sono le parole effimere, le invenzioni lessicali di comodo, il gergo autoreferenziale degli addetti al governo. A schermo spento, mi accorgo che stavano proprio bene, le ultimissime sulla sfida elettorale, giù giù in fondo al tiggì, penso che dovrebbe essere sempre così. Prima la vita dei cittadini, i problemi reali, la descrizione delle condizioni di lavoro, i grandi e piccoli temi che coinvolgono le donne e gli uomini di questo e di altri paesi, poi la politica, se ha da proporre qualcosa per risolvere, migliorare, rilanciare, riformare, rivoluzionare lo stato di cose presente. Un telegiornale che informa e non deforma, che dà la parola a tutti quelli che hanno qualcosa da segnalare, anche se non sono portavoce o voce solista, del rutilante mondo della politica. Non sarebbe male, sarebbe una bella novità. Sarebbe una bella novità ascoltare, in televisione, voci di gente che non parla per professione, che chiede invece di promettere, che spiega e racconta invece di promuovere sé stesso o il proprio schieramento, perpetuamente in ansia, sempre costretto ad esibire la certezza della vittoria. Invece, per mandare i maneggi elettorali in seconda posizione, bisogna, evidentemente, finire morti ammazzati, farsi scannare in massa, farsi vittime. Possibile che siamo protagonisti del tele-giornale soltanto nel settore della cronaca nera?

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