Un altro Tg è possibile?
“Ecco, i resti dei fratellini nelle bare qui a fianco. Sono praticamente in stato di mummificazione. La loro quasi sicuramente è stata una morte orribile. Ecco: potete sentire la folla che applaude al passaggio del carro funebre, in segno di rispetto. In segno di partecipazione..”. Il cronista, la mano stretta attorno al microfono, appare mesto, le facce rotonde dei ragazzini del paese di Gravina in Puglia premono per entrare nell’inquadratura. Forse conoscevano Ciccio e Tore, forse provano un senso di smarrimento e di pena, ma sono, in qualche modo, contenti di essere lì, di essere in televisione. La gente che passa per caso accanto ai luoghi dove succede una disgrazia diventa, se la disgrazia è eccezionale, comparsa in un telefilm dagli ascolti debordanti. Prime time, roba forte.
Ho appena finito di registrare una punta di fastidio (perché battono le mani? Non sarebbe più consono tacere e andare a casa?) che mi piomba addosso la seconda notizia del telegiornale: “una mamma e le sue tre figlie, una ragazza di 15 anni sono morte travolte da un auto che procedeva a folle velocità. Stavano alla fermata dell’autobus, a Fiumicino. No, non un autobus qualunque, uno scuolabus. Ci sono feriti gravi, fra la folla inerme. Quattro in “codice rosso”. Le immagini mostrano lamiere contorte, lenzuoli a coprire corpi e sangue. I carabinieri, i necrofori, il personale delle ambulanze , si muovono lentamente. I passanti, con un senso di scampato pericolo, entrano e escono dall’inquadratura, indolenti. Il servizio è breve, il fatto è successo da poco. Il servizio seguente, invece, è accurato, è la puntata più recente di una telenovela che va avanti da un pezzo: il delitto di Erba. E’ il giorno della deposizione dell’unico scampato alla strage, Mario Frigerio, un uomo magro dall’andatura incerta, che si appoggia ad una stampella. Il cronista riporta la sua testimonianza: “Non me la dimenticherò mai quella faccia finchè vivrò”, ha detto. Poi si è rivolto al suo assassino: “E’ inutile che mi guardi disgraziato”. Terribile. E’ finita? No. C’è ancora un’altra notizia: sono stati ritrovati alle porte di Montecatini i corpi senza vita di una madre e di una figlia. La madre era una poliziotta di 49 anni. Ha sparato prima alla figlia e poi a sé stessa. La figlia aveva 9 anni. Pare che l’omicidio suicidio sia “nato dal dissidio con l’ex coniuge”. Le immagini mostrano una macchina, una periferia. C’è poco da vedere. Ma le parole pesano. Mi accorgo che ho subìto il notiziario, fino a questo punto, quasi dieci minuti, in stato di apnea. Trattenevo il fiato. Una valanga di dolore allo stato puro. Bambini morti in fondo a un pozzo, vite stroncate nella situazione più quotidiana, bambine ammazzate dalla mamma, famiglie sgozzate dai vicini di casa. Come quinta notizia, per fortuna, ritorna la politica: con sollievo mi accorgo che posso ricominciare, dolcemente, ad annoiarmi. E’ davvero strano ritrovarla in fondo al telegiornale in tempi di campagna elettorale. In genere è lei, la protagonista dei tiggì. “E ora veniamo alla politica”, dice il conduttore. E senti, nettissimo, un senso di straniamento. La notizia riguarda il vertice del centro-destra. “Il partito della libertà è arrivato al dunque”, notifica il cronista. Ah sì? E quale sarebbe “il dunque”? Ma le candidature, ca va sans dire! Quanti di Alleanza Nazionale, quanti della Mussolini, quanti della Lega e quanti di Forza Italia, saranno messi in lista in modo da essere eletti? Probabilmente è in corso uno scannamento collettivo (nel nostro Paese, nel nostro Palazzo, nessuno fa niente per niente). Ma il sangue non scorre, rosso e visibile, come nel teatro di un’incidente stradale. La notizia seguente è di nuovo “politica”: Veltroni presenta il prefetto Serra, supercandidato nel Pd. Dichiara che Laici e Cattolici possono convivere. Senza morti e feriti, semmai qualche contusione mentale o morale. Finisce l’anomalo telegiornale del 26 febbraio, a meno di due mesi dal prossimo confronto elettorale. Spengo il televisore frastornata. Che cosa sta succedendo? L’irruzione della cronaca nera ha scansato la centralità dei soliti maneggi e magheggi. E’ apparsa particolarmente fatua la vita quotidiana dei partiti, dopo tutto quel dolore, tutta quella disperazione. La temperatura emotiva, salita alle stelle con la scoperta dei resti di due bambini, è ridiscesa violentemente quando di nuovo siamo stati ragguagliati sullo stato di salute dei due principali contendenti e sulle chances di tutti gli altri. Ce la farà Mastella a piazzarsi dopo che quasi tutte le porte gli sono state sbattute in faccia? Che cosa riceverà in dono Gianfranco Fini per essere tornato all’ovile scodinzolando? Improvvisamente, tutto questo tessuto di dichiarazioni e confutazioni, appare per quello che è: parole. Di questo vive la politica. Parole. La politica vive di parole. Ma non sono le parole durevoli della letteratura che raccontano storie e scavano dentro la vita, sono le parole effimere, le invenzioni lessicali di comodo, il gergo autoreferenziale degli addetti al governo. A schermo spento, mi accorgo che stavano proprio bene, le ultimissime sulla sfida elettorale, giù giù in fondo al tiggì, penso che dovrebbe essere sempre così. Prima la vita dei cittadini, i problemi reali, la descrizione delle condizioni di lavoro, i grandi e piccoli temi che coinvolgono le donne e gli uomini di questo e di altri paesi, poi la politica, se ha da proporre qualcosa per risolvere, migliorare, rilanciare, riformare, rivoluzionare lo stato di cose presente. Un telegiornale che informa e non deforma, che dà la parola a tutti quelli che hanno qualcosa da segnalare, anche se non sono portavoce o voce solista, del rutilante mondo della politica. Non sarebbe male, sarebbe una bella novità. Sarebbe una bella novità ascoltare, in televisione, voci di gente che non parla per professione, che chiede invece di promettere, che spiega e racconta invece di promuovere sé stesso o il proprio schieramento, perpetuamente in ansia, sempre costretto ad esibire la certezza della vittoria. Invece, per mandare i maneggi elettorali in seconda posizione, bisogna, evidentemente, finire morti ammazzati, farsi scannare in massa, farsi vittime. Possibile che siamo protagonisti del tele-giornale soltanto nel settore della cronaca nera?



Purtroppo non siamo ancora arrivati alla conclusione giusta:
il telegiornale è obsoleto, un modo di fare informazione totalmente sbagliato.
1° gli argomenti trattati non sono quelli prioritari per migliorare la vita del cittadino
2° le notizie riferite sono tagliate e distorte
3° i commenti sono di parte
4° cronaca nera: a cosa serve??
5° chi decide cosa mandare in onda e perchè?
6° perchè tutti i TG trattano gli stessi identici argomenti con le stesse scalette?
Apro internet e “cerco” l’informazione, non aspetto che venga lei da me, manipolata da chissà chi. Leggo 4-5 testate, e cmq l’omologazione dell’informazione c’è anche su internet a dire il vero… si salvano pocissimi siti.
cosa facciamo piangiamo tutti insieme e prendiamo un te?
un carissimo saluto fabrizio
Non so se hai visto l’intervista a Berlusconi di Gianni Riotta; questa è stata la mia reazione immediata ad uno sconcertante atteggiamento di soggezione da parte del Direttore.
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Da: [CG] tg1_tv7
Inviato: lunedì 18 febbraio 2008 11.09
A: Riotta Gianni
Oggetto: I: intervista a Berlusconi
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Da: roben [mailto:roben164@gestaff.191.it]
Inviato: sabato 16 febbraio 2008 1.09
A: [CG] tg1_tv7
Oggetto: intervista a Berlusconi
Credo di dover usare una sola parola per definire il sentimento provato nel vedere il modo con cui Gianni Riotta ha intervistato Silvio Berlusconi: sconcerto.
Se anche il direttore del primo telegiornale italiano, genuflesso e prostrato, davanti al capo dell’opposizione non riesce a condurre un’intervista minimamente degna di questo nome, siamo messi davvero male.
Il mestiere di giornalista, in questo paese, sta attraversando un periodo che definire buio è una edulcorata rappresentazione della realtà.
B. Romeo
E questa è la risposta del direttore del tg 1
Scusi chi ha chiesto di Biagi? E Della Rai? E del conflitto di interessi? Lei?
Ma la tv le funzionava?
gr
Ecco, una rispostina piccata, stizzosa e infantile, che cosa vuoi sperare?!!! E questo, in teoria dovrebbe essere d sinistra!!!!!
Saluti
B.Romeo
Salve!
è stato un vero piacere conoscerla di persona e leggere il suo ultimo libro, (… almeno per ora).
a presto.
Cara Signora Ravera,
Le scrivo per farle capire che noi giovani non siamo tutti uguali,ogni ragazzo a modo suo ha qualcosa che lo distingue,interessi,passioni,qualcuno cerca ancora di capire cosa vuole dalla vita,viviamo cercando di capire cos’è che ci piace fare.
La nostra adolescenza è completamente differente da quella che anni fà è stata la vostra,l’evoluzione ci ha portato cose nuove,che per molti versi sono ottime ma da altri punti di vista ci hanno rovinato,come ad esempio internet,quest’ultimo è un’ottimo mezzo di comunicazione,il più utilizzato…
Tramite internet però rischiamo di omologarci,c’è una mano superiore che ci porta a cambiare i nostri pensieri,non esisteranno più idee diverse ma sempre lo stesso pensiero.
Questa lettera per portarla a pensare che noi siamo una generazione che ancora può salvarsi,mentre ci dovremmo preoccupare per quelle a venire.
Cordiali Saluti