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un anno nuovo o un nuovo anno?

Lidia Ravera | La domanda, Rubriche | 1 Gennaio 2008 | 2,007 letture

Siamo sempre lì, in bilico. A spostare l’aggettivo qualificativo più agognato “nuovo”, al di qua o al di là del nome: un nuovo partito o un partito nuovo? Un nuovo anno o un anno nuovo?Un anno in più, uguale a tutti gli altri, che si deposita sugli altri, ad aumentarne il peso…oppure un anno diverso, in cui cambierà davvero qualcosa…in noi stessi, negli altri, nel mondo…La speranza è sempre che l’aggettivo abbia ragione di posizionarsi dopo il nome. Che l’anno sia nuovo, che sia diverso, che si possa ricominciare. E’ il desiderio della pagina bianca. Per questo , per tutta la vita ho amato e odiato il capodanno. Ci arrivo sempre con i capelli lavati, il mio vestito migliore, un quaderno e una penna. Costringo chi incomincia l’anno con me a scrivere i suoi proponimenti sul mio quaderno. Tutti si scansano,da una ventina d’anni a questa parte. Da quando, cioè, non sono più giovane e quindi, ahimè, frequento gente non più giovane. Fino a vent’anni fa la mia vitalità era considerata una risorsa. La mia incrollabile fede nella possibilità/necessità di essere ogni anno migliori di come si era stati nell’anno trascorso, era condivisa, incoraggiata, invidiata. Adesso ricevo sorrisini imbarazzati: ancora con i proponimenti? ma sù, dai, è una serata come tutte le altre. Si beve un po’ di più, si mangia un po’ di più , si spende un po’ di più…se proprio vuoi metterla sul rituale comprati un paio di mutande rosse…
Ieri sera è andata diversamente perchè ero a cena da una famiglia parigina, gente sconosciuta, amici di amici. Un appartamento un po’ delabrè dalle parti di Bois de Boulogne. Lei impegata in una compagnia d’assicurazione, lui scrittore, la sorella pediatra à la retrait…il figlio e la fidanzata del figlio…quando ho estratto dalla borsa il quaderno e l’ho fatto girare tutti si sono applicati a scrivere.
Eva, la padrona di casa ha scritto: “Gardez la capacité d’exister”…Ho provato una specie di senso di riconoscenza. Dove meno te l’aspetti, trovi qualcuno chi ti è simile…conservare la capacità di vivere…E’ questo il compito. E’ questo l’incarico per il nuovo anno. Resistere al tempo, alla rassegnazione, alla sensazione ( terribile nel nostro paese) che ogni anno tutto vada un po’ peggio, la società sia un po’ più avvelenata. le relazioni interpersonali un po’ più dure, un po’ più fredde, un po’ più superficiali, un po’ più ciniche. Resistere…Ogni anno ricominciare come se fosse il primo iorno di scuola. Con i quaderni intonsi, il grembiulino pulito, e una insopprimibile voglia di studiare, di fare del proprio meglio, di promuoversi, di essere promossi, di andare avanti.
Alle tre di notte ero ai Champs Elisees. Il grosso della folla era già andato via. Restavano un paio di centinaia di poliziotti in assetto di guerra e un paio di centinaia di ragazzi dalla pelle scura che calpestavano stanchi un paio di centinaia di bottiglie rotte…silenzio e il rumore del vetro che si sbriciola…Gli alberi nudi per il lungo inverno erano fioriti di luci puntiformi…lampade più lunghe simulavano la neve.Il sentimento dominante: la festa è finita.

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