un anno nuovo o un nuovo anno?
Siamo sempre lì, in bilico. A spostare l’aggettivo qualificativo più agognato “nuovo”, al di qua o al di là del nome: un nuovo partito o un partito nuovo? Un nuovo anno o un anno nuovo?Un anno in più, uguale a tutti gli altri, che si deposita sugli altri, ad aumentarne il peso…oppure un anno diverso, in cui cambierà davvero qualcosa…in noi stessi, negli altri, nel mondo…La speranza è sempre che l’aggettivo abbia ragione di posizionarsi dopo il nome. Che l’anno sia nuovo, che sia diverso, che si possa ricominciare. E’ il desiderio della pagina bianca. Per questo , per tutta la vita ho amato e odiato il capodanno. Ci arrivo sempre con i capelli lavati, il mio vestito migliore, un quaderno e una penna. Costringo chi incomincia l’anno con me a scrivere i suoi proponimenti sul mio quaderno. Tutti si scansano,da una ventina d’anni a questa parte. Da quando, cioè, non sono più giovane e quindi, ahimè, frequento gente non più giovane. Fino a vent’anni fa la mia vitalità era considerata una risorsa. La mia incrollabile fede nella possibilità/necessità di essere ogni anno migliori di come si era stati nell’anno trascorso, era condivisa, incoraggiata, invidiata. Adesso ricevo sorrisini imbarazzati: ancora con i proponimenti? ma sù, dai, è una serata come tutte le altre. Si beve un po’ di più, si mangia un po’ di più , si spende un po’ di più…se proprio vuoi metterla sul rituale comprati un paio di mutande rosse…
Ieri sera è andata diversamente perchè ero a cena da una famiglia parigina, gente sconosciuta, amici di amici. Un appartamento un po’ delabrè dalle parti di Bois de Boulogne. Lei impegata in una compagnia d’assicurazione, lui scrittore, la sorella pediatra à la retrait…il figlio e la fidanzata del figlio…quando ho estratto dalla borsa il quaderno e l’ho fatto girare tutti si sono applicati a scrivere.
Eva, la padrona di casa ha scritto: “Gardez la capacité d’exister”…Ho provato una specie di senso di riconoscenza. Dove meno te l’aspetti, trovi qualcuno chi ti è simile…conservare la capacità di vivere…E’ questo il compito. E’ questo l’incarico per il nuovo anno. Resistere al tempo, alla rassegnazione, alla sensazione ( terribile nel nostro paese) che ogni anno tutto vada un po’ peggio, la società sia un po’ più avvelenata. le relazioni interpersonali un po’ più dure, un po’ più fredde, un po’ più superficiali, un po’ più ciniche. Resistere…Ogni anno ricominciare come se fosse il primo iorno di scuola. Con i quaderni intonsi, il grembiulino pulito, e una insopprimibile voglia di studiare, di fare del proprio meglio, di promuoversi, di essere promossi, di andare avanti.
Alle tre di notte ero ai Champs Elisees. Il grosso della folla era già andato via. Restavano un paio di centinaia di poliziotti in assetto di guerra e un paio di centinaia di ragazzi dalla pelle scura che calpestavano stanchi un paio di centinaia di bottiglie rotte…silenzio e il rumore del vetro che si sbriciola…Gli alberi nudi per il lungo inverno erano fioriti di luci puntiformi…lampade più lunghe simulavano la neve.Il sentimento dominante: la festa è finita.



S’io fossi foco
S’ i’ fosse foco, arderei ‘l mondo;
s’ i’ fosse vento, lo tempesterei;
s’ i’ fosse acqua, i’ l’annegherei,
s’ i’ fosse Dio, mandereil’ en profondo;
s’ i’ fosse papa, sare’ allor giocondo,
ché tutt’ i cristiani imbrigherei;
s’ i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
a tutti mozzerei lo capo a tondo.
S’ i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’ i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similmente farìa da mi’ madre.
S’ i’ fosse Cecco, com’ i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre,
e vecchie e laide lasserei altrui.
Ho sempre pensato al Natale e alle festività in genere con i ricordi leggeri e struggenti di una infanzia sognante e felice e nella maturità con la pascaliana “duttilità di pensiero che si adatta nello stesso tempo alle diverse parti amabili di ciò che ama” che “va fino al cuore”. Dove il “coeur” ha già trovato il suo spazio ridimensionando la “raison”.
Con questo spirito leggero e danzante faccio gli auguri a tutti , credenti e non credenti, con le parole di R. M. Rilke alla madre per il Natale :
“Assapora con cuore aperto, la grande solennità e lascia che le sue mani soavi ti sollevino il cuore da ogni cura. Chi ha fiducia è forte e quest’ora silente di Natale è una di quelle che possono dare forza, perché è carica di prodigio e carica di mistero.E si deve essere soltanto abbastanza silenziosi e soli e pazienti per accogliere in sé la grazia di una tale ora, che in molti non penetra perché in loro c’è tanto rumore e niente ordine”
Buone feste da un lettore discreto,fedele e appassionato
mauro orlando
Salve signora ravera, ho scoperto in questo momento il suo sito e le scrivo semplicemente per farle i miei più sentiti complimenti. Da ex studente del carissimo docente pierino furlan di mestre che sicuramente lei conoscerà, sono stata indirizzata a molte sue letture che mi hanno accompagnata durante l’ ultimo biennio del mio iter scolastico.
Con affetto, anche se non la conosco personalmente, le auguro ogni bene per l’ nizio di questo nuovo anno
Ilaria Muzzati
Ciao Lidia,
è sempre un piacere leggerti…la tua gioia di vivere, il tuo ottimismo, la tua simpatia sono uniche. Ho avuto il piacere di conoscerti e di trascorrere qualche ora in tua compagnia a Napoli a casa mia. Sono felice di aver conosciuto quella ETERNA RAGAZZA che ci rappresenta nello spirito e nell’anima. Buon anno cara…..ti aspetto. Antonella
Bene… allora l’augurio è che l’anno nuovo porti amici nuovi, a te Lidia e tutti noi.
Chissà, magari un giorno scriveremo, in italiano!, i nostri proponimenti sul tuo quaderno nuovo!
Auguri a tutti.
grazie, grazie e ancora grazie per quello che ha detto a Ferrara questa sera!!!
cordialmente
Gian Paolo Corradi