un po’ di rivoluzione, per favore, capoccia del piddì!
Mi intenerisce il Pd, che si riunisce di qua e di là, organizza seminari, inaugura fondazioni. Mi fa piacere rivedere sulla scena politica Walter Veltroni: temevo che fosse diventato uno come me, un anonimo scrittore, sempre ai margini, sempre solo, a scrivere un romanzo dietro l’altro. Sono contenta che chi si raggruppa coi compagni più affini ed esprime critiche radicali al segretario del partito non stia più in una “corrente” ( col rischio di buscarsi un malanno) ma in un “area” ( magari di rigore, dove, se tiri col piede ispirato, spiazzi il portiere, e fai punto). Ma mi preoccupo, maternamente, di tutto il malcontento che sento vibrare nel brusio sconsolato degli elettori di centrosinistra. Non vorrei essere nei panni di Bersani e, quando ha cacciato quel grido ( “rispetto per il Pd, un partito con la schiena dritta”), rompendo la nenia soporifera del politichese da prima serata, ho provato per lui un momento di intensa simpatia. Detto questo, non ho fiducia in tutta questa smania di aggiustare qua e là. Di proporsi e riproporsi correggendo il tiro. Con tutto il rispetto per chi ha fatto della politica la sua professione e la esercita degnamente
da 30 anni, ciò di cui sentiamo il bisogno, noi elettori stanchi di perdere, è di una rivoluzione in tre tappe. Prima vorremmo una sincera autocritica: dove abbiamo sbagliato? Come abbiamo fatto a dissipare il patrimonio umano e culturale del partito comunista più forte d’Europa? Poi vorremmo vederli in ritiro, divisi per gruppi di lavoro, a studiare il mondo com’è , a disegnarne uno migliore . Infine ci piacerebbe che ricominciassero a fare politica: cioè a elaborare un programma che realizzi il disegno. E ci aspettiamo, naturalmente, di essere invitati alla festa: se non si aprono le porte alla società civile che si è impegnata in questi a anni a sostenerli e a sgridarli, si pesta soltanto l’acqua nel mortaio.



Anche io mi sogno questa rivoluzione la notte… tale e quale… come al solito, tu trovi le parole giuste!
Chissà se questo tuo post lo leggerà qualcuno del piddì, intendo di quelli che contano nei congressi…. Io sono una di quelle che è scappata via prima ancora di entrare. Dopo le primarie, il deserto!
Sai, invidio molto la fiducia che ancora sembri riporre nel PD, quanto mi stupisce la natura dei tuoi sogni.
Io sono di sinistra da prima della nascita, credo: ho avuto nonni di sinistra, sono cresciuta con genitori di sinistra che hanno passato i loro guai negli anni della guerra fredda ed anche dopo. Mio padre aveva impegni sindacali per i quali è stato discriminato ed anche escluso da riconoscimenti che il suo lavoro meritava. La mia testa, la mia anima e il mio cuore negli anni hanno ricevuto input decisamente improntati all’ideologia, al pensiero, alla logica di sinistra, che, una volta acquisita la capacità di intendere e volere, sono diventati una ponderata e convinta scelta personale di campo.
E proprio per questa ragione io in questo PD non riconosco niente di quanto ho introiettato nei miei cromosomi e nelle mie celluline grigie. Attribuisco questa mia diffidenza al sospetto – e forse anche più di un sospetto – che connivenze, convenienze, aderenze più o meno consistenti siano alla base della troppo morbida reazione del PD alle nefandezze dei politici che ci governano.
Insomma, non mi piace questo PD che tu giudichi con una benevolenza che personalmente non trovo di giovamento al PD stesso.
Non c’è tempo per un’ennesima autocritica, non c’è tempo per elaborare un ennesimo programma, non c’è tempo per festeggiare e non c’è e ci sarebbe motivo per festeggiare: troppa gente sta finendo sul lastrico, troppa gente sta morendo, ammazzata o suicida per drammi connessi al lavoro, troppa gente sta avvicinandosi sull’orlo di un baratro mortale, vuoi nel senso letterale del termine, vuoi inteso come fine di una vita che valga la pena di essere vissuta, all’insegna della dignità e dei diritti.
Qua la disoccupazione non è soltanto una minaccia molto concreta per i figli, ma una drammatica realtà già in corso per i padri, per le famiglie.
Dunque, non è tempo di sogni, questo. Chi sa di non essere mai coinvolto in queste tragedie umane ma di esserne soltanto spettatore si concede il lusso di sognare.
Questo è tempo di capire e in tempi rapidi cosa fare, è tempo di agire e in fretta.
Questo mi aspetto dai politici che dovrebbero rappresentarci non solo come mera presenza intellettuale ed autoreferenziale, ma come interpreti attivi e leader che si sentano coinvolti e in dovere a procedere ad un’ azione mirata ad evitarci il precipizio. Ma nessuno si scomoda, nessuna mette a rischio, come dovrebbe, la sua poltrona, i suoi privilegi, anche la sua vita se occorre. Perchè se un uomo non è animato da queste profonde e convinte intenzioni, se non è disposto a tutto questo non dovrebbe assumersi l’enorme responsabilità dell’impegno politico, ma rimanere a fare l’avvocato, il commercialista, il professionista o altro che già è, nella migliore delle ipotesi. Ma constatiamo ogni momento della nostra esistenza che non funziona così, che il movente della scelta politica è il potere, sono i soldi, è l’ascensione per molti irresistibile al ceto più privilegiato, da conservare fino alla morte, lascinadolo in eredità ai discendenti dei secoli futuri. Alla faccia di chi resta a terra a fare il somaro solo perchè ha e conserva i desueti valori di una persona onesta.
Cosa ancora stiamo aspettando? La venuta del messìa? Quale messìa? Non c’ nessuno che sia all’altezza di un messìa. Il nostro messìa siamo noi che siamo ridotti a una nullità, quando siamo gli unici onesti, gli unici che paghiamo il debito, le uniche vittime di false crisi e di speculazioni dell’alta finanza sulla nostra pelle di lavoratori.
Le banche sono piene di soldi. Quando servono soldi ormai vengono anche stampati, senza più tener conto neanche delle risorse auree….quando servono soldi alle banche, alle cricche che contano, non certo ai lavoratori o ai cassintegrati o ai precari o ai disoccupati.
I sindacati trattano a livelli totalmente privi di dignità per i lavoratori, i sindacati sono delle lobbies, i sindacati accettano anche di non venire ascoltati, i sindacati accettano anche di non venire convocati. Da rimanere attoniiti, eppure è vero.
Ma noi, potenziali messìa di noi stessi, stiamo zitti, subiamo, aspettiamo atterriti, in silenzio, la nostra personale disfatta agonizzante e chi non ce la fa più a resistere, a sopportare, prima o poi accelera i tempi di soluzioni estreme.
Questo è il contesto in cui siamo costretti a vivere. C’è chi ancora non ne ha acquisito la consapevolezza, chi non vuole acquisirla, chi la acquisisce e la rimuove. Chi l’ha acquisita e si sente inerme e impotente e vive in un inferno incessante, dentro e fuori di sè. Se il messìa non nascerà da noi sarà la fine.
Chiamatelo pure catastrofismo, se credete. Io invece credo che una simile eventuale definizione della mia descrizione possa appartenere soltanto a chi, qualunque cosa accada, sa di essere comunque in grado di cavarsela benino o bene o benissimo, godendo il privilegio di rimanere nel ruolo di spettatore del disastro per tanti degnissimi esseri umani meno fortunati o solo troppo onesti per potersela cavare.
non credo si possa proseguire utilizzando questo sistema politico; vedete è appunto un sistema e riproduce le sue lacune ed i pochissimi suoi vantaggi; l’inammissibile è costituito dal “mestiere”, il politico non scrive un libro, non produce una lavatrice, ma cuce un sistema di relazioni da una parte finalizzate al consenso del “popolo” dall’altra fornisce foraggio alle sue “industrie da ingrasso”, sul territorio. Cioè il politico mette a tavola i singoli ( pensioni, posti statali e quant’altro), e fornisce nutrimento alle ditte controllate dalla sua “parte” od almeno ci prova. La mia personale emeroteca, credo nemmeno quella di altri potrebbe farlo, non consente di sostenere che i politici agiscano in buona fede, nell’interesse della nazione. Ritengo sia assolutamente necessario far diventare la politica non un mestiere ma un servizio a tempo dove questi personaggi siano intercambiabili. I migliori son quelli che sono anonimamente onesti, non quelli dotati di carisma. Per quanto riguarda Veltroni siccome stamattina non volevo uscire dai gangheri mi asterrò dal commentare.
Va benissimo quello che dici, ma credo ci sia un problema. Hai pensato che, mentre un (per ora ideale) partito di opposizione dovesse fare quello che hai detto, la reale maggioranza al potere finirebbe di divorare il paese, soldi e valori ideali compresi? Non sarebbe più urgente mandare a casa quelli che lo stanno facendo, con una deviazione verso i tribunali della Repubblica per alcuni? Voglio dire, prima salvare il paziente in coma, poi decidere che mestiere farà una volta guarito? Non so, comunque mi pare sia il caso di pensarci.
no,non penso che attualmente esista un uomo con un tale carisma e una tale volontà per contrastare il Cavaliere in questo momento e gliene devo dare atto perchè è arrivato dove voleva arrivare e sta lì senza che nessuno lo smuova. neanche una donna c’è che lo spaventi e gli sappia rispondere per le rime,eppure basterebbe una tipa tosta e non quelle sciacquette che stanno lì a mostrar le gambe quando gli parlano,è ovvio che lui non stia ad ascoltare,è come un bambino che vede la cioccolata! veltroni non sta in piedi,e non c’è nessuno che sappia essere un degno oppositore di questo signore che impera! si pensava che grillo potesse dargli testa ma l’hanno affossato prima di arrivare dove poteva affrontarlo di persona,cioè in parlamento.adesso in chi dobbiamo sperare?mi viene una rabbia!