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un po’ di rivoluzione, per favore, capoccia del piddì!

Ravera | Lavori in corso | 13 Maggio 2010 | 532 letture

Mi intenerisce il Pd, che si riunisce di qua e di là, organizza seminari, inaugura fondazioni. Mi fa piacere rivedere sulla scena politica Walter Veltroni: temevo che fosse diventato uno come me, un anonimo scrittore, sempre ai margini, sempre solo, a scrivere un romanzo dietro l’altro. Sono contenta che chi si raggruppa coi compagni più affini ed esprime critiche radicali al segretario del partito non stia più in una “corrente” ( col rischio di buscarsi un malanno) ma in un “area” ( magari di rigore, dove, se tiri col piede ispirato, spiazzi il portiere, e fai punto). Ma mi preoccupo, maternamente, di tutto il malcontento che sento vibrare nel brusio sconsolato degli elettori di centrosinistra. Non vorrei essere nei panni di Bersani e, quando ha cacciato quel grido ( “rispetto per il Pd, un partito con la schiena dritta”), rompendo la nenia soporifera del politichese da prima serata, ho provato per lui un momento di intensa simpatia. Detto questo, non ho fiducia in tutta questa smania di aggiustare qua e là. Di proporsi e riproporsi correggendo il tiro. Con tutto il rispetto per chi ha fatto della politica la sua professione e la esercita degnamente
da 30 anni, ciò di cui sentiamo il bisogno, noi elettori stanchi di perdere, è di una rivoluzione in tre tappe. Prima vorremmo una sincera autocritica: dove abbiamo sbagliato? Come abbiamo fatto a dissipare il patrimonio umano e culturale del partito comunista più forte d’Europa? Poi vorremmo vederli in ritiro, divisi per gruppi di lavoro, a studiare il mondo com’è , a disegnarne uno migliore . Infine ci piacerebbe che ricominciassero a fare politica: cioè a elaborare un programma che realizzi il disegno. E ci aspettiamo, naturalmente, di essere invitati alla festa: se non si aprono le porte alla società civile che si è impegnata in questi a anni a sostenerli e a sgridarli, si pesta soltanto l’acqua nel mortaio.

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