HOME | BIOGRAFIA | IMMAGINI | SEZIONI | SCRIVIMI



una pagina di ordinaria follia

Lidia Ravera | Lavori in corso | 24 Luglio 2008 | 1,582 letture

Un’ intera pagina del “Corriere della Sera”, la numero 19, sezione Cronache, è dedicata al rapporto che il nostro Paese ha instaurato con i Rom. “Bombe molotov in un campo nomadi della capitale: baracche lambite dalle fiamme, abitanti in fuga”, leggo, ed è il resoconto dell’ennesima scorribanda aggressiva della “peggio gioventù”, quella che per futili motivi (noia, razzismo da frustrati, testosterone senza meta) minaccia la vita di donne e bambini, distrugge roulotte, lascia divorare dal fuoco oggetti e provviste, vestiti e suppellettili domestiche. Erano a viso scoperto, hanno detto gli aggrediti, e gridavano insulti.
Sotto questa secca cronaca della vigliaccheria, con l’occhiello “Polemica”, si dà conto dei poco lusinghieri commenti che alcuni bagnanti italiani, in pieno coma estivo, ci hanno guadagnato all’estero. Titolo: “le foto della vergogna.” La copertina dell’ “Indipendent”, riprodotta sul Corsera, mostra un tizio che passeggia sul lungomare digitando il telefonino e un’ altra sotto l’ombrellone a balneare: mezzo metro più in là i corpi esanimi di due ragazzine annegate. Rom, naturalmente. Se fossero state le figlie di qualcuno che, come gli altri, stava per addentare la sua fetta di anguria, l’umore dei vacanzierati sarebbe stato ben diverso: la spiaggia della vergogna era vicino a Napoli…e lì le creature sono “piezz’e core”, no?.A rifinire la triste pagina 19, un colonnino evidenziato in azzurro , sotto l’occhiello “Maroni” ( uno dei più preoccupanti), ci rassicura : “Impronte solo a chi ha compiuto 14 anni”. Per i Rom “ minori di 14 anni, ma maggiori di 6, le impronte potranno essere acquisite solo ai fini del rilascio del permesso di soggiorno”. E perché? Perché un bambino di sette anni può ricevere il permesso di abitare nel nostro paese, solo se schedato? E un quattordicenne? Deve sentirsi trattato da criminale in quanto Rom? Certo che sì, così ci sono buone probabilità che lo diventi veramente.
Comunque, la direzione del quotidiano più stimato d’Italia, non ha voluto lasciarci con l’amaro in bocca, e ha inserito, a piè di pagina, due belle fotografie: una rassicurante e una buffa. Quella rassicurante è in bianco e nero, fu scattata nel 1958, e mostra la spiaggia di Trieste.Anche lì c’è un cadavere e ci sono dei bagnanti. L’affogato è un cinquantottenne, i bagnanti bivaccano mangiano e prendono il sole a due passi dalle sue spoglie mortali. Il sottotesto è in puro spirito bipartisan: vedete, siamo cinici e indifferenti anche con gli italiani e lo eravamo già 50 anni orsono. Quella buffa, invece, è a colori e ritrae un giovanottone dai lunghi e inanellati capelli biondi, una camicia rossa aperta sul petto, intento a divertirsi in discoteca fra un tot di fanciulle. Non ci sono cadaveri e quindi la gazzarra è innocente, ma la notizia che correda la fotografia, racconta, comunque, un crimine: il giovanottone ha rubato un taxi per portare in giro per Capri la sua banda. “Questa macchina è mia”, ha gridato al taxista che cercava di sventare il furto. Naturalmente il taxista non ha sporto denuncia, perché il suo taxi era una Fiat Marea. E il giovanottone era Lapo Elkan, che, pur nei fumi dell’ubriachezza e di chissà cos’altro, pur sbruffoneggiando con gli amici di una notte, non dimentica la casta a cui appartiene, la razza padrona. Divertente, vero? E, a proposito di divertimenti, leggo su “La Repubblica” che, a Milano, al Luna Park dell’idroscalo, per la modica somma di un euro, si può assistere alla riproduzione realistica della breve agonia di un condannato a morte, completa di sedia elettrica e effetti speciali naturalistici. “Pochi, pochissimi, resistono alla tentazione di assistere all’orrore”, scrive Franco Vanni, nell’articolo. E Francesco Merlo, nel commento, ci invita a non sputare “la solita vecchia bile reazionaria sui giovani d’oggi”, che accorrono numerosi, investono l’euro, ridono, filmano e sbattono il tutto sull’immancabile “You tube”, blob delle moderne corbellerie. Certo che no, caro Merlo, non sputeremo sui ragazzi, e neanche sul padrone del parco giochi. Che in un paese in cui la pena di morte è illegale sia legale esibirla in un baraccone, personalmente, mi sta benissimo. Purchè ci sia una didascalia, un disco, un messaggio registrato, una bella ragazza in calzoncini e top tricolore che approfitta del divertimento collettivo per dire che la pena di morte è barbarica e che, chi vuole, può apporre la sua firma a una apposita petizione, perché sia vietato comminarla anche negli Stati Uniti, in Cina e negli altri paesi in cui ancora si pratica. Perché la “Death penalty” è, in realtà, un omicidio di Stato.
(wwwlidiaravera.it)

6 commenti

Lascia un commento

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI