Veltronellum
“A Romano Prodi il Veltronellum non dispiace”, leggo su “Il Messaggero”. Penso a un ipotetico intellettuale straniero in visita al nostro bel Paese, uno di quelli che conoscono la lingua e quindi comperano il giornale, come faccio io quando vado in Francia, per sentirmi partecipe della vita politica della nazione che mi ospita. Che cosa capirà della frase con cui inizia l’articolo? Che cos’è il Veltronellum, si chiederà? Dalle figure capirà che si tratta di un articolo politico e non di una corrispondenza gastronomica sui gusti del presidente del consiglio in fatto di gelati: la fotografia accanto al titolo, infatti, ritrae Prodi e Veltroni che si guardano, il più giovane interlocutorio, il più anziano attento e un po’ teso.
Se prosegue nella lettura, il nostro straniero scoprirà che si parla della “proposta-Veltroni” sulla legge elettorale. Ah, bene, dirà, vediamo com’è. Leggerà, nel riquadro pubblicato con chiari intenti didattici, la seguente spiegazione: “E’ un sistema proporzionale senza premio di maggioranza, con soglia di sbarramento indotta dalle circoscrizioni piccole. Il Paese è diviso in collegi pari alla metà dei seggi da assegnare. I collegi sono poi aggregati, da sei a otto, in circoscrizioni così da ridurre la frammentazione. L’elettore esprime un unico voto”. Capirà? No. Ma metterà in conto la sua incapacità all’imperfetto possesso della lingua parlata in Italia. Lascerà perdere e andrà a vedersi un bel museo oppure cercherà un qualche suo amico italiano e gli chiederà spiegazioni? Diciamo che ha un carattere ostinato e cerca l’amico italiano. Se di mestiere non fa né il giornalista politico, né il funzionario politico, né il giurista, saprà chiarirgli le idee? Io mi permetto di dubitarne.
Come non capirà un accidente delle varie reazioni scatenate dal “Veltronellum”. Perché Cesare Salvi (ex ds) si dice “disponibile a patto che non ci siano troppe furbizie”? Perché conclude con un oscuro vaticinio “per troppa ingordigia si fa rischiare il governo”? E Arturo Parisi (ex Margherita), che cosa pensa davvero se accanto alla sua fotografia appare questa didascalia criptica: “c’è in campo contro il bipolarismo l’idea di un vero bipolarismo e proprio da chi evocava il bipartitismo”…boh? E Enrico Boselli (foto sorridente di ex socialista… o ancora socialsita?): “questo modello è un addio al bipolarismo”. Ma va?
Insomma: non ci si capisce, davvero, un accidente. Cioè: non capiamo noi, noi gente che fa altri mestieri, che si è formata su altri libri, che usa in un altro modo la lingua italiana. Peggio per noi? D’accordo. Ma allora speriamo che non passi la linea di un referendum, che consultazione popolare si può avere se il popolo non capisce di che cosa si sta parlando?
D’accordo, i referendum, da noi, sono sempre abrogativi, ma che cosa si abròga? E che cosa resta? La maggior parte dei cittadini mentalmente attivi, vorrebbe tre semplici risultati, da una nuova legge elettorale: che non siano le segreterie dei partiti a decidere chi li rappresenterà ma la preferenza degli elettori. Che non si formino alleanze farraginose per conquistare una maggioranza altrimenti impossibile. Che i due grandi schieramenti che si fronteggiano sian messi in condizione di non boicottarsi a vicenda, ma collaborino per il bene della comunità, usando il dissenso in modo dialettico e non distruttivo. E’ poco, lo so. E’ voglia di normalità, di pace, di buone leggi, di risanamento economico, di rifondazione etica. Se l’obbiettivo si può raggiunere soltanto mediante sistema alla tedesca corretto alla spagnola… okay, proveremo a capire, se invece va meglio un doppio turno secco alla pakistana… parliamone… però, per carità, chiarezza. I linguaggi iniziatici non invitano ad andare a votare, in nessun caso, nemmeno col siberiano a tre turni completo di premio di minoranza e gettone di consolazione, i linguaggi inziatici sanno di casta e fanno sentire scemo l’elettore, il che non sempre è vero e non è mai utile. E a proposito di scemi. Lo sapevate che “le donne con il corpo a froma di clessidra” oltre a essere più “bone” sono anche più intelligenti? “Lo rivela uno studio pubblicato dalla autorevole rivista scientifica britannica Evolution and Human Behavoiur”, e lo riporta, soddisfatto, Enirco Franceschini su “La Repubblica”. E’ la rivincita delle miss. E lo scacco definitivo delle donne normali. Quelle che non detengono “vitino di vespa e fianchi prominenti alla Sophie Loren”. O, forse, lo scacco delle donne in generale, tutte, belle brutte grasse magre,fornite di corpi a clessidra, a violoncello, a pera, a patata, a grissino, a brioche, è la definitiva condanna di tutte noi a essere giudicate in base alla nostra (transitoria) carrozzeria, sempre, anche quando si parla del nostro cervello.
P.S. Ovviamente io non ho capito niente del Veltronellum perché non ho niente della clessidra, sono più il tipo baguette.
l’Unità, 14.11.07



grazie, mi hai tirato su di morale, credevo d’essere l’unico italiano a chiedersi cos’e’ sto veltronellum?